Io devo avere il coraggio di scrivere una mia debolezza, che con Kojima in particolare viene fuori a più non posso.
E son un po' di capitoli, ormai, che il rapporto con Kojima è andato. La prendo larghissima: mgs1 era semplice e geniale, nonché rivoluzionario all'epoca. Già il secondo capitolo ha fatto venir fuori come lavora il Koji: lanciando pillole di trama qui e là. A dispetto di filmati numerosi e generosi, la narrativa di Kojima si basa sul lanciare sassolini e piccoli elementi, ma sin dall'inizio siamo già immersi in un universo che vorremmo capire (come giocatori, ovviamente, è così), possibilmente il prima possibile e in maniera chiara. Questo con Kojima non succede mai, fino a nutrire il sospetto che nemmeno lui sappia bene cosa costruisce (si, lo so, non prendetemi a bastonate, lasciatemi scrivere).
Mgs 3 è stata una grande eccezione e non a caso passa come miglior lavoro del maestro. Essendo un prequel, ma essendo anche molto più lineare e meno intriso di minchiate ultra fantascientifiche (ma preservando il carattere ultra giapponese dei magnifici boss), è davvero il capolavoro irraggiungibile dall'autore stesso.
Guardiamo al quarto capitolo: la forzatura di dover mettere un punto a qualcosa. Kojima va contro se stesso, contro il suo modo di lavorare vago; o meglio, quella vaghezza, quel carattere fuggente, quei piccoli indizi del mondo da nerd che costruisce sono ben presenti, e anche il finale può colpire in maniera più o meno conveniente. Ma è il capitolo che mette un punto, e allora tutto diventa un minestrone, tutto ritorna più o meno casualmente, in corridoii anche un po' tristi da giocare. Un capitolo ultra esaltato, ma a torto.
Col 5, ancora una volta Kojima dimostra di saper creare qualcosa di speciale, ma con estrema rarefazione. Qui si scopre la trovata di far ripetere le stesse azioni, pur costruendo un gameplay dalle basi solide, divertente da giocare. Una perla grezza. Specie considerando che erano stati fatti passi indietro nella narrativa, con cassette qui e lì e davvero troppo poco per mandare avanti ore e ore di giocato.
Ma in death stranding si fa un passo avanti e due indietro. L'universo che ha costruito, le trovate che mettono in collegamento i giocatori, i momenti in cui parte questa bellissima musica dei low roar (che non conoscevo) davanti a panorami vuoti e affascinanti. E poi, la tensione nell'attraversare i territori delle CA. A livello difficile è un casino, sono tutti a un cm di distanza, o quella è l'impressione che ho avuto.
Il gioco parte davvero di botto ed è quasi un piacevole passatempo fare il fattorino.
Ma poi ti rendi conto. Sono ore e ore di consegne. E soprattutto: l'interfaccia, le strutture, le risorse. Come con Mgs 5, anzi molto peggio. Io mai come un questo caso ho la sensazione di non stare capendo un cazzo. Cosa raccolgo, cosa dono, armadietti sparsi, cosa mi serve, cosa no. Davvero l'interfaccia di Kojima mi manda al manicomio; nemmeno in kingdom come ho avvertito questa mancanza di padronanza.
Non avendo la situazione sotto controllo, ho subito trasferito la difficoltà da difficile a molto facile, perché perdere al primo boss senza capire bene perché e come si equipaggia una granata, significa solo che o son troppo distratto io, o mancanza di voglia, o davvero c'è qualcosa che mi separa da Kojima. È proprio una questione personale ormai, anche con Mgs V è successo.
Il gioco l'ho portato avanti un pochetto ma credo di abbandonarlo a breve. L'annuncio già c'è su internet, e dovevo ancora incontrare molti personaggi 'dal vivo'.
Edit: dunque non mi sembra proprio quel tipo di gioco che o lo ami, o lo odi. Forse tutto il contrario, ci son cose che ami e altre proprio no, tutte insieme.
Tra l'altro, mi sto portando avanti l'odiosa retorica di ricostruire l'america bella (mai la Russia, in questi casi). E la solita equivalenza 'America=Usa'. Spero cambi più in avanti il gioco, proponendo altro, a prescindere se lo continuerò o meno.