Sotto spoiler un'intervista che ha fatto storia.
Considerazioni sparse a conclusione del 71esimo festival di Venezia.
E’ ora di tirare le somme dell’esperienza complessiva. Lungi dal volere ricondurre tutto alla volontà di direttore artistico e compagnia (loro sono da spernacchiare per le connivenze politiche esemplificate dalle leccate di Baratta a presidente del senato, europa e altre simpatiche figure) è comunque possibile rintracciare alcune tendenze. 50 film visti contando le visioni doppie (Nymphomaniac, Olive Kitteridge) e il Leone d’Oro (Roy Andersson).
Prima di addentrarci nella selezione è giusto soffermarsi un attimo su luoghi e organizzazione. Il restauro della Sala Darsena funziona e permette di accantonare la scomodissima Sala Grande nella scelta delle proiezioni, immagine e audio notevoli da qualsiasi angolatura. Insieme alla Perla queste due sale sono i pilastri della mostra, il resto viene relegato a stampella occasionale. Ormai archiviati deposito bagagli e metal detector, rispetto agli anni passati le proiezioni procedono senza troppi intoppi, difficile rimanere fuori da una proiezione stampa, a naso il lido ha accolto molta meno gente, forse complice un programma poco invitante.
Al Movie Village si moltiplicano cuscinoni e cuscini, complessivamente più cestini. Non si poteva chiedere di più.
Il tempo è stato discreto (abbastanza fresco, un maledetto nubifragio), i sottotitoli il solito e forse anche peggiore schifo, i proiettori tutti affetti da un misterioso problema che ogni tanto comportava degli scatti di luminosità. Imbarazzante ma notato da pochi, probabilmente qualcosa riguardante il software.
Passiamo ai film.
Rispetto all’anno passato il concorso non varia molto, resta una sezione in cui vengono proposte una quantità insopportabile di film equivalenti (loin des hommes, the cut, 99 homes, good kill*) riecheggiati da altre porcate sparse ma senza la presunzione politica (jackie & ryan, manglehorn*, the humbling*). La mancanza di un buon numero di film di grande spessore non è “colpa” di nessuno, questi inserimenti però sì. Tsukamoto è arrivato come un uragano a inondare la strada aperta dai notevoli Oppenheimer/Inarritu/Andersson. Per lui nessun premio. Ci torneremo dopo.
Nella sezione Orizzonti si sono visti molti “piccoli” film soddisfacenti (ich seh ich seh, reality, these are the rules, hill of freedom) e un film esaltante come Belluscone che purtroppo però non si avvicina alla caratura di Fish & Cat dell’anno passato, per non parlare di venezia69 con Three Sisters e Leones.
Fuori Concorso c’è Nymphomaniac che resta uno dei film dell’anno, affiancato da due commedie davvero pessime (She’s funny that way, burying the ex) capaci di dare nuovo senso alla parola sclerotizzazione. Gitai resta un’operazione patinata e di retroguardia e Court scassa il ***** con una sola inquadratura per TUTTO il film - incredibile! - .
Settimana internazionale della critica e giornate degli autori scivolano via senza nulla di rilevante a parte il da loro immeritato Labour of Love, esordio di impressionante compattezza e efficacia.
Personalmente riterrei necessario aggiungere la sezione Sceneggiature Riciclate e Niente Più, di grande attrattiva a quanto sembra. Ne farebbero parte Ghesseha, Court, Jackie & Ryan (a volere essere gentili e chiamare sceneggiatura la brodaglia della Mann), Melbourne, No One’s Child, Retour à Ithaque. Diversi altri film hanno sceneggiature da non prendere in considerazione ma che si salvano nel loro complesso: Sivas, The Smell of Us, Theeb, The Postman’s White Nights. Quest’ultimo una cartolina dal gusto locale per stessa ammissione del regista, un triste tentativo di inserire prospettive che appaiono sempre programmatiche e incapaci di interagire fra di loro.
Di The President, One on One, The Golden Era e Bypass non vale neanche la pena parlare. Non si poteva fare di peggio.
Complessivamente la mostra si attesta quindi su un livello basso. Sorvoliamo sul fatto che Lav Diaz sia andato a Locarno perché gli è stato rifiutato il concorso a Venezia. Il vero problema è stata la ripetitività e il crollo verticale di troppi film, un piattume incapace di risollevarsi sotto qualsiasi aspetto.
Viste le premesse dai premi mi aspettavo molto peggio. Il premio del pubblico SiC, le giornate degli autori, opera prima e sceneggiatura i terrificanti. Vedere vincere un mediocre indiano invece di Labour of Lofe è stato pesante. Sivas inspiegabile e The Postman’s White Nights fin troppo. Le coppe volpi si auto annullano.
Tsukamoto era il mio leone d’oro, il suo stile applicato al rifiuto della guerra dà corpo a un film incredibile, di cui il Giappone e il mondo intero hanno bisogno. Il ripiegamento su Andersson e Oppenheimer è comunque apprezzabile, due film su mediocrità e atrocità che restano. Per capire il museo degli orrori chiamato Svezia in cui la ricerca di Andersson esplode non posso non consigliare questo articolo di Mazzetta
http://mazzetta.wordpress.com/2012/06/06/cera-una-volta-una-svezia/. Rivederlo in sala con la ricca gentaglia che “andiamo a vedere il leone d’oro” è stato uno spettacolo.
Di seguito i voti. Per commenti singoli basta chiedere
Venezia 71
NOBI (FIRES ON THE PLAIN), Shinya Tsukamoto - 9
THE LOOK OF SILENCE, Joshua Oppenheimer - 8,5
EN DUVA SATT PA EN GREN OCH FUNDERADE PA TILLVARON (A PIGEON SAT ON A BRANCH REFLECTING ON EXISTENCE), Roy Andersson - 8,5
BIRDMAN, Alejandro G. Inarritu - 8
CHUANGRU ZHE (RED AMNESIA), Wang Xiaoshuai - 7
BELYE NOCHI POCHTALONA ALEKSEYA TRYAPITSYNA (THE POSTMAN’S WHITE NIGHTS), Andrej Koncaloskij - 6
SIVAS, Kaan Mujdeci - 6
HUNGRY HEARTS, Saverio Costanzo - 5,5
GHESSEHA (TALES), Rakhshan Banietemad - 5
99 HOMES, Ramin Bahrani - 4,5
LOIN DES HOMMES, David Oelhoffen - 4,5
THE CUT, Fatih Akin - 4
Orizzonti
BELLUSCONE. UNA STORIA SICILIANA, Franco Maresco - 8
ICH SEH ICH SEH (GOODNIGHT MOMMY), Veronika Franz, Severin Fiala 7,5
REALITY, Quentin Dupieux - 7
TAKVA SU PRAVILA (THESE ARE THE RULES), Ognjen Svilicic - 7
JAYUEUI ONDUK (HILL OF FREEDOM), Hong Sangsoo - 7
HEAVEN KNOWS WHAT, Josh Safdie, Benny Safdie - 6
COURT, Chaitanya Tamhane - 6
THEEB, Naji Abu Nowar - 6
NABAT, Elçin Musaoglu - 6
KREDITIS LIMITI (LINE OF CREDIT), Salomé Alexi - 4,5
THE PRESIDENT, Moshen Makhmalbaf - 4
JACKIE & RYAN, Ami Canaan Mann - 4
BYPASS, Duane Hopkins - 4
Fuori Concorso
NYMPHOMANIAC, Lars von Trier - 9
IM KELLER (IN THE BASEMENT), Ulrich Seidl - 8
OLIVE KITTERIDGE, Lisa Cholodenko - 7,5
QIN’AI DE (DEAREST), Peter Ho-Sun Chan - 7
TSILI, Amos Gitai - 6
THE SOUND AND THE FURY, James Franco - 5
SHE’S FUNNY THAT WAY, Peter Bogdanovich - 4,5
BURYING THE EX, Joe Dante - 4
HUANGJIN SHIDAI (THE GOLDEN ERA), Ann Hui - 4
Settimana Internazionale della Critica
BINGUAN ( THE COFFIN IN THE MOUNTAIN), Xin Yukun - 5,5
ZERRUMPELT HERZ (THE COUNCIL OF BIRDS), Timm Kroger - 5,5
NICIJE DETE (NO ONE’S CHILD), Vuk Rsumovic - 5
MELBOURNE, Nima Javidi - 4,5
Giornate degli Autori
ASHA JAOAR MAJHE (LABOUR OF LOVE), Adityavikram Sengupta - 8
THE SMELL OF US, Larry Clark - 6
LES NUITS D’ETE, Mario Fanfani - 5,5
METAMORPHOSES, Christophe Honoré - 5
RETOUR A’ ITHAQUE, Laurent Cantet - 5
ONE ON ONE, Kim Ki-duk - 4
Vari
MOUCHETTE, Robert Bresson - 8
UNA GIORNATA PARTICOLARE, Ettore Scola - 8
H., Rania Attieh, Darnel Garcia - 6