No anzi, niente di più sbagliato sul fingere di "deumanizzarsi". Se ci segui nelle live sai che ne parliamo spesso e io rivendico l'umanità del recensore. Io stessa ho scritto recensioni dove ho raccontato in qualche modo cosa ho vissuto, sono stata contenta che lo abbia fatto Valentino nel parlare di Zelda TOTK – perché penso sia importante trovare il modo giusto di passare il messaggio, dato che hai l'onore e l'onere di raccontare quel gioco al tuo pubblico.
Parlo di metodo che cerca una sua uniformità, però, perché a fare da collante ci sono io in quanto responsabile editoriale. Ossia: il recensore mi aggiorna su come va, ci sentiamo su base più o meno quotidiana (dipende dal gioco, chiaramente), presenta il pezzo e l'idea di voto, ne discutiamo. Una recensione non esce se prima non l'ho vista e non ne abbiamo parlato insieme. È mia premura tenere i fili in modo più coerente possibile (e non ti nascondo che in questi giorni, infatti, con Valthiel abbiamo parlato di Tales, ma anche di Crisis Core) perché così il lettore sa più o meno che metro aspettarsi. Questo non significa che i voti siano miei, attenzione: però prima di uscire, quei voti vanno discussi. E se c'è un range (esempio: il recensore dice "sono tra 8 e 8.5") capiamo insieme dove atterrare nel range che lui/lei propone.
Se non ci fosse una persona a fare "da hub" sarebbe ancora più difficile avere una scala che il lettore più o meno conosce, perché proprio perché ogni recensore è una persona a sé, ciascuno ha anche una scala e un'idea diversa. Quei numeretti (li odio e vorrei toglierli, ma purtroppo è una battaglia che ho accettato di non poter vincere in nessun modo

)))) ) cercano di riassumere in modo il più uniforme possibile quante cose nel gioco funzionano e quanto funzionano, e quante fanno l'opposto.
Poi quello con cui veniamo fuori può essere apprezzato o meno, ma l'idea che c'è dietro è questa.