Ufficiale Youtuber e Content Creator videoludici - Intrattenimento, scandali e imparzialità per tutti

  • Autore discussione Autore discussione roscian79
  • Data d'inizio Data d'inizio
ufficiale
Zaza sei proprio un fascista.
Benito50?
Spero di non offendere nessuno

ma sta cosa delle blind run solo a me sembra una cagata pazzesca?
Veramente e' diventato un caso per gente che ha superato l'adolescenza ?
E lungi da me fregarmene qualcosa di sabaku che se lo sento parlare dopo 5 minuti già ho preso sonno

L'unica cosa(ripeto non ne so quasi nulla) che potrebbe essere da ragionarci e' se viene accertato che i due streamer hanno mentito appositamente per avere maggior denaro,traffico medio e donazioni rispetto al dire che non fosse totalmente blind
Sulla gravità della questione blindrun mi sono espresso anche io sopra. E anche per me è roba da poco, che fa rumore più che altro per la fiducia cieca (pun intended) che si è creata verso uno o più content creator. Onestamente vedendo il pezzo incriminato in oggetto mi sembra evidente che le reazioni di Cydonia fossero caricate oltre la normale credibilità.

Però come diceva sopra Sora (parafraso): la vedo insignificante perché non mi tocca. Ed è vero. Non sono investito emotivamente in nessun CC, posso capire che chi ci ha creduto si senta "tradito", e se ne lamenti online o tagli i rapporti col CC (dubito accadrà per la cronaca).

Discorso soldi: è chiaramente indimostrabile, però al di là dei 30€ per lo spettacolo al Cinema credo sia evidente che il prodotto "Blind Run" ha più presa commerciale sul pubblico. Non credo sia un progetto articolato per fregare il pubblico, ma che abbiano scelto di fare (o dichiarare) una Blind Run per avere più attrazione sul pubblico penso sia scontato.
 
Benito50?

Sulla gravità della questione blindrun mi sono espresso anche io sopra. E anche per me è roba da poco, che fa rumore più che altro per la fiducia cieca (pun intended) che si è creata verso uno o più content creator. Onestamente vedendo il pezzo incriminato in oggetto mi sembra evidente che le reazioni di Cydonia fossero caricate oltre la normale credibilità.

Però come diceva sopra Sora (parafraso): la vedo insignificante perché non mi tocca. Ed è vero. Non sono investito emotivamente in nessun CC, posso capire che chi ci ha creduto si senta "tradito", e se ne lamenti online o tagli i rapporti col CC (dubito accadrà per la cronaca).

Discorso soldi: è chiaramente indimostrabile, però al di là dei 30€ per lo spettacolo al Cinema credo sia evidente che il prodotto "Blind Run" ha più presa commerciale sul pubblico. Non credo sia un progetto articolato per fregare il pubblico, ma che abbiano scelto di fare (o dichiarare) una Blind Run per avere più attrazione sul pubblico penso sia scontato.
Ci credi veramente a questa cosa che ti ho grassettato Za'? O e' politichese? :asd: Rispondimi sinceramente
Perche a me onestamente inquieta anche che qualcuno possa sentirsi tradito perché uno sconosciuto online gli ha detto che non conosceva un videogioco e invece lo conosceva
Mi inquieta te lo giuro :sard:
Ma come cazzo e' possibile?
Posso capire solo qualcuno che ha speso soldi per questo format..ma credo siano una nicchia piccolissima rispetto al drama che ne e' uscito
 
Ci credi veramente a questa cosa che ti ho grassettato Za'? O e' politichese? :asd: Rispondimi sinceramente
Perche a me onestamente inquieta anche che qualcuno possa sentirsi tradito perché uno sconosciuto online gli ha detto che non conosceva un videogioco e invece lo conosceva
Mi inquieta te lo giuro :sard:
Ma come cazzo e' possibile?
Posso capire solo qualcuno che ha speso soldi per questo format..ma credo siano una nicchia piccolissima rispetto al drama che ne e' uscito
Le blind run sono tipo la base di twitch
 
Ci credi veramente a questa cosa che ti ho grassettato Za'? O e' politichese? :asd: Rispondimi sinceramente
Perche a me onestamente inquieta anche che qualcuno possa sentirsi tradito perché uno sconosciuto online gli ha detto che non conosceva un videogioco e invece lo conosceva
Mi inquieta te lo giuro :sard:
Ma come cazzo e' possibile?
Posso capire solo qualcuno che ha speso soldi per questo format..ma credo siano una nicchia piccolissima rispetto al drama che ne e' uscito
Purtroppo ci credo derrick. Ora non credo che valga per la maggior parte della gente (credo che se la gente investe 1000 ore per seguire la Blind Run lo fa perché gli è simpatico il CC, e lo spettacolo in generale), ma credo che alcune persone che vivono la parasocialità in maniera più profonda ci siano (e sì non è una cosa sana).

Sono comunque convinto che il 90% di chi segue X o Y lo fa per il mero intrattenimento, e la sottoscrizione o i 30€ di biglietto li avrebbe spesi a prescindere per supporto ad un qualcosa che lo intrattiene. Però che ci sia una frangia di persone più in profondità nella tana del Bianconiglio ne sono convinto, ed è il motivo (a mio parere) per cui questi "scandali" sono più deflagranti di quanto lo sarebbero nel mondo reale (dove gli scandali sono più nell'ordine del: tizia incula i soldi dei panettoni più volte mascherandosi per beneficienza -> Vero scandalo e vera stigma sociale) proprio perché ci sono persone molto investite (da ambo i lati). D'altro canto essendo scandali virgolettati svaniscono nel nulla dopo qualche mese (anche meno), mentre gli scandali nel mondo reale richiedono molto più tempo per essere perdonati (e in alcuni casi non sempre accade).
 
Purtroppo ci credo derrick. Ora non credo che valga per la maggior parte della gente (credo che se la gente investe 1000 ore per seguire la Blind Run lo fa perché gli è simpatico il CC, e lo spettacolo in generale), ma credo che alcune persone che vivono la parasocialità in maniera più profonda ci siano (e sì non è una cosa sana).

Sono comunque convinto che il 90% di chi segue X o Y lo fa per il mero intrattenimento, e la sottoscrizione o i 30€ di biglietto li avrebbe spesi a prescindere per supporto ad un qualcosa che lo intrattiene. Però che ci sia una frangia di persone più in profondità nella tana del Bianconiglio ne sono convinto, ed è il motivo (a mio parere) per cui questi "scandali" sono più deflagranti di quanto lo sarebbero nel mondo reale (dove gli scandali sono più nell'ordine del: tizia incula i soldi dei panettoni più volte mascherandosi per beneficienza -> Vero scandalo e vera stigma sociale) proprio perché ci sono persone molto investite (da ambo i lati). D'altro canto essendo scandali virgolettati svaniscono nel nulla dopo qualche mese (anche meno), mentre gli scandali nel mondo reale richiedono molto più tempo per essere perdonati (e in alcuni casi non sempre accade).
E' questo che mi inquieta molto
Perché se fosse intrattenimento sti cazzi se e' blind o no..l'importante e che ti ha fatto divertire..che ti ha dato quelle ore di intrattenimento ( se quel tipo di intrattenimento e' quello che ti piace )
Invece il drama viene da un evidente attaccamento emotivo(spero di una minoranza che fa rumore ) del sentirsi tradito come se fosse un amico intimo che ti ha ingannato..questa cosa fa riflettere molto
Tra 20 anni cosa succederà...vedremo fidanzamenti tra persone e ia? :azz:
 
Ci credi veramente a questa cosa che ti ho grassettato Za'? O e' politichese? :asd: Rispondimi sinceramente
Perche a me onestamente inquieta anche che qualcuno possa sentirsi tradito perché uno sconosciuto online gli ha detto che non conosceva un videogioco e invece lo conosceva
Mi inquieta te lo giuro :sard:
Ma come cazzo e' possibile?
Posso capire solo qualcuno che ha speso soldi per questo format..ma credo siano una nicchia piccolissima rispetto al drama che ne e' uscito
Se fai provare un gioco ad un tuo amico vorresti vedere come reagisce a certi momenti? Qui è lo stesso.
Non è propriamente tuo amico lo streamer ma il fatto di vederlo continuamente ti porta a pensare di conoscere quella persona e ti fa crescere il desiderio di vedere la sua reazione ad una cosa che non conosce (forse :happybio:).
La frase in grassetto è una cosa molto comune tra la fanbase di qualunque persona.
Poi che sia ridicola la cosa ci sta ma non è una cosa impossibile che accada, anzi.
 
Tra 20 anni cosa succederà...vedremo fidanzamenti tra persone e ia? :azz:
Credo di aver letto di qualcuno da qualche parte in asia che ha sposato un chatbot (si intende recente), ma non ho mai controllato la vericidità della notizia :asd:
 
Se fai provare un gioco ad un tuo amico vorresti vedere come reagisce a certi momenti? Qui è lo stesso.
Non è propriamente tuo amico lo streamer ma il fatto di vederlo continuamente ti porta a pensare di conoscere quella persona
e ti fa crescere il desiderio di vedere la sua reazione ad una cosa che non conosce (forse :happybio:).
La frase in grassetto è una cosa molto comune tra la fanbase di qualunque persona.
Poi che sia ridicola la cosa ci sta ma non è una cosa impossibile che accada, anzi.
Tutto ciò che hai scritto in grassettato mi spaventa,scusami..non lo trovo sano....eviterò di parlare ulteriormente di queste dinamiche perché non voglio fare sentire nessuno in difetto di qualcosa...questi sono temi delicati che esulano dai videogiochi e riguardano un po' più come i social stanno cambiando i rapporti umani
 
E' questo che mi inquieta molto
Perché se fosse intrattenimento sti cazzi se e' blind o no..l'importante e che ti ha fatto divertire..che ti ha dato quelle ore di intrattenimento ( se quel tipo di intrattenimento e' quello che ti piace )
Invece il drama viene da un evidente attaccamento emotivo(spero di una minoranza che fa rumore ) del sentirsi tradito come se fosse un amico intimo che ti ha ingannato..questa cosa fa riflettere molto
Tra 20 anni cosa succederà...vedremo fidanzamenti tra persone e ia? :azz:
Le app a pagamento con le fidanzate virtuali esistono gia
 
Se fai provare un gioco ad un tuo amico vorresti vedere come reagisce a certi momenti? Qui è lo stesso.
Non è propriamente tuo amico lo streamer ma il fatto di vederlo continuamente ti porta a pensare di conoscere quella persona e ti fa crescere il desiderio di vedere la sua reazione ad una cosa che non conosce (forse :happybio:).
La frase in grassetto è una cosa molto comune tra la fanbase di qualunque persona.
Poi che sia ridicola la cosa ci sta ma non è una cosa impossibile che accada, anzi.
E ogni tanto gli fai la subs perché se lo merita.
 
Tutto ciò che hai scritto in grassettato mi spaventa,scusami..non lo trovo sano....eviterò di parlare ulteriormente di queste dinamiche perché non voglio fare sentire nessuno in difetto di qualcosa...questi sono temi delicati che esulano dai videogiochi e riguardano un po' più come i social stanno cambiando i rapporti umani
Sono d'accordo, è un tema molto più grande che investe praticamente tutto il mondo social. Ci sono centinaia di commenti in cui si dice "Conosco Sabaku.... conosco Pregianza.... conosco Paperino e non farebbe mai una cosa del genere" perchè pensano che la persona in live sia la stessa nella vita di tutti i giorni. Non riescono a capire che è puro intrattenimento e che, per esempio, alcune "rivalità" sono studiate a tavolino per mangiarci sopra. Ma questo vale per streamer, cantanti, attori e tutti i lavori che hanno a che fare con i social.
 
Noto che ci avete dato a scrivere negli scorsi giorni. :asd:
Ad ogni modo, alcune riflessioni sparse. Talune fanno riferimenti a post che ho letto (o comunque concetti espressi), altre son osservazioni generali.

Tutta questa baraonda nasce da un bisogno assolutamente umano. Quello di confrontarsi, di scambiarsi opinioni e di sviluppare un pensiero critico via via più raffinato. Il che è oggettivamente fisiologico e onestamente salutare. Da un assunto iniziale di questo tipo però, seguono una serie di corollari che spesso non vengono osservati, se non addirittura apertamente travisati.

Primo punto. Nessuno è depositario della verità assoluta.
Si tratta di un concetto che porto avanti da quando ho voce su Gamesforum, per cercare di far passare il messaggio che tutte le opinioni possono esser valide e che i gusti alla fine dei conti sono sempre soggettivi. Benché le qualità di un titolo possano essere oggettive (in questo senso, il merito dei siti di aggregazione delle review della stampa è tanto di mediare i numeretti, quanto fare da bacino di raccolta di una communis opinio che sovente poggia su dati obiettivi), la percezione di un videogioco passa dalla propria scala di gradimento. C'è chi può ritenere un Hades 2 inconcludente perché non ama i roguelite ed al contempo osannare Powerwash Simulator per le sue qualità rilassanti. A ciascuno il suo. Troppo spesso tuttavia si cade in un bias cognitivo. Chi la pensa come noi "ne sa" ed è meritevole di essere ascoltato. Chi la pensa diversamente è una capra che deve restare al pascolo. Che è un po' il problema che ci porta a quanto segue.

Secondo punto. Ragionare con la propria testa.
Un concetto che sembra banale, ma che evidentemente tanto scontato non è. Fin troppo spesso oramai si assiste ad una vera e propria mitizzazione assoluta di content creator e personalità varie, quasi ai confini di un diktat ermeneutico. "E' così perché lo dice Tizio, che ne sa". Una frase che fa sinceramente rabbrividire. Ciascuno dovrebbe ricordarsi sempre di usare il proprio pensiero e svilupparlo. Non lasciandosi influenzare da altri né tantomeno omologandolo alle opinioni altrui. In questo senso, a mio avviso è drammatico aver dato tutto questo peso e rilevanza ai content creator, al punto di averne alimentato l'ego oltre misura. Ricordatevi sempre che per tutti gli Youtubers e Twitcher il pubblico è nient'altro che la loro fonte di guadagno. E come QUALSIASI lavoro, si fa quello che si fa e si dice quello che si dice (teoricamente nei limiti del legale e dell'etica) per fatturare. Andrew Lewis scriveva che “se non state pagando qualcosa da qualcuno, non siete un cliente bensì il prodotto che stanno vendendo". Il problema è che qui neanche siamo nell'ambito della gratuità, visto che moltissimi (troppi, a mio avviso) foraggiano i content creator con sub e donazioni... per sentirsi dire cose che sono intrattenimento puro e semplice che spesso neanche è onesto e trasparente. Il caso Cydonia ha fatto aprire gli occhi a molti e guarda caso è iniziata una diaspora di content creator per slegarsi dai rapporti con aziende e pr tentando di riabilitare un castello di carte che, agli sguardi del pubblico, inizia a scricchiolare. E qui passiamo al terzo punto.

Terzo punto. Teorizzare sui complotti è divertente, ma spesso porta fuori strada.
Un passaggio focale. Oramai la "massa" si è indurita su un concetto base. "La stampa è sempre stata corrotta". Al quale si è aggiunto or ora un altro aspetto. "Anche i content creator subiscono un conflitto di interessi". Si tratta di generalizzazioni molto delicate che spesso sono fuorvianti. Si dica a chiare lettere: non esiste un'azienda o un PR che richiedono espressamente di trattare bene il tal prodotto. E questo è facilmente testimoniabile da chi è nel settore della stampa o c'è stato. Già solo scorrendo nelle pagine indietro, chi è stato (o è tuttora) all'interno di redazioni giornalistiche ha smentito categoricamente circostanze di questo tipo. Con buona pace dei teorici delle cospirazioni, semplicemente perché non esistono. I rapporti con aziende e PR si basano su una moltitudine di fattori ma si è sempre liberi di esprimere la propria opinione. Chi non lo fa e si lascia influenzare, casca in cortocircuiti psicologici che non sono estranei a qualsiasi settore di mercato. Vi porto il caso di un piccolo content creator o di una modesta testata giornalistica, che magari si trova alle prime esperienze con il settore. Se avete mezzi modesti e non potete permettervi di acquistare direttamente oggetti o software, la disponibilità di un'azienda cambia e non di poco le prospettive lavorative e di crescita. Sebbene non sia mai chiesto di trattare bene un articolo in fase di test, al contempo il piccolo content creator o la modesta testata giornalistica potrebbero di loro iniziativa personale decidere di essere più dolci. Ma si tratta di una scelta discrezionale, come può essere quella di una qualsiasi azienda aperta da poco che fa promozioni per prendere clientela o di un qualsiasi professionista che cerca di venire incontro alla gente con preventivi modici. Giusto o sbagliato, etico oppure no, questi sono punti di vista. E' più immorale millantare una blind run quando essa non lo è oppure fare una recensione su un review code dato da un'azienda ed avere l'etichetta di "venduto" a prescindere da ciò che si esprime? Il punto, COME SEMPRE, è un altro. Nel 99,9% dei casi quando vedete una recensione fatta coi piedi o che sorvola su aspetti chiave non è perché ci sono alle spalle ci sono fantomatiche mazzette. Ma semplicemente perché evidentemente il recensore non era all'altezza. Ed ecco il quarto punto.

Quarto punto. Il discernimento è la chiave di ogni cosa.
Posto che non esiste una laurea in videogiochi e che nessuno può ergersi a intenditore in virtù di titoli acclarati, bisogna sempre capire e saper soppesare le opinioni di chi si ha davanti. Senza cadere in pregiudizi di sorta. Una testata giornalistica potrebbe infatti affidarsi a recensori di primo pelo, magari addirittura poco più che maggiorenni, senza l'oggettiva necessaria esperienza per giudicare un titolo con un piglio critico definito. Al tempo stesso un content creator potrebbe essere molto più trasparente in determinati frangenti. Ma può benissimo verificarsi l'opposta situazione. Quello che molti scambiano per campanilismo spesso è semplicemente leggerezza o addirittura incompetenza. Puro e semplice. E si tratta di una circostanza estremamente più frequente (basta riscontrare gli epic fail su elementi oggettivi apparsi negli anni sia dalla stampa sia dai content creator... chi se la ricorda la review modificata di Nier di Fossetti?). Non c'è nulla di male nel trovare qualcuno che si reputa un buon opinionista. Personalmente, non ho mai fatto mistero di apprezzare Gene Park, penna del The Washington Post. Che guarda caso non ha manco fatto sempre il critico videoludico nella vita, venendo dall'esperienza nel coverage di cronaca nera (mi pare o comunque un altro ambito totalmente diverso). Ma c'è chi apprezza altre personalità perché più affini al proprio gusto o modo di vedere le cose. Il che ci riporta idealmente al primo punto del discorso, in un loop da imparare a memoria.

La messa è finita, andate in pace.
 
Noto che ci avete dato a scrivere negli scorsi giorni. :asd:
Ad ogni modo, alcune riflessioni sparse. Talune fanno riferimenti a post che ho letto (o comunque concetti espressi), altre son osservazioni generali.

Tutta questa baraonda nasce da un bisogno assolutamente umano. Quello di confrontarsi, di scambiarsi opinioni e di sviluppare un pensiero critico via via più raffinato. Il che è oggettivamente fisiologico e onestamente salutare. Da un assunto iniziale di questo tipo però, seguono una serie di corollari che spesso non vengono osservati, se non addirittura apertamente travisati.

Primo punto. Nessuno è depositario della verità assoluta.
Si tratta di un concetto che porto avanti da quando ho voce su Gamesforum, per cercare di far passare il messaggio che tutte le opinioni possono esser valide e che i gusti alla fine dei conti sono sempre soggettivi. Benché le qualità di un titolo possano essere oggettive (in questo senso, il merito dei siti di aggregazione delle review della stampa è tanto di mediare i numeretti, quanto fare da bacino di raccolta di una communis opinio che sovente poggia su dati obiettivi), la percezione di un videogioco passa dalla propria scala di gradimento. C'è chi può ritenere un Hades 2 inconcludente perché non ama i roguelite ed al contempo osannare Powerwash Simulator per le sue qualità rilassanti. A ciascuno il suo. Troppo spesso tuttavia si cade in un bias cognitivo. Chi la pensa come noi "ne sa" ed è meritevole di essere ascoltato. Chi la pensa diversamente è una capra che deve restare al pascolo. Che è un po' il problema che ci porta a quanto segue.

Secondo punto. Ragionare con la propria testa.
Un concetto che sembra banale, ma che evidentemente tanto scontato non è. Fin troppo spesso oramai si assiste ad una vera e propria mitizzazione assoluta di content creator e personalità varie, quasi ai confini di un diktat ermeneutico. "E' così perché lo dice Tizio, che ne sa". Una frase che fa sinceramente rabbrividire. Ciascuno dovrebbe ricordarsi sempre di usare il proprio pensiero e svilupparlo. Non lasciandosi influenzare da altri né tantomeno omologandolo alle opinioni altrui. In questo senso, a mio avviso è drammatico aver dato tutto questo peso e rilevanza ai content creator, al punto di averne alimentato l'ego oltre misura. Ricordatevi sempre che per tutti gli Youtubers e Twitcher il pubblico è nient'altro che la loro fonte di guadagno. E come QUALSIASI lavoro, si fa quello che si fa e si dice quello che si dice (teoricamente nei limiti del legale e dell'etica) per fatturare. Andrew Lewis scriveva che “se non state pagando qualcosa da qualcuno, non siete un cliente bensì il prodotto che stanno vendendo". Il problema è che qui neanche siamo nell'ambito della gratuità, visto che moltissimi (troppi, a mio avviso) foraggiano i content creator con sub e donazioni... per sentirsi dire cose che sono intrattenimento puro e semplice che spesso neanche è onesto e trasparente. Il caso Cydonia ha fatto aprire gli occhi a molti e guarda caso è iniziata una diaspora di content creator per slegarsi dai rapporti con aziende e pr tentando di riabilitare un castello di carte che, agli sguardi del pubblico, inizia a scricchiolare. E qui passiamo al terzo punto.

Terzo punto. Teorizzare sui complotti è divertente, ma spesso porta fuori strada.
Un passaggio focale. Oramai la "massa" si è indurita su un concetto base. "La stampa è sempre stata corrotta". Al quale si è aggiunto or ora un altro aspetto. "Anche i content creator subiscono un conflitto di interessi". Si tratta di generalizzazioni molto delicate che spesso sono fuorvianti. Si dica a chiare lettere: non esiste un'azienda o un PR che richiedono espressamente di trattare bene il tal prodotto. E questo è facilmente testimoniabile da chi è nel settore della stampa o c'è stato. Già solo scorrendo nelle pagine indietro, chi è stato (o è tuttora) all'interno di redazioni giornalistiche ha smentito categoricamente circostanze di questo tipo. Con buona pace dei teorici delle cospirazioni, semplicemente perché non esistono. I rapporti con aziende e PR si basano su una moltitudine di fattori ma si è sempre liberi di esprimere la propria opinione. Chi non lo fa e si lascia influenzare, casca in cortocircuiti psicologici che non sono estranei a qualsiasi settore di mercato. Vi porto il caso di un piccolo content creator o di una modesta testata giornalistica, che magari si trova alle prime esperienze con il settore. Se avete mezzi modesti e non potete permettervi di acquistare direttamente oggetti o software, la disponibilità di un'azienda cambia e non di poco le prospettive lavorative e di crescita. Sebbene non sia mai chiesto di trattare bene un articolo in fase di test, al contempo il piccolo content creator o la modesta testata giornalistica potrebbero di loro iniziativa personale decidere di essere più dolci. Ma si tratta di una scelta discrezionale, come può essere quella di una qualsiasi azienda aperta da poco che fa promozioni per prendere clientela o di un qualsiasi professionista che cerca di venire incontro alla gente con preventivi modici. Giusto o sbagliato, etico oppure no, questi sono punti di vista. E' più immorale millantare una blind run quando essa non lo è oppure fare una recensione su un review code dato da un'azienda ed avere l'etichetta di "venduto" a prescindere da ciò che si esprime? Il punto, COME SEMPRE, è un altro. Nel 99,9% dei casi quando vedete una recensione fatta coi piedi o che sorvola su aspetti chiave non è perché ci sono alle spalle ci sono fantomatiche mazzette. Ma semplicemente perché evidentemente il recensore non era all'altezza. Ed ecco il quarto punto.

Quarto punto. Il discernimento è la chiave di ogni cosa.
Posto che non esiste una laurea in videogiochi e che nessuno può ergersi a intenditore in virtù di titoli acclarati, bisogna sempre capire e saper soppesare le opinioni di chi si ha davanti. Senza cadere in pregiudizi di sorta. Una testata giornalistica potrebbe infatti affidarsi a recensori di primo pelo, magari addirittura poco più che maggiorenni, senza l'oggettiva necessaria esperienza per giudicare un titolo con un piglio critico definito. Al tempo stesso un content creator potrebbe essere molto più trasparente in determinati frangenti. Ma può benissimo verificarsi l'opposta situazione. Quello che molti scambiano per campanilismo spesso è semplicemente leggerezza o addirittura incompetenza. Puro e semplice. E si tratta di una circostanza estremamente più frequente (basta riscontrare gli epic fail su elementi oggettivi apparsi negli anni sia dalla stampa sia dai content creator... chi se la ricorda la review modificata di Nier di Fossetti?). Non c'è nulla di male nel trovare qualcuno che si reputa un buon opinionista. Personalmente, non ho mai fatto mistero di apprezzare Gene Park, penna del The Washington Post. Che guarda caso non ha manco fatto sempre il critico videoludico nella vita, venendo dall'esperienza nel coverage di cronaca nera (mi pare o comunque un altro ambito totalmente diverso). Ma c'è chi apprezza altre personalità perché più affini al proprio gusto o modo di vedere le cose. Il che ci riporta idealmente al primo punto del discorso, in un loop da imparare a memoria.

La messa è finita, andate in pace.
Troppo lungo. Aspetto Accorciabro
 
Vabbè ho fatto uno sforzo :ahsisi:
Credo tu non abbia sbagliato neanche una virgola. Questo messaggio dovrebbe comparire in ogni sito di informazione al posto dell'accettazione dei cookie. Incredibile che nel 2025 si debbano ricordare dei concetti basilari. Siamo proprio una massa di lobotomizzati.
 
Sinceramente l'argomento non si merita né analisi così lucide e sensate né miserrime diatribe. C'é ben poco di cui discutere quando al centro c'é la voglia di un cristiano egocentrico di guadagnare a qualunque costo e con qualsiasi mezzo (si, anche alzando polveroni apparentemente controproducenti ma sempre figli del berlusconiano "va tutto bene purché si parli di me").

Sarebbe molto più interessante vedere utenti utilizzare il loro tempo per scrivere papiri per topoi decisamente più qualificanti, é un po' deprimente vedere tutto questo infervorarsi per una tematica così vuota
 
Noto che ci avete dato a scrivere negli scorsi giorni. :asd:
Ad ogni modo, alcune riflessioni sparse. Talune fanno riferimenti a post che ho letto (o comunque concetti espressi), altre son osservazioni generali.

Tutta questa baraonda nasce da un bisogno assolutamente umano. Quello di confrontarsi, di scambiarsi opinioni e di sviluppare un pensiero critico via via più raffinato. Il che è oggettivamente fisiologico e onestamente salutare. Da un assunto iniziale di questo tipo però, seguono una serie di corollari che spesso non vengono osservati, se non addirittura apertamente travisati.

Primo punto. Nessuno è depositario della verità assoluta.
Si tratta di un concetto che porto avanti da quando ho voce su Gamesforum, per cercare di far passare il messaggio che tutte le opinioni possono esser valide e che i gusti alla fine dei conti sono sempre soggettivi. Benché le qualità di un titolo possano essere oggettive (in questo senso, il merito dei siti di aggregazione delle review della stampa è tanto di mediare i numeretti, quanto fare da bacino di raccolta di una communis opinio che sovente poggia su dati obiettivi), la percezione di un videogioco passa dalla propria scala di gradimento. C'è chi può ritenere un Hades 2 inconcludente perché non ama i roguelite ed al contempo osannare Powerwash Simulator per le sue qualità rilassanti. A ciascuno il suo. Troppo spesso tuttavia si cade in un bias cognitivo. Chi la pensa come noi "ne sa" ed è meritevole di essere ascoltato. Chi la pensa diversamente è una capra che deve restare al pascolo. Che è un po' il problema che ci porta a quanto segue.

Secondo punto. Ragionare con la propria testa.
Un concetto che sembra banale, ma che evidentemente tanto scontato non è. Fin troppo spesso oramai si assiste ad una vera e propria mitizzazione assoluta di content creator e personalità varie, quasi ai confini di un diktat ermeneutico. "E' così perché lo dice Tizio, che ne sa". Una frase che fa sinceramente rabbrividire. Ciascuno dovrebbe ricordarsi sempre di usare il proprio pensiero e svilupparlo. Non lasciandosi influenzare da altri né tantomeno omologandolo alle opinioni altrui. In questo senso, a mio avviso è drammatico aver dato tutto questo peso e rilevanza ai content creator, al punto di averne alimentato l'ego oltre misura. Ricordatevi sempre che per tutti gli Youtubers e Twitcher il pubblico è nient'altro che la loro fonte di guadagno. E come QUALSIASI lavoro, si fa quello che si fa e si dice quello che si dice (teoricamente nei limiti del legale e dell'etica) per fatturare. Andrew Lewis scriveva che “se non state pagando qualcosa da qualcuno, non siete un cliente bensì il prodotto che stanno vendendo". Il problema è che qui neanche siamo nell'ambito della gratuità, visto che moltissimi (troppi, a mio avviso) foraggiano i content creator con sub e donazioni... per sentirsi dire cose che sono intrattenimento puro e semplice che spesso neanche è onesto e trasparente. Il caso Cydonia ha fatto aprire gli occhi a molti e guarda caso è iniziata una diaspora di content creator per slegarsi dai rapporti con aziende e pr tentando di riabilitare un castello di carte che, agli sguardi del pubblico, inizia a scricchiolare. E qui passiamo al terzo punto.

Terzo punto. Teorizzare sui complotti è divertente, ma spesso porta fuori strada.
Un passaggio focale. Oramai la "massa" si è indurita su un concetto base. "La stampa è sempre stata corrotta". Al quale si è aggiunto or ora un altro aspetto. "Anche i content creator subiscono un conflitto di interessi". Si tratta di generalizzazioni molto delicate che spesso sono fuorvianti. Si dica a chiare lettere: non esiste un'azienda o un PR che richiedono espressamente di trattare bene il tal prodotto. E questo è facilmente testimoniabile da chi è nel settore della stampa o c'è stato. Già solo scorrendo nelle pagine indietro, chi è stato (o è tuttora) all'interno di redazioni giornalistiche ha smentito categoricamente circostanze di questo tipo. Con buona pace dei teorici delle cospirazioni, semplicemente perché non esistono. I rapporti con aziende e PR si basano su una moltitudine di fattori ma si è sempre liberi di esprimere la propria opinione. Chi non lo fa e si lascia influenzare, casca in cortocircuiti psicologici che non sono estranei a qualsiasi settore di mercato. Vi porto il caso di un piccolo content creator o di una modesta testata giornalistica, che magari si trova alle prime esperienze con il settore. Se avete mezzi modesti e non potete permettervi di acquistare direttamente oggetti o software, la disponibilità di un'azienda cambia e non di poco le prospettive lavorative e di crescita. Sebbene non sia mai chiesto di trattare bene un articolo in fase di test, al contempo il piccolo content creator o la modesta testata giornalistica potrebbero di loro iniziativa personale decidere di essere più dolci. Ma si tratta di una scelta discrezionale, come può essere quella di una qualsiasi azienda aperta da poco che fa promozioni per prendere clientela o di un qualsiasi professionista che cerca di venire incontro alla gente con preventivi modici. Giusto o sbagliato, etico oppure no, questi sono punti di vista. E' più immorale millantare una blind run quando essa non lo è oppure fare una recensione su un review code dato da un'azienda ed avere l'etichetta di "venduto" a prescindere da ciò che si esprime? Il punto, COME SEMPRE, è un altro. Nel 99,9% dei casi quando vedete una recensione fatta coi piedi o che sorvola su aspetti chiave non è perché ci sono alle spalle ci sono fantomatiche mazzette. Ma semplicemente perché evidentemente il recensore non era all'altezza. Ed ecco il quarto punto.

Quarto punto. Il discernimento è la chiave di ogni cosa.
Posto che non esiste una laurea in videogiochi e che nessuno può ergersi a intenditore in virtù di titoli acclarati, bisogna sempre capire e saper soppesare le opinioni di chi si ha davanti. Senza cadere in pregiudizi di sorta. Una testata giornalistica potrebbe infatti affidarsi a recensori di primo pelo, magari addirittura poco più che maggiorenni, senza l'oggettiva necessaria esperienza per giudicare un titolo con un piglio critico definito. Al tempo stesso un content creator potrebbe essere molto più trasparente in determinati frangenti. Ma può benissimo verificarsi l'opposta situazione. Quello che molti scambiano per campanilismo spesso è semplicemente leggerezza o addirittura incompetenza. Puro e semplice. E si tratta di una circostanza estremamente più frequente (basta riscontrare gli epic fail su elementi oggettivi apparsi negli anni sia dalla stampa sia dai content creator... chi se la ricorda la review modificata di Nier di Fossetti?). Non c'è nulla di male nel trovare qualcuno che si reputa un buon opinionista. Personalmente, non ho mai fatto mistero di apprezzare Gene Park, penna del The Washington Post. Che guarda caso non ha manco fatto sempre il critico videoludico nella vita, venendo dall'esperienza nel coverage di cronaca nera (mi pare o comunque un altro ambito totalmente diverso). Ma c'è chi apprezza altre personalità perché più affini al proprio gusto o modo di vedere le cose. Il che ci riporta idealmente al primo punto del discorso, in un loop da imparare a memoria.

La messa è finita, andate in pace.

Voglio fornire una chiave di lettura diversa del problema e credo che soprattutto noi come comunita' piu' anziana abbiamo contribuito a creare nel corso degli anni un approccio totalmente sbagliato al media, basato sulla quantita' dei contenuti consumati ma non sulla qualita' della loro fruizione.
La principale responsabilita' sicuramente viene dai portali d'informazione che hanno basato la loro fortuna sull'informazione un tanto al chilo, fatta di schiavetti sostituibili, notizie e recensioni pubblicate prima dei competitor o a ridosso a scapito del lavoro e dell'analisi svolti.
Anche in questi lidi quanti aspiranti sviluppatori ci sono che vogliono parlare di Godot, Unreal Engine, scrittura creativa, etc.? Quanti consigli su libri a tema videoludico, game design, psicologia del gaming, etc.? E non e' che questo forum sia un outlier negativo, anzi la qualita' media delle discussioni e' piuttosto elevata.E' chiaro che quindi l'aspettativa nei confronti della competenza del content creator sia piuttosto bassa e di conseguenza del pensiero critico.
Io vi consiglio di guardare qualche recensione di Shut Up & Sit Down a tema gioco da tavolo per capire la differenza abissale che esiste fra il content gaming di quel settore e il nostro, da far venire la pelle d'oca.
 
Voglio fornire una chiave di lettura diversa del problema e credo che soprattutto noi come comunita' piu' anziana abbiamo contribuito a creare nel corso degli anni un approccio totalmente sbagliato al media, basato sulla quantita' dei contenuti consumati ma non sulla qualita' della loro fruizione.
La principale responsabilita' sicuramente viene dai portali d'informazione che hanno basato la loro fortuna sull'informazione un tanto al chilo, fatta di schiavetti sostituibili, notizie e recensioni pubblicate prima dei competitor o a ridosso a scapito del lavoro e dell'analisi svolti.
Anche in questi lidi quanti aspiranti sviluppatori ci sono che vogliono parlare di Godot, Unreal Engine, scrittura creativa, etc.? Quanti consigli su libri a tema videoludico, game design, psicologia del gaming, etc.? E non e' che questo forum sia un outlier negativo, anzi la qualita' media delle discussioni e' piuttosto elevata.E' chiaro che quindi l'aspettativa nei confronti della competenza del content creator sia piuttosto bassa e di conseguenza del pensiero critico.
Io vi consiglio di guardare qualche recensione di Shut Up & Sit Down a tema gioco da tavolo per capire la differenza abissale che esiste fra il content gaming di quel settore e il nostro, da far venire la pelle d'oca.
Purtroppo lo sbilanciamento verso la quantità a sfavore della qualità è il leitmotiv principale della gran parte dei prodotti di intrattenimento.
Basta guardare il fiorire di sedicenti esperti di cinema sui social, la (a mio personalissimo avviso) rabbrividente moda dei libri del Booktok (con alcuni volumi buoni solo per mettere a pari le gambe dei tavolini), le vangate di serie TV che escono ogni mese sulle piattaforme streaming, ecc.
La direzione è questa, ci piaccia o no. Purtroppo nel mare magno a farne i conti sono le produzioni davvero di qualità, che magari finiscono paradossalmente per essere ignorate pur di parlare della moda del momento.
Per dire, anche il settore dei giochi da tavolo si sta "imbastardendo" anche se lì c'è una capacità di filtro dovuta alla tipologia del media. In quanti possono comprare board game a raffica senza finire fisicamente lo spazio? Non c'è sostituzione digitale che tenga e per la fruizione si necessita di un gruppo di giocatori propensi a sedersi intorno ad un tavolo. Diciamo che per sua estrinseca natura riesce a tenere lontani un certo tipo di rischi.
 
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