Noto che ci avete dato a scrivere negli scorsi giorni.

Ad ogni modo, alcune riflessioni sparse. Talune fanno riferimenti a post che ho letto (o comunque concetti espressi), altre son osservazioni generali.
Tutta questa baraonda nasce da un bisogno assolutamente umano. Quello di confrontarsi, di scambiarsi opinioni e di sviluppare un pensiero critico via via più raffinato. Il che è oggettivamente fisiologico e onestamente salutare. Da un assunto iniziale di questo tipo però, seguono una serie di corollari che spesso non vengono osservati, se non addirittura apertamente travisati.
Primo punto. Nessuno è depositario della verità assoluta.
Si tratta di un concetto che porto avanti da quando ho voce su Gamesforum, per cercare di far passare il messaggio che tutte le opinioni possono esser valide e che i gusti alla fine dei conti sono sempre soggettivi. Benché le qualità di un titolo possano essere oggettive (in questo senso, il merito dei siti di aggregazione delle review della stampa è tanto di mediare i numeretti, quanto fare da bacino di raccolta di una communis opinio che sovente poggia su dati obiettivi), la percezione di un videogioco passa dalla propria scala di gradimento. C'è chi può ritenere un Hades 2 inconcludente perché non ama i roguelite ed al contempo osannare Powerwash Simulator per le sue qualità rilassanti. A ciascuno il suo. Troppo spesso tuttavia si cade in un bias cognitivo. Chi la pensa come noi "ne sa" ed è meritevole di essere ascoltato. Chi la pensa diversamente è una capra che deve restare al pascolo. Che è un po' il problema che ci porta a quanto segue.
Secondo punto. Ragionare con la propria testa.
Un concetto che sembra banale, ma che evidentemente tanto scontato non è. Fin troppo spesso oramai si assiste ad una vera e propria mitizzazione assoluta di content creator e personalità varie, quasi ai confini di un diktat ermeneutico. "E' così perché lo dice Tizio, che ne sa". Una frase che fa sinceramente rabbrividire. Ciascuno dovrebbe ricordarsi sempre di usare il proprio pensiero e svilupparlo. Non lasciandosi influenzare da altri né tantomeno omologandolo alle opinioni altrui. In questo senso, a mio avviso è drammatico aver dato tutto questo peso e rilevanza ai content creator, al punto di averne alimentato l'ego oltre misura. Ricordatevi sempre che per tutti gli Youtubers e Twitcher il pubblico è nient'altro che la loro fonte di guadagno. E come QUALSIASI lavoro, si fa quello che si fa e si dice quello che si dice (teoricamente nei limiti del legale e dell'etica) per fatturare. Andrew Lewis scriveva che “se non state pagando qualcosa da qualcuno, non siete un cliente bensì il prodotto che stanno vendendo". Il problema è che qui neanche siamo nell'ambito della gratuità, visto che moltissimi (troppi, a mio avviso) foraggiano i content creator con sub e donazioni... per sentirsi dire cose che sono intrattenimento puro e semplice che spesso neanche è onesto e trasparente. Il caso Cydonia ha fatto aprire gli occhi a molti e guarda caso è iniziata una diaspora di content creator per slegarsi dai rapporti con aziende e pr tentando di riabilitare un castello di carte che, agli sguardi del pubblico, inizia a scricchiolare. E qui passiamo al terzo punto.
Terzo punto. Teorizzare sui complotti è divertente, ma spesso porta fuori strada.
Un passaggio focale. Oramai la "massa" si è indurita su un concetto base. "La stampa è sempre stata corrotta". Al quale si è aggiunto or ora un altro aspetto. "Anche i content creator subiscono un conflitto di interessi". Si tratta di generalizzazioni molto delicate che spesso sono fuorvianti. Si dica a chiare lettere: non esiste un'azienda o un PR che richiedono espressamente di trattare bene il tal prodotto. E questo è facilmente testimoniabile da chi è nel settore della stampa o c'è stato. Già solo scorrendo nelle pagine indietro, chi è stato (o è tuttora) all'interno di redazioni giornalistiche ha smentito categoricamente circostanze di questo tipo. Con buona pace dei teorici delle cospirazioni, semplicemente perché non esistono. I rapporti con aziende e PR si basano su una moltitudine di fattori ma si è sempre liberi di esprimere la propria opinione. Chi non lo fa e si lascia influenzare, casca in cortocircuiti psicologici che non sono estranei a qualsiasi settore di mercato. Vi porto il caso di un piccolo content creator o di una modesta testata giornalistica, che magari si trova alle prime esperienze con il settore. Se avete mezzi modesti e non potete permettervi di acquistare direttamente oggetti o software, la disponibilità di un'azienda cambia e non di poco le prospettive lavorative e di crescita. Sebbene non sia mai chiesto di trattare bene un articolo in fase di test, al contempo il piccolo content creator o la modesta testata giornalistica potrebbero di loro iniziativa personale decidere di essere più dolci. Ma si tratta di una scelta discrezionale, come può essere quella di una qualsiasi azienda aperta da poco che fa promozioni per prendere clientela o di un qualsiasi professionista che cerca di venire incontro alla gente con preventivi modici. Giusto o sbagliato, etico oppure no, questi sono punti di vista. E' più immorale millantare una blind run quando essa non lo è oppure fare una recensione su un review code dato da un'azienda ed avere l'etichetta di "venduto" a prescindere da ciò che si esprime? Il punto, COME SEMPRE, è un altro. Nel 99,9% dei casi quando vedete una recensione fatta coi piedi o che sorvola su aspetti chiave non è perché ci sono alle spalle ci sono fantomatiche mazzette. Ma semplicemente perché evidentemente il recensore non era all'altezza. Ed ecco il quarto punto.
Quarto punto. Il discernimento è la chiave di ogni cosa.
Posto che non esiste una laurea in videogiochi e che nessuno può ergersi a intenditore in virtù di titoli acclarati, bisogna sempre capire e saper soppesare le opinioni di chi si ha davanti. Senza cadere in pregiudizi di sorta. Una testata giornalistica potrebbe infatti affidarsi a recensori di primo pelo, magari addirittura poco più che maggiorenni, senza l'oggettiva necessaria esperienza per giudicare un titolo con un piglio critico definito. Al tempo stesso un content creator potrebbe essere molto più trasparente in determinati frangenti. Ma può benissimo verificarsi l'opposta situazione. Quello che molti scambiano per campanilismo spesso è semplicemente leggerezza o addirittura incompetenza. Puro e semplice. E si tratta di una circostanza estremamente più frequente (basta riscontrare gli epic fail su elementi oggettivi apparsi negli anni sia dalla stampa sia dai content creator... chi se la ricorda la review modificata di Nier di Fossetti?). Non c'è nulla di male nel trovare qualcuno che si reputa un buon opinionista. Personalmente, non ho mai fatto mistero di apprezzare Gene Park, penna del The Washington Post. Che guarda caso non ha manco fatto sempre il critico videoludico nella vita, venendo dall'esperienza nel coverage di cronaca nera (mi pare o comunque un altro ambito totalmente diverso). Ma c'è chi apprezza altre personalità perché più affini al proprio gusto o modo di vedere le cose. Il che ci riporta idealmente al primo punto del discorso, in un loop da imparare a memoria.
La messa è finita, andate in pace.