Ultimo Film Visto | Consigli e Domande Inside

  • Autore discussione Autore discussione Staff Cinema
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Bom yeoreum gaeul gyeoul geurigo bom (Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera) | Ki-duk Kim, 2003. Più o meno esattamente quello che ci si aspetterebbe leggendo il titolo, molto zen, tanto ascetismo, il cerchio della vita, il maestro jedi/batman, fotografia bellissima, insomma bello dai.

Spring night, summer night | Joseph L. Anderson, 1967. Personaggi alla deriva in una città morente, la claustrofobica monotonia di una vita senza futuro, i disperati e sconclusionati tentativi di riscatto. Anderson cattura questa angoscia in un bianco e nero meraviglioso, con uno sguardo fra l'umanistico e l'antropologico, dando respiro ai dialoghi stentati, agli aridi silenzi,  agli sguardi bassi dei propri personaggi. Dal niente, una gemma.

The canyons | Paul Schrader, 2013. L’ho visto un po’ distrattamente e probabilmente per questo mi è un po’ sfuggito il punto del discorso, dovrei rivederlo; comunque personaggi magari non interessantissimi (la penna di Ellis si riconosce) ma bellissima fotografia (lampi di colore che mi hanno ricordato quelli, sublimi, di Spring breakers) e colonna sonora. Nel giro di un anno fra questo e Maps to the stars un uno-due nel bassoventre mica male.

 
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Way of a Gaucho, Tourneur

L'impressione è che la storia di indipendenza e lotta contro il nascente stato non gli interessi più di tanto, resta un pretesto drammatica con poca spinta.

Lots of Kids, a monkey and a castle, Salmeròn

Un documentario su famiglia ricca montato a mò di commedia, molto divertente, purtroppo la furia standardizzante gli toglie ogni respiro. Perfetto per divertirsi con amici/amiche.

 
Horror of Dracula, Fisher

Godibile, un po' affrettato in tutto.

 
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Being John Malkovich. Rivisto dopo tanti anni... ma perché non possiamo avere più sceneggiatori come Kaufman?

EDIT: Mi è venuta voglia di rivedermi Synedoche, New York per tipo la millesima volta.

 
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utoya 22. juli di erik poppe. ricostruzione della strage avvenuta a utoya ormai 7 anni fa, e operazione non priva di coraggio. si focalizza totalmente sul senso di confusione e disperazione dei ragazzi, una totale immersione resa significativa anche dalla forma scelta: un unico piano sequenza di 72 minuti, lo stesso tempo stimato dell'attacco sull'isola. attacco che non viene mai ripreso direttamente, ma lo spettatore, come la studentessa protagonista che viene seguita dalla cinepresa, rimane intrappolato senza avere mai veramente coscienza di cosa stia succedendo, di quanti possano essere gli attentatori, su dove siano i soccorsi. breivik si vede solo di scorcio, alla fine, e su campo lungo. sicuramente pesante da seguire, ma necessario. impressionante il lavoro tecnico svolto sull'audio, in sala ogni singolo sparo ha un peso non indifferente. avrebbe giovato se fosse riuscito a essere ancora più minimale nella narrazione, privandosi di un paio di scelte non veramente necessarie.

climax di gaspar noé. che. trip. è solo ed è soprattutto questo, un viaggio lisergico sconvolgente. tutta l'estetica di noé volta completamente all'esaltazione di stati di allucinazione. pura estetizzazione della sensorialità, e via su questa linea. sarebbe poi facile bollare il tutto come stesso stato di alterazione del regista, ma operazioni così virtuose non si realizzano senza una chiara lucidità dietro. il montaggio iniziale poi lo testimonia più che bene, c'è una costruzione essenziale ma giusta dei personaggi e dei loro rapporti che aiutano a giustificare il caos, quindi sempre controllato, che di lì a poco inizierà. nota a parte, mi sorprende come stia ricevendo molti più elogi del precedente love, soprattutto in vista del fatto che di quello si critica l'essere gratuito. climax fa del gratuito la sua direttiva principale, quindi perché questa divergenza di giudizi? love aveva anche dei nuclei più drammatici in senso classico, insomma non capisco. immagino che l'esplicito sessuale sia ancora più grave dell'esplicito violento. per me, due filmoni.

the image book di jean-luc godard. per ora inclassificabile, il film andrebbe decostruito e studiato, non semplicemente visto. ancora più concettuale di addio al linguaggio, abbandonata qualsiasi deriva narrativa rimane solo il nucleo "saggistico" e sperimentale. potrebbe valerne la pena ragionarci su, come no. non lo so.

roma di alfonso cuarón. soddisfatto di averlo recuperato al cinema, la cura tecnica è sicuramente uno degli aspetti migliori del film. sempre ben bilanciati i movimenti di macchina, bellissima la fotografia, l'audio atmos immerge in scene particolarmente vive oltre a ciò che appare sullo schermo. il resto è buono, un po' classico intreccio tra vita degli umili e Storia, quella grande, che irrompe inevitabilmente. c'è anche un sistema abbastanza elementare di simboli e rimandi interni, nulla di sconvolgente ma è apprezzabile.

blackkklansman di spike lee. si sforza in tutti i modi di essere il più attuale possibile, non sempre riuscendo. da preferire quando si prova a essere un minimo sottili, che non con predica fatta e finita. l'intreccio funziona anche bene e non è malvagio da seguire fino a un certo punto, ma il finale è fin troppo affrettato. direi giusto decente.

 
mi sorprende come stia ricevendo molti più elogi del precedente love, soprattutto in vista del fatto che di quello si critica l'essere gratuito.
Insomma secondo me Climax ha molti più "temi" semplici ma allo stesso tempo già abbastanza sfaccettati per dare profondità a chi guarda. E' il sesso senza dialoghetti alla Bergman o trama alla Blue Valentine che diede fastidio.

 
"dialoghetti"

meno grappa Togg  :nono:

 
Ho visto Climax di Noé, bah boh aveva il materiale per fare il suo film perfetto e invece pur essendo il suo film più corto è il suo film che ci mette più per ingranare e per quanto abbia la solita forza a differenza dei precedenti non inventa nulla, è un concentrato di quello che ti aspetteresti da Noé ma la sua forza al contrario è proprio il suo essere capace di inventarsi ed appendersi ad una nuova idea registica ad ogni nuovo film (viste le mancanze sul resto). Non bocciato ma un po' deluso.

 
Ho visto Climax di Noé, bah boh aveva il materiale per fare il suo film perfetto e invece pur essendo il suo film più corto è il suo film che ci mette più per ingranare e per quanto abbia la solita forza a differenza dei precedenti non inventa nulla, è un concentrato di quello che ti aspetteresti da Noé ma la sua forza al contrario è proprio il suo essere capace di inventarsi ed appendersi ad una nuova idea registica ad ogni nuovo film (viste le mancanze sul resto). Non bocciato ma un po' deluso.
Concordo.

Sì scherza Bergman è un grande.

Ho visto 9 film in un festival di cinema spagnolo, sempre molto interessante visto che propongono robe diversissime. Non ho tempo di commentarli adesso ma spero di farlo presto. Nei prossimi giorni invece seguo un altro festival locale che però si promette molto più standard, già stasera una robaccia di Satrapi.

 
Le roman de Renard | Irene e Wladyslaw Starewicz, 1930. Impressionante, una stop-motion che specialmente grazie alle espressioni facciali anima i propri personaggi come forse mai avevo visto. Maniacale nei dettagli, storia semplicissima (si tratta in fin dei conti di una lunga fiaba) ma piena zeppa di trovate visive e registiche avanti di decenni, ed un amore verso i propri antropomorfi personaggi che scalda il cuore. Girato per il cinema muto, l'animazione e il montaggio sono di una tale qualità e precisione che si direbbe che il doppiaggio e la colonna sonora aggiunti in seguito siano sempre stati lì. Tutto questo novant'anni fa, pionieristico e forse è dir poco. Wes Anderson ringrazia.

Climax | Gaspar Noè, 2018. Mi accodo un po' a quello che ha già scritto Brother's killer, le premesse per il film definitivo di Noè c'erano tutte ma purtroppo si rivela una abbastanza deludente sotto un po' tutti gli aspetti. Molto lento a ingranare (mai avrei pensato di annoiarmi durante un film di Noè) finalmente decolla nell'ultima parte ma quei fuochi d'artificio che mi sarei aspettati non arrivano mai davvero. Apprezzabile comunque la gradualità con si segue il degenerare della situazione. Troppi dialoghi, tutti uguali, tutti a vuoto, personaggi che nonostante i dieci minuti di presentazione continuano a confondersi fra di loro e che presto perdono di qualunque interesse. Non che per funzionare il film ne avesse bisogno, di personaggi, ma allora perché perdercisi dietro? Soprattutto delude visivamente (varietà non pervenuta, il talento di Noè non si discute ma qui sa un po' di compitino) e dal punto di vista sonoro, con una musica che quasi mai riesce a esaltare le immagini ma rimane sempre sullo sfondo, confinata ad un accompagnamento meramente diegetico. Finisce senza essere arrivato da nessuna parte, e il trucchetto di mettere l'ultima scena all'inizio non basta a nasconderlo. Ma soprattutto dove sono i peniii

Les garçons sauvages | Bertrand Mandico, 2017. Seconda visione. L'ho apprezzato ancor più che alla prima a Venezia, un lungometraggio che è la perfetta summa di quell'estetica lussureggiante sviluppata negli anni da Mandico attraverso i corti, sintetizzando ispirazioni che spaziano da Cronenberg indietro fino a Méliès per sfociare in una visione completamente nuova e personalissima. Audiovisivamente orgasmico, nella stessa misura seducente e repellente, impressionante per qualità tecnica (effetti e trucco semplicemente magici) e consapevolezza stilistica, un esordio che definire notevole è un eufemismo. Se le premesse sono queste per me uno dei talenti più brillanti in circolazione, sono troppo curioso di vedere cosa si inventerà nei prossimi anni.

 
Finito di vedere il Decalogo di Kieslowski, facendo una mia personale classifica:

1) Decalogo SEI: Non commettere atti impuri

2) Decalogo UNO: Io sono il tuo Dio, non avrai altro Dio al di fuori di Me

3) Decalogo CINQUE: Non uccidere

4) Decalogo TRE: Ricordati di santificare le feste

5) Decalogo QUATTRO: Onora il padre e la madre

6) Decalogo DIECI: Non desiderare la roba d'altri

7) Decalogo DUE: Non nominare il nome di Dio invano

8) Decalogo NOVE: Non desiderare la donna d'altri

9) Decalogo SETTE: Non rubare

10) Decalogo OTTO: Non dire falsa testimonianza

 
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Ho due festival da commentare. Cineespana a Toulouse et il Fifib di Bordeaux. 8 film visti nel primo e 11 nel secondo.

Un commento globale sulle due programmazioni. Cineespana gode di una bella varietà di sale, la cineteca della città con una grande e una piccola, un multisala, un grande e un piccolo cinema indipendente più qualche altre istituzione minore. Essendo focalizzato su una sola area di influenza linguistico/geografica si vedono film di ogni tipo, anche con zero valore produttivo. Una varietà che colpisce in positivo. Purtroppo non viene proposto un pass illimitato scontato, solo carnet di biglietti o 50 euro per tutt*, si ha l'impressione che la fascia di età più giovane non sia invitata.

Il fifib si articola attorno a un cinema indipendente con diverse sale e a un multisala standard. Molto più piccolo per durata e offerta, il focus dovrebbe essere l'indipendenza, finisce per essere legato più a film particolari con comunque un budget concreto. Entrambi i festival dicono molto, se sapete dove guardare attraversando la programmazione e le strade tra una sale e l'altra, sulla gestione della città.
A conti fatti il fifib mi sembra un festival meno interessante, figuratevi che nel multisala i biglietti gli accrediti hanno un tetto massimo che è stato toccato e abbiamo perso una proiezione, robe assurde.

Commento veloce su tutti i film, con sinossi stringata se riesco.

No cow on the ice, Eloy Domínguez Serén

Il migliore dei due festival. Docu su una persona che per lavoro si sposta dalla Spagna alla Svezia. Grande senso del tempo, montaggio molto raffinato, ti lascia un insieme di sensazioni che raramente si trovano in film standard.

8

Muchos hijos, un mono y un castillo, Gustavo Salmerón

Commedia documentario su una famiglia ricca e i suoi vari cazzi e mazzi, protagonista principale la venerabile nonna. E' godibilissimo ma l'estrema pulizia del montaggio lo rende sterile. C'è la musichetta quando serve, gli stacchi, le battute, ma tutto il denso finisce schiacciato.

7

Sotabosc, David Gutiérrez Camps

Finzione su persona dalla pelle nera che vive in paesino francese alla ricerca di lavoro. C'è tutto un movimento nel sottobosco molto riuscito secondo me, poco retorico, si dà il suo tempo. Anche se non arriva a niente di speciale è comunque un merito raro.

7

Rêve de mousse, Elena Molina

Docu su una barca portata ad haiti da associazione umanitaria. Ero un po' stanco, non ci ho visto granché ma almeno c'è qualche sequenza in cui i dubbi sul tutto emergono che mi è sembrata molto aperta e onesta.

6

Les Sorcières de Zugarramurdi, Álex de la Iglesia

Commediola su rapinatori e streghe che vorrebbe usare gli stilemi sessisti per rovesciarli ma che purtroppo spesso se ne fa travolgere e li rafforza. Un classico di quando non porti a compimenti la tua estetica, il bilanciamento non può che favorire la situazione dominanti. Le streghe si rivelano deboli, prendono mazzate forti dai maschi, e le battute che dovrebbero essere rovesciate iniziano a sembrare sempre più fiacche. Troppo lungo e con sequenze che danno l'impressione di essere tutte della stessa lunghezza.

6

L’homme Qui Tua Don Quichotte, Terry Gilliam

Commedia/dramma meta narrativo su quello che sapete. Passabile, lunghetto e troppo concetanato con scene autoconcluse che non danno granché nell'ottica generale.

6

Muse, Jaume Balagueró

Horror con le 7 muse brutto, ci saranno tre idee buone su 20 inesplicabili. Almeno non c'è un motivo per detestarlo.

5

Dhogs, Andrés Goteira

Orrido, prende cose da Holy Motors e vari altri film contemporanei. Vari ritratti di violenza tritissimi e volgari.

4

I cortometraggi del fifib.

La Chanson, Raffier

Molto bello, anche se mi dà la sensazione di avere già visto qualcosa del genere. La storia di tre ragazze che vivono in una città reale creata da zero accanto a disneyland, tra concorsi musicali e riflessioni concettuali.

8

Electrodomestica, Filho

Corto sociale brasiliano casalingo storico.

7

La Persistente, Camille Lugan

Una robetta con un tipo misterioso che fa cose magiche con la sua moto. Focalizzazione dei personaggi tutta sballata.

5

Aliasare, Bialas

Tizio mediocre che parlotta poeticamente.

5

Le Mal Bleu, Tellène e Boukherma

Gente rinchiusa in un posto per fare caccia alle colombe, succedono cose in una coppia. booh.

5

Exit Toll, Dariani

Roba sociale iraniana a un casello autostradale.

5

Diamantino, Abrantes e Schmidt

Bel film, un calciatore un po' stupido che perde l'ispirazione, la storia si transforma in un thriller e poi in una storia d'amore. Avrei voluto fosse più gonfio. Ci sono anche referenze dirette a fascismo portoghese post crisi vs europa, un po' scocciano ma mi sono detto che alla fine se fosse diventata una roba vaga metaforica, magari totalmente distopica, sarebbe stato molto molto peggio.

7

Suburban Birds, Sheng

Ero troppo stanco, forse mi sono perso un gran film forse no. Storia parallela/alternata tra bambini che fanno varie cose in una città in pieno sviluppo cinese e adulti che prendono misure. Non so.

6 - X

Rojo, Naishtat

Un Larrain dei poveri in Argentina, passabile.

6

Sophia Antipolis, Vernier

Film che vorrebbe dare il senso del tempo con varie storie intrecciate in una città-snodo francese sulla costa azzurra. A volte ce ne mette troppo a volte troppo poco. Fastidioso moralismo contro la chirurgia plastica, tronconi principali poco ispirati.

6

Intervention Divine, Suleiman

Film israeliano/palestinese (non so bene) precedente. Tipo un po' con cose strane nel quotidiano.

6

Jessica Forever, Poggi Vinel

Sperimentazione francese, la lei di Love che gestisce una famiglia di giovani maschi violenti con robot statali che li perseguitano. Estetica da videogioco freddo, non mi ha detto molto per questioni di ritmo interno.

6

The Voices, Marjane Satrapi

Brutto brutto, dramma su serial killer che più standard non si può.

5

Amanda, Hers

Dramma naturalista francese retoricissimo e sempre con quel tocco materiale in ogni scena che dopo 3-4 volte diventa stucchevole. Ruota attorno agli attentati etc, da dimenticare.

5

Double Vies, Assayas

Ci pensate che Assayas nel passato ha fatto Irma Vep e Demonlover? Ecco, non li fa più. Commedietta con duecentocinquanta spiegazioni sul tema dell'editoria e non solo, mi interessano pure ma sono cose che conosco già quindi no grazie. Meglio Network di Lumet.

5

Meurs, Monstre, Meurs, Coutinho

Roba che vuole essere atipica con un misterioso mostro in posti misteriosi tra le montagne.

5

Obey, Jamie

Porcata sulle rivolte a Londra nel 2011, stereotipi non stop dalle/i manifestanti animali ai poliziotti che non manganellano *mai*. Madre alcolizzata etc etc.

4

 
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 (spoiler alert)

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Harry prima di tornare ad Howgarts ha continui sogni su Voldemort,questi presagi non promettono nulla di buono. Ma comunque,insieme agli inseperabili amici Hermione e Ron arriva alla scuola tanto amata e qui il Presidus Silente ci narra che quest'anno ci sarà un torneo leggendario a cui parteciperanno tre scuole diverse,ognuna rappresentata da un membro. Harry inizialmente non è ammesso,poichè non ha ancora 17 anni,ma il calice di fuoco fa uscire fuori anche il suo nome,ed è costretto a partecipare nonostante lo stupore generale e i contrasti con il geloso Ron. L'occhialino magico supera la prima,la seconda prova e la terza prova raggiungendo la coppa tremaghi,che in realtà è semplicemente (si fa per dire) un passaggio per raggiunger il signore oscuro e lord morte. Insieme ad Harry c'è anche Cedric della casata di testarosso, ma il reppresentante degli redheads muore per mano di Codaliscia/Peter Minus non appena arrivati al cimitero oscuro,quest'ultimo con un strano rito risveglia Voldemort che attacca subito Harry ed ha la meglio,ma il nostro paladino riuscirà a salvarsi grazie alle anime dei genitori che lo liberano prima che accada il peggio. Harry comunica subito a Malocchio Moody (professore difensore delle arti oscure) che Lordo Voldemort è ancora vivo,ma quest'altro non si rivela altro che un impostore del professore che ha escogitato i tranelli ad Harry per portarlo proprio dal suo padrone (Voldemort). Qui intervengono i docenti Minerva,Severus e Silente a bloccarlo e liberare il vero Moody. Il Film si chiude con i funerali del povero Cedric e con le scuole di Dumstrang e Beubations che abbandonano il castello di Howgarts.
Devo dire che questo film mi è piaciuto di più rispetto al prigioniero di Azkaban visto qualchje settimana fa, è ai livelli dei primi due,più avvincente e mai noioso. Personaggi misti con l'ingresso di due nuove scuole di magia e storia/trama più solida,senza parlare del Villain della morte,che vale a solo il prezzo del biglietto. una nota negativa? Ron con il mestruo è insopportabile,speriamo che nei prossimi film la finisca. Invece adoro Severus e Hermione.

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voto:8
 
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Ho rivisto per l'ennesima volta Il mio nemico più caro di Werner Herzog, documentario sul suo rapporto turbolento con Klaus Kinski.
Dire che questo sia un capolavoro assoluto è riduttivo, ma ogni volta mi sorprendo sempre di più su quanto potente sia questo pezzo di cinema e di vita, oltre a saper intrattenere come pochi film del suo genere.
Il magnetismo animale e l'energia di Kinski bucano lo schermo, ma Herzog non si accontenta di aneddoti e scene di repertorio, egli da un contesto alla follia dell'attore tedesco, descrivendone la sua natura fragile e devastata, nascosta dietro alle sue crisi d'ira e di megalomania. E la sua persona così dilaniata dai problemi psichici è ancor più tragica quando ci viene mostrato e spiegato il suo immenso talento, e la sua sensibilità, nei pochi momenti di pace interiore.
La scena finale con la farfalla mi commuove sempre  :bruniii:

Chi non l'ha mai visto lo deve vedere ORA!

 
Game Girls, Skrzeszewska

Mi ero dimenticato di commentare questo visto al festival. Docu molto poco riuscito su vita di donne lesbiche e povere negli USA. Non si sente né spazio né tempo.

The House that Jack Built, Lars von Trier

Voglio fare un paio di veloci analisi dettagliate che non consiglio di leggere prima di avere visto il film, anche restando sul vago spoilerano lo spoilerabile.

La storia di un serial killer ossessivo è abbastanza standard, dall'inizio si capisce che Trier ha deciso di fasi forza di tutta una serie di suoi stilemi per farne il cuore del film. Questa mono dimensionalità estetica rende inevitabilmente più misera la costruzione dello spazio tempo. Il puntellamento è garantito da una narrazione metafisica che apre il film a nero. Anche qui si solidificano desideri precedenti, la liaison è talmente esplicitata che ritornerà tutta la precedente filmografia in un momento di estasi tematica. Se nei precedenti la rarefazione di questi momenti metafisici più la messa in campo di un possente dispositivo scenaristico didascalico garantivano la materialità dei personaggi qui si arriva ad altro. E' un altro non abbastanza limpido durante il film, se davvero voleva fare prova di sovrabbondanza nella semplicità tutto questo gravitare attorno alle sequenze della casa andava riorientato in qualche modo. Per fortuna il finale arriva a ripulire dai dubbi, riesplorando la breccia che Faust di Sokurov ha lasciato aperta sugli inferi.

Una maggiore calma avrebbe forse alleggerito un po' la pressione sugli spazi, o in alternativa una rifocalizzazione dell'asse non metafisico "casalingo" che proprio non va. In ogni caso difficile non apprezzarlo nella sua interezza, vista l'ondata finale.

 
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 (spoiler alert)


 

Film di transizione a mio modo di vedere per la storyline principale,poichè il ministero della magia non crede al ritorno di Lord Voldemort,tanto che la segretaria del ministero,tale professoressa Umbridges prende le redini di Hogwarts cacciando via il preside Albus Silente e "addestrando" i ragazzi in prima persona. Anche Harry si trova male,poichè gli altri apprendisti maghi non credono al ritorno del signore oscuro e lo prendono in giro. Ma il titolo di questo capitolo esiste,poichè all'interno del film,c'è un ordine segreto per contrastare il Villain principale (sempre l'innominabile) capitanato proprio da Silente e composto da Moody Malocchio,Sirius Black,Severus e altra gente di un certo spessore. Gli insegnamenti della prof Umbridge Dolores non vanno a genio a molti,per questo Harry abusivamente darà delle lezioni di magia di nascosto a molti suoi colleghi. Ma vengono scoperti da Cornelius Caramell,qui Silente per proteggere Harry si assume tutte le colpe e fugge via. Ma il peggio arriva quando il mangiamorte Lucius Malfoy vuole la profezia custodita da Harry l'occhialuto,che poco dopo gliela cederà per proteggere i suoi amiconi. Qui arriva Black Sirius in soccorso di Potter


 
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Buon giorno, Ozu

Piccola commedia familiare in cui riesce ad inserire delle steccate sociali dalla risoluzione parziale. Povertà, esclusione, aspettative e disfunzionalità comunicative a vari livelli. Più semplice degli altri ma bello.

 
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 (spoiler alert)

Ed eccoci qui,all'ultimo capitolo prima del capitolo finale dei maghi di Hogwarts. Quest'anno Harry è invaghito dal libro del principe mezzosangue,tanto che che inizia ad imparare quegli incantesimi perchè crede sia lui il prediletto. Silente continua ad addestrarlo per lo scontro finale contro Voldemort,tanto che ingaggi anche un suo caro amico di vecchia data,il Lumacorno,che aveva vissuto ai tempi l'infanzia di Tom Ridle insieme ad Albus stesso. Tra un ricordo e l'altro di questi preziosi approfondimenti sulla vita fanciullesca del signore oscuro,ormai immortale, troviamo il giovane Draco Malfoy che cerca di uccidere più volte Silente, ovviamente è ormai un mangiamorte ai servizi del Lord oscuro. Gelosie varie fra Hermione,Ron, e chi ne ha più ne metta,ma sopratutto il professor Piton passa dalla parte degli orchi,dei cattivi,degli oscuri,degli stro.nzi,chiamateli come volete,insomma ormai è più cazzuto di prima,forse nel vero ruolo che gli si addice, quello di spietato ed insensibile villano. Sarà proprio lui infatti ad uccidere,niente popo di meno che,il grande,ma vecchio,preside Albus Silene buttandolo giu dalla torre del pensatoio. Ma non solo,è lui il principe mezzosangue e non Harry. Si conclude cosi,con uno straziante addio,con uno dei personaggi più amati e celebri (insieme a Merlino e Gandalf) di questo genere che ci lascia. Gran film,nulla da dire,ora mi aspetto tanto dai doni di babbo natal...ah no della morte.

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voto:8
 
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Vuelven | Issa López, 2017. Girato con competenza e non privo di un certo coraggio nell’inserire elementi decisamente crudi in una prospettiva infantile, è però molto molto molto convenzionale narrativamente e ricorre fin troppo spesso a espedienti di un sentimentalismo trito e telecomandato. Forzature che finiscono per oscurare quanto fatto di buono, con una sceneggiatura che non si fa grossi problemi a sacrificare la coerenza dell’intreccio nella ossessiva ricerca della scena ad effetto. Il bilancio finale tende fortemente al diabetico, peccato.

Laissez bronzer les cadavres |  Hélène Cattet e Bruno Forzani, 2017. Direttamente da un sogno erotico di Tarantino, affonda le proprie radici nello spaghetti western per contaminarne ed estremizzarne gli stilemi. L’esile linea narrativa viene frantumata in una furia iperstilizzante, in un tripudio di impressioni audiovisive tanto esuberante da sconfinare talvolta nell’astrazione. Una polveriera di idee fatta esplodere attraverso il montaggio, vero protagonista e motore del film, fonte inesauribile di soluzioni registiche. Una forsennata raffica di suoni e immagini precisa al centesimo di secondo (montaggio sonoro semplicemente pornografico e forse in qualche occasione un po’ ridondante) che non manca un colpo dal primo all’ultimo fotogramma. Perfetta anche la colonna sonora. È un film esasperatamente superficiale, ma paradossalmente proprio per questo densissimo. L’altra faccia della medaglia è quella narrativa, per il banale fatto che, forse complice un po’ di stanchezza da parte mia, non ci ho capito quasi nulla – facce, nomi, chi è dove quando, e il problema è che su questi dettagli il film insiste molto. Per quanto l’intreccio abbia evidentemente un mero ruolo ausiliario e citazionistico (e va benissimo così) credo che una maggior chiarezza avrebbe senz’altro giovato. In ogni caso felice di averlo visto al cinema, è un’esperienza cucita su misura per la sala. Un esercizio di stile, ma nel suo piccolo un capolavoro.

 
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Buon giorno, Ozu

Piccola commedia familiare in cui riesce ad inserire delle steccate sociali dalla risoluzione parziale. Povertà, esclusione, aspettative e disfunzionalità comunicative a vari livelli. Più semplice degli altri ma bello.
Vero ma nonostante più leggero non lo trovai peggiore, poi è strano vedere Ozu alle prese con una commedia così piena e divertente.

 
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