Ufficiale Youtuber e Content Creator videoludici - Intrattenimento, scandali e imparzialità per tutti

  • Autore discussione Autore discussione roscian79
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Si sta continuando a mischiare il lavoro del giornalista con quello dell'influencer. Schiacci stesso ha detto che PUÒ recensire i giochi come recensore ma che non gli mandano nulla come influencer, forse forse le due cose sono separate
Com’è bello capire solo quello che si vuole capire.
 
Una domanda: SchiacciSempre ha cambiato mestiere dopo questo episodio? Ha dovuto chiudere tutti i suoi canali? No, anzi ha fatto un video in cui parla della situazione, e ha ricevuto le stesse visualizzazioni degli altri.

Ripeto: con l'aria che tira, ovvero con l'algoritmo di YouTube che premia il dramma (l'ho provato anch'io con il mio piccolo canale e confermato di persona anche da NikyuAlex, altro piccolo content creator), motivo per cui stanno facendo TUTTI le reaction, se dovessi venire a sapere di aver subito una cosa del genere INGIUSTAMENTE (perché se dici cazzate, te lo meriti) ci faccio un figurone. Non mi mandano più i videogiochi? Me li compro, è la prima cosa che mi sono assicurato quando iniziai a lavorare. Se uno si tiene buoni tutti solo per paura che non gli mandino più i prodotti, è un ragazzino, non un professionista. Oh, le bollette costano più di un buffet e di un biglietto del cinema :lol2: (e so' pure aumentate, mortacci...) io mi preoccuperei prima di avere la possibilità di pagare quelle piuttosto che risparmiare sui videogiochi, altrimenti, davvero, conviene fare altro nella vita, come ho fatto io e tanti altri.

Questa è poi una delle numerose situazioni dove si punta il dito a prescindere contro chi ha rapporti con le aziende, ma guai a mettere in dubbio gli "indipendenti" e i loro sostenitori. L'accusa è che se ricevi un videogioco da un'azienda, avrai certamente paura a parlarne male, quindi in molti hanno rinunciato a TUTTI questi rapporti per non destare sospetti... ma allora avevano ragione loro a dirsi onesti, dato che hanno continuato tranquillamente a fare lo stesso mestiere... però sono loro stessi che c'hanno rimesso i soldi per dimostrare che l'accusa aveva torto...

Dovessero mai spingere me a fare una cosa del genere a livello lavorativo, li manderei bevuti... anche perché l'etica del giornalista dice che se c'è un potenziale conflitto di interessi, il pubblico lo sapere, punto. Sta a loro decidere poi se il tuo contenuto è affidabile o meno, ma non esiste che tu mi accusi e IO devo portare le prove della mia innocenza. Immagina una cosa del genere per via legali: quante possibilità avresti di vincere un processo del genere? Giusto il tribunale sportivo funziona (o funzionava) in questo modo.

Io invece metto sul piatto anche la fallacia logica della fazione opposta:
  • Chi è diventato "indipendente" o è finito in black list, ha cambiato mestiere? No.
  • Chi è diventato "indipendente" ha cambiato modus operandi? No. Mesi fa, su una pagina social, facevano notare come i voti di Falconero erano più o meno gli stessi della stampa.
  • Guarda caso, solo lì dove c'è polemica il voto è diverso, e non solo verso il basso. Rayden che intitola la recensione di Resident Evil Requiem: "perché sarebbe un gioco a metà?" non da alcun sentore di frecciatina?
  • Gli "indipendenti" possono leggere le recensioni degli altri prima di pubblicare la loro: Falconero ne ha fatto addirittura un format, non viene il sospetto che possano farsi influenzare? Ricordo che questi sostengono di poter essere influenzati da un pranzo o da una cena, eh...
  • Gli "indipendenti" possono sondare l'umore del pubblico dopo le recensioni in anteprima. Non desta sospetti gente che adesso campa solo con gli introiti derivanti dal pubblico?
  • Gli "indipendenti" non possono ricevere alcuna "reviewer's guide", però possono tranquillamente leggere le guide complete presenti online in ogni dove. Se Pregianza viene accusato di leggere le "reviewer's guide", non potrebbe fare lo stesso, in alternativa, con le guide complete?

Capitolo dibattito videoludico: se si fosse elevato, non avrei avuto questa forte voglia di tornare qui dopo otto anni. Se l'ho fatto è perché mi rendo conto che i social non hanno affatto sostituito i forum, anzi c'è bisogno di tornare alle nicchie. Non si può dover creare contenuti per spiegare che è insensato il confronto tra Mixtape e Crimson Desert né dover spiegare che le donne possono stare nei videogiochi pure se non sono "bambole IA".

Se davvero ci fossero dei "Conscious Gamer", i rapporti tra stampa e aziende per chiavi di gioco e anteprime sarebbero morti da soli, invece stanno sempre tutti lì ad aspettare la scadenza dell'embargo.

Un conto è dire "parli bene di Onimusha altrimenti Capcom ti mette in black list", un altro conto è l'assurda accusa verso i rapporti con Capcom per aver detto che Resident Evil Requiem è "un videogioco a metà": Capcom avrà forse influenzato i recensori per dare un voto più moderato al suo prodotto di punta? E questi recensori non hanno neanche interesse a parlare bene di un prodotto di Pearl Abyss, quando i prodotti coreani e cinesi si stanno prendendo il mercato dei Tripla A? Quando escono casi del genere, sembra più la vecchia faccenda della redazione che deve tenere conto dei voti che si aspetta l'utenza per un determinato prodotto, denunciata ad esempio da Stefania Sperandio (ma anche da un mio collega che ha scritto in passato per un sito concorrente).

Sarà anche vero, come dice Mara Sanvitale, che l'utenza non è necessariamente un tuo pari bensì un tuo cliente, ma che razza di clienti si vorrebbero? Si desiderano persone in grado di ascoltare e confrontarsi, oppure adulti che ragionano come adolescenti (pure arrapati) che stanno devastando ogni aspetto della società odierna? C'è poco da discutere con questi ultimi, ti ascoltano solo se gli dai ragione.

Non si può considerare una rivelazione qualcuno che dice: "lo sai che il tizio che produce un libro, e che ti parla di quel libro... non ci crederai, ma vuole venderti quel libro! E quelli che mettono un link in un articolo... vorrebbero che tu ci cliccassi! Il banner pubblicitario... è una pubblicità!" Oh, io ho quasi 35 anni e sono da poco iscritto a Scienze della comunicazione! :lol2: Ma sono l'unico a credere che è almeno da Franco Sensi che regala Rolex agli arbitri che la gente dovrebbe sapere 'ste cose? Ma ti pare che uno che riceve prodotti dalle aziende non lo sa che quelli vorrebbero che ne parlasse e pure bene? Un conto però è accordarsi per uno scambio di favori, un altro è: "grazie, accetto il regalo ma... chi te l'ha chiesto? Io volevo solo recensire il prodotto, magari in anteprima, se possibile."

A me sembrano scandali alla Corona: "lo sai che dietro le quinte di Mediaset c'è il marcio?" Ma non mi dire! Il prossimo scoop quale sarà? Il lato oscuro di Non è la Rai? C'è un video su YouTube di 25 minuti che lo spiega, così vi risparmiate un abbonamento a Falsissimo.

P.S. Questo ovviamente se sei una partita IVA; un quotidiano online che deve mantenere una redazione grossa può ragionare in maniera diversa, ma infatti chi ci rimette da un decennio ormai sono loro, non i singoli content creator che sono il vero punto focale dell'informazione videoludica.

P.P.S. Con ciò non nego che un professionista debba scendere a patti in alcuni casi: se il singolo non dovrebbe aver timore delle black list, per i motivi citati in precedenza, è logico che in situazioni come una conferenza stampa accetti determinati comportamenti: per partecipare alla "round table" con Keiichiro Toyama a Lucca, ho dovuto chiedere e ricevere il permesso; non è che potevo entrare alla Camera di Commercio, salire al secondo piano, sfondare la porta e mettermi a gridare. :asd: Quindi se uno volesse, per esempio, incontrare Kojima e fare domande scomode sui rapporti con l'Arabia Saudita o la situazione di Zerocalcare e i curdi, probabilmente non gli verrebbe permesso, o riceverebbe un "no comment", oppure un rigirare la frittata (basta vedere l'atteggiamento dei politici). Tutto sta a tenere a mente che un giornalista deve prima di tutto ottenere informazioni: le domande di Mario Gerevini a Manenti sull'acquisizione-truffa del Parma, avevano chiaramente lo scopo di ottenere informazioni, pur essendo domande ficcanti; il giovane giornalista che va dal DS della Lazio a sottolineare gli acquisti sbagliati e chiedere se abbia mai pensato alle dimissioni, potrà farsi dire dai tifosi: "bravo, gliene hai detto quattro, anche se mo non te faranno più entrare a Formello", ma a me spettatore (e tifoso della Lazio) che me ne frega? Non ho ricevuto alcuna informazione con questo atto.



Il problema è che, secondo me, la maggior parte dell'utenza social non vuole sviluppare il pensiero critico: vuole la polemica, vuole che gli si dia ragione, e vuole soprattutto potere su gente che gli causa rodimento in quanto è riuscita a creare un mestiere con le loro passioni, o anche solo ottenere agevolazioni, tipo me. Su quest'ultimo, anche a me rode vedere tante situazioni che, per un motivo o per un altro, io non riuscirei a ricreare, e anch'io vorrei rispondere a tono in certe situazioni, però lo accetto e faccio altro.

Ti faccio un esempio in questo caso: "Il PR di Blizzard dice che dovremmo..." Oh, ma intanto lui fa il PR di grosse aziende videoludiche, vogliamo far finta che non ne fa parte? Oppure Tagliaferri che risponde alle accuse di aver contribuito a creare la peggio monnezza su di un sito concorrente dicendo: "eh ma che dovevo fare, morire di fame?" Ma andasse a quel paese! Io ho fatto per dieci anni il benzinaio per avere la mia stabilità economica, mentre prendevo il tesserino e iniziavo l'università. Solo da otto mesi a questa parte mi sono detto che ok, ora posso permettermelo e mollo per provare nuova strade (capace pure che mi stufo e torno ad accontentarmi del lavoro tranquillo, però almeno a provare). E sono tanti che fanno i giornalisti, guadagnano pure, ma non abbastanza da fare solo quello: alcuni fanno lavori comunque inerenti, tipo l'insegnamento; altri, come ho fatto io in passato, fanno tutt'altra cosa per raggiungere la stabilità economica.

Mi rendo conto di essere andato un po' off topic nella risposta, ma è per sottolineare il termine "content destroyer" poiché non stanno nascendo molte alternative da parte di gente che si definisce ribelle quando ci sta comunque dentro fino al collo.

Se l'utenza volesse sviluppare un pensiero critico, basterebbe valutare la qualità del contenuto stesso, non chi o come la fa. Invece si è arrivati a dire che certi recensori sono dei venduti perché hanno messo solo 7 a Resident Evil Requiem: ma venduti a chi? Capcom che ti mette in black list se parli male dei prodotti, ha fatto pressione per mediare il voto di Resident Evil?
Dici cose molto vere e molto interessanti, ti sintetizzo l'aku-pensiero, magari vale anche per altri, non lo so.
L'indipendente, campa in base a due elementi: competenza e capacità*. Da questi due elementi, ne deriva ogni cosa, o quasi.
Persino se sei uno stronzo caratterialmente, dico, se dimostri competenza e capacità di leggere i videogiochi, il pubblico te lo fai e verrai considerato qualcuno degno di nota, credito e seguito.
Pubblico che, ovviamente potrà essere microscopico, o macroscopico, a seconda del tuo impatto e della tua compresione delle dinamiche social, algoritmo ... uber alles insomma.
Ovviamente, l'indipendente campa senza essere foraggiato dalle aziende e non necessita nemmeno di avere rapporti con i publisher, perché la sua scelta è squisitamente etica anche se non priva di ombre, per esempio non coprire il gioco al d1, non essere invitato ad eventi, non finire nelle liste dei regali e così via. Semplicemente, l'indipendente si compra il gioco al D1 con i suoi soldi o quelli che (se monetizza i suoi contenuti) il suo pubblico gli concede. È una delle situazioni più win-win della storia dell'uomo: Se sei bravo, la gente ti segue, se sei un incapace, la gente non ti paga. Se poi non finisci i giochi, sei proprio un pirla, sia che tu sia indipendente o professionale eh. Come giustamente dici, l'utenza valuta il contenuto stesso che proponi, ed è quello che conta, alla fine della fiera.

Lo fa anche con i recensori, ma ci sono troppe variabili nel processo del portale dei videogiochi, troppi compromessi:

  • pressione editoriale
  • pressione con il publisher
  • NDE ad esempio: (non potete raccontare la trama di GTA6)
  • scadenze varie e redazionali
  • colleghi e altri portali (se GiocoTutti fa uscire la recensione il 4 Novembre, noi dobbiamo uscire lo stesso giorno)
  • impatto social: Un gioco molto amato è un gioco molto criticato.
  • altro, che probabilmente non ricordo.

Tu dici:

"Il problema è che, secondo me, la maggior parte dell'utenza social non vuole sviluppare il pensiero critico: vuole la polemica, vuole che gli si dia ragione, e vuole soprattutto potere su gente che gli causa rodimento in quanto è riuscita a creare un mestiere con le loro passioni, o anche solo ottenere agevolazioni, tipo me. Su quest'ultimo, anche a me rode vedere tante situazioni che, per un motivo o per un altro, io non riuscirei a ricreare, e anch'io vorrei rispondere a tono in certe situazioni, però lo accetto e faccio altro"


Secondo me invece, sabato 6 giugno, 2026, il problema è proprio l'opposto:
La maggior parte dell'utenza social VUOLE UN PENSIERO CRITICO. Vuole sapere se le proverbiali ottanta euro che le redazioni NON PAGANO, valgono lo sforzo economico che si sobbarca, con bollette (che come dici) ti tolgono il sonno. La gente è solo desiderosa di essere indirizzata all'acquisto, non pretende di cingersi d'oro con le parole altrui. E adesso è affamata di deonologia e non vuole servi dei publisher.
È questo il fulcro della discussione. Intendiamoci, il problema non sono le live embeddate alle 8:00 del mattino, oppure i banner ADV sui siti per Onimusha (e ridanghete).
Sappiamo (come utenza dico) che da qualche parte bisogna pur prendere i soldi, le redazioni pagano studi, spazi, collaboratori e via dicendo.
Sappiamo che attivano una collaborazione proficua con questi colossi. E sappiamo anche che questi colossi mandano le demo a Spaziogames perché vogliono una copertura al loro gioco.
Se Pippo Mastruzzo legge che GTA6 è un 9, Pippo Mastruzzo prende GTA6, Rockstar è contenta che Pippo Mastruzzo ha comprato una copia, grazie a Spaziogames.
È facile da capire no?

Il content-creator invece, lo youtuber, l'indipendente, nemmeno è conosciuto da Rockstar. Ma anche il suo apporto, fosse solo per 100 iscritti, porta acqua al mulino di Rockstar.

Tu puoi scegliere tra due padroni: il pubblico, o il publisher.

Devi decidere, ecco tutto.



*c'è un terzo elemento: compresione.
La comprensione di come funzionano gli strumenti del mestiere è fondamentale. Fa la differenza tra fare 20,000 views e 30 views. Se vuoi farne un mestiere, se invece vuoi solo divulgare, allora chissene.
 
Vero su Schiacci ma a quanto pare anche i singoli redattori hanno rapporti con i PR
Si, anche io ce parlo coi PR e un paio de volte mi son beccato con alcuni di essi.
Poi non mi han mandato i codici dei giochi perchè la società madre chiedeva dei dati e io stavo sotto a quei dati :asd:
 


Buon dio, "Top Games" se questo fosse il mio forum, saprei come chiamarlo :asd:
 
Come mai è sparito l'ultimo video di Yotobi su John Cena? Volevo vederlo ma non ho trovato il tempo.
 
Ma nooo. L'avevo visto in combo con quello di K-Pop Demon Hunters. Ogni volta un viaggio mistico.

Pazzesco che abbia resistito quello su Gioventù Ribelle e non questo :lol:

Tra l'altro, ho riso forte quando ha parlato di "americani" ed è saltato fuori il frame di lui che diceva "E gli americani vincono" nel leggendario video su Avengers Endgame :sard:
 
Per caso qualcuno ha ascoltato il dibattito sul conflitto d'interesse tra Falconero e Schiaccisempre?

Io quest'ultimo lo apprezzo moltissimo come giocatore di picchiaduro, penso sia veramente un campione del genere.. ma nell'ultimo periodo è diventato inascoltabile, Ok odiare street fighter 6 ma farlo passare per materia fecale in favore di fatal Fury (gioco carinissimo e con meccaniche interessanti ma che le prende sonoramente dal titolo Capcom sotto praticamente tutti i punti di vista) gli fa perdere credibilità.
 
Ed è un grande limite soprattutto nelle community online di oggi, dove il ragebait è la norma e molti di loro non hanno gli strumenti per evitare di abboccare
Eccoci qua.
Quanti ci sono cascati con la palla del complotto di Sony.
Un po’ sic transit della nuova era dell’indipendenza, tra chi non riesce a leggere due tabelle e chi millanta esperienze personali come fossero dati statistici.
 
Più che altro si basano sui soliti dati di Insomniac, vecchi di 3/4 anni e per giunta relativi solo alle esclusive, esclusive che non determinano l’intero incasso del fisico e del digitale. Come ribadito da Zaza più volte, alla fine contano gli incassi e quelli parlano chiaro, l’introito dal digitale è 6/7 volte quello del retail. :asd:
 
Eccoci qua.
Quanti ci sono cascati con la palla del complotto di Sony.
Un po’ sic transit della nuova era dell’indipendenza, tra chi non riesce a leggere due tabelle e chi millanta esperienze personali come fossero dati statistici.

Ma perché l'errore di un singolo dovrebbe essere in qualche modo squalificante di un'intera categoria ? Tra l'altro errore che nulla ha a che fare con lo stato di indipendenza dall'industria :asd:
Anche perché se si fa lo stesso giochino, a casacche opposte, non se ne esce meglio, anzi.
Solo contando le ultime due settimane abbiamo avuto -tra i professionisti del settore- : Siti con articoli scritti con IA fatti da persone che non esistono;
Recensioni uguali postate su due testate diverse, cambiando soltanto il sesso dell'autore/autrice.
Recensori che insultano il codice etico della propria testata e dicono apertamente di non volerlo seguire.

Insomma, non un bel biglietto da visita per i sostenitori del "FIDATEVE"
 
Ma semplicemente gli influencer son appassionati come noi, la loro parola non è legge e possono sbagliare come tutti, poi non so a chi vi riferite nello specifico.
Trovo molto peggiore sony che te la mette giù dicendo che si passa all'only digital per venire incontro all'utenza, una presa per il culo palese che oggi non so nemmeno quanto conviene fare.
 
Ma perché l'errore di un singolo dovrebbe essere in qualche modo squalificante di un'intera categoria ? Tra l'altro errore che nulla ha a che fare con lo stato di indipendenza dall'industria :asd:
Anche perché se si fa lo stesso giochino, a casacche opposte, non se ne esce meglio, anzi.
Solo contando le ultime due settimane abbiamo avuto -tra i professionisti del settore- : Siti con articoli scritti con IA fatti da persone che non esistono;
Recensioni uguali postate su due testate diverse, cambiando soltanto il sesso dell'autore/autrice.
Recensori che insultano il codice etico della propria testata e dicono apertamente di non volerlo seguire.

Insomma, non un bel biglietto da visita per i sostenitori del "FIDATEVE"
Ma francamente non è che abbia tanto interesse a tifare l’altra sponda (men che meno direzioni editoriali piene di AI slop), e penso che normalmente uno sia abbastanza sveglio da notare se un contenuto sia mistificato o meno.
È più che altro il fare le cose un po’ all’italiana, mettere sul piedistallo i paladini dell’indipendenza contro la stampa corrotta.
La cosa di cui ho maggior timore è che in mancanza di entrate come potevano essere quelle degli ad la si butti troppo facilmente in caciara (come in effetti è successo, tendendo i nostri a seguire un po’ troppo i trend di Twitter o altre board online).

Se fatta bene sarebbe anche una cosa auspicabile, ma non credo ci sia neanche bisogno di spiegare la differenza tra



E



Fa quasi tenerezza

(Tra l’altro titolo modificato più volte nell’arco di 24 ore, prima la spacciavano come una vera e propria inchiesta)
 
Gamer Nexus fenomenali, li seguo da diversi anni, portano sempre qualità astronomica e negli anni hanno eseguito investimenti infrastrutturali e stretto rapporti professionali che oggi pagano con approfondimenti minuziosi.

Anche solo metterli a confronto mi sembra un affronto, sono proprio categorie di divulgazione diverse.

Gli unici italiani che offrono responsi tecnici sono i prodigeek, ed anche loro stanno nella sfera opinionisti, ma almeno integrano bene.
 
Ma francamente non è che abbia tanto interesse a tifare l’altra sponda (men che meno direzioni editoriali piene di AI slop), e penso che normalmente uno sia abbastanza sveglio da notare se un contenuto sia mistificato o meno.
È più che altro il fare le cose un po’ all’italiana, mettere sul piedistallo i paladini dell’indipendenza contro la stampa corrotta.
La cosa di cui ho maggior timore è che in mancanza di entrate come potevano essere quelle degli ad la si butti troppo facilmente in caciara (come in effetti è successo, tendendo i nostri a seguire un po’ troppo i trend di Twitter o altre board online).

Se fatta bene sarebbe anche una cosa auspicabile, ma non credo ci sia neanche bisogno di spiegare la differenza tra



E



Fa quasi tenerezza

(Tra l’altro titolo modificato più volte nell’arco di 24 ore, prima la spacciavano come una vera e propria inchiesta)

Steve da da mangiare praticamente a tutta l'industria di tech youtuber (sia nostrani che americani) che non possono avere un'opinione o fare mezza ricerca fino a quando non c'è un'investigazione di GN da ripetere a pappagallo e commentare :asd:
 
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