Provo a recuperare
O agente secreto, Kleber Mendonça Filho 2025.
Thriller intelligente che riesce a ritrarre uno specifico periodo e il relativo contesto sociopolitico, senza mai apparire didascalico né perdere di vista il proprio intreccio o personaggi. Molto ben costruito, e probabilmente sufficientemente solido per visioni ripetute. La durata è molto lunga ma scorre comunque bene. Il finale molto brusco è certamente una scelta precisa degli autori, ma purtroppo temo di non averne del tutto colto le ragioni.
Il palloncino bianco, Jafar Panahi 1995. Semplicissima storia neorealista, narrata in maniera sorprendentemente avvincente e trainata da un cast perfettamente in parte. La piccola protagonista in particolare ha un viso straordinariamente trasparente nel trasmettere tutte le paure e le meraviglie di un bambino spaesato in un mondo di adulti. La posta in gioco è bassissima ma appare vertiginosa, e il più semplice dei compiti può facilmente sfuggire di mano. Il finale (e il titolo) sembrano indicare a un ulteriore livello di lettura rispetto a quello più puramente narrativo e umanistico, che purtroppo temo mi sia in parte sfuggito.
The last house on the left, Wes Craven 1972. Non so bene come giudicarlo perché se è pur indubbio che il film riesca a trasmettere un reale senso di impotenza e frustrazione, lo ho trovato sadico in un modo gratuito. Il fatto è che l'intento del film era chiaramente proprio questo, ossia una operazione fondamentalmente di intrattenimento (pur non privo di spunti di critica sociale) non dissimile da tanti altri
horror anche successivi, magari più grafici ma altrettanto gratuiti nel mettere in scena violenze fisiche e psicologiche. Insomma da un lato occorre riconoscerne i meriti tecnici, a maggior ragione considerando che è un film di oltre mezzo secolo fa e pure straordinariamente efficiente considerando che la violenza grafica e gli effetti speciali sono ridotti al minimo; d'altra parte è stata una visione per me non piacevole, che non consiglierei senza riserve.
Liberté, Albert Serra 2019. Borowczyk ha reso la depravazione divertente, Pasolini l'ha usata per trasmettere un messaggio, Serra invece sembra più semplicemente apprezzarne l'estetica in sé e per sé. Forse non ha molto da dire, ed è sicuramente molto ridondante, ma non si può dire che non abbia un'atmosfera tutta sua. Inutile dire che non è per tutti.
Pacifiction, Albert Serra 2022. Cieli non di questo mondo e originale e interessante scelta di ambientazione e soggetto. Ha un modo di disvelarsi ben gestito, che partendo da una domanda iniziale procede ad aggiungere informazioni e dubbi in pari quantità, fino a scoprire le carte sul finale. Forse con un soggetto così si sarebbe potuto fare ancora di più, ma nel complesso lo ho trovato piacevole e riuscito, con una bella tensione sotterranea e un protagonista discretamente magnetico come il film tutto.
The love that remains (
Ástin sem eftir er) Hlynur Pálmason 2025. A metà fra il dramma e la commedia familiare, ben realizzata, bellissima fotografia, pulito e senza particolari difetti, ma tutto sommato dimenticabile.
Kontinental ’25, Radu Jude 2025. Lo spunto è valido ma il film non va oltre uno schematico riesame di un evento presentato nei primi 10 minuti, ripreso da una serie di punti di vista più o meno convenzionali con esiti più o meno prevedibili, con alcuni dialoghi che più che dialoghi sembrano semplicemente didascalie messe in bocca ai personaggi. In fin dei conti noiosetto e poco stimolante, mi aspettavo sicuramente di più.
Silvia Prieto, Martín Rejtman 1999. Allora questo film non va assolutamente da nessuna parte ma ho trovato il suo senso dell'umorismo irresistibile, un manualino di situazioni e citazioni da mandare a memoria e su cui con un po' di fantasia si potrebbero basare intere personalità e/o filosofie di vita. Non per tutti ma sicuramente per me sì.
The Magic Gloves, Martín Rejtman 2003. Non è Silvia Prieto ma è comunque carinissimo, se si è apprezzato il precedente non si può sbagliare.
Thunderbolt and Lightfoot, Michael Cimino 1974. Debutto notevole e probabilmente molto in linea con lo spirito e i gusti del tempo, ad oggi però non posso negare di aver trovato la sceneggiatura un po' generica e a tratti poco convincente. Comunque una visione piacevole graziata da alcuni panorami magnifici.
Venga a prendere il caffè da noi, Alberto Lattuada 1970. Commedia amarissima acidissima e di un cinismo patologico per non dire perverso (anzi diciamolo pure) che unisce la perfezione formale del miglior cinema italiano anni Sessanta con la disillusione abrasiva del decennio a venire, senza però mai dimenticarsi di far ridere. Per me riuscitissimo nonché graziato da un Ugo Tognazzi magnetico.
Amores perros, Alejandro González Iñárritu, 2000. Tre storie piacevoli da seguire, dirette con assoluta maestria da un debuttante Iñárritu. La prima è sicuramente la più memorabile delle tre e quella con più calore umano, e sinceramente avrei preferito il film la sviluppasse ulteriormente. La seconda ha anche lei il suo perché, la terza niente di male ma forse è quella un po' più generica.
L'uomo senza passato (
Mies vailla menneisyyttä) Aki Kaurismäki 2002.
Deadpan di annata buonissima, confesso di averci messo un po' a entrare nello spirito del film ma una volta capito rivela un grande calore umano e un irresistibile senso dell'umorismo di fronte alla vita tutta. Sceneggiatura precisissima.
Spider-Man: Brand New Day, Destin Daniel Cretton 2026. Ha alcune sequenze di volo finalmente davvero adrenaliniche, e confesso che un paio di scene mi hanno quasi strappato la lacrimuccia. Molto riuscita l'alchimia Holland e Bernthal, che da sola salva più di una scena. Nel complesso però resta un prodotto seriale con la solita sceneggiatura usa e getta, e pure bucherellata, per cui dopo un po' subentra la noia.
Scritto un po' di fretta ma questo è quanto
