Il ministro Maroni non sembra una persona molto intelligente, ma quanto a furbizia ricorda l’astuto Ulisse. Anche lui, nel suo piccolissimo, ha costruito un Cavallo di ***** e anche lui, proprio come Ulisse, retrocederà nel profondo Inferno, nel girone dei fraudolenti, e senza play-out. La TdT non è solo un business mascherato, ma è un’immensa scusa per smantellare le tifoserie e incrinare quel che di genuino ancora restava nel calcio. E’ anche un attentato alla libertà delle persone, impedite a muoversi, ad aggregarsi, a viaggiare, ricattate al punto da dover rinunciare ai riti sacri dell’abbonamento e delle trasferte. E’ quindi un affronto alla storia, perché tutti noi siamo gli eredi di una tradizione popolare che viene da lontano. Nel caso dei Genoani poi, viene da lontanissimo: ha viaggiato per oltre un secolo, su tradotte e carri bestiame, su bagnarole e navi a forma di gradinata, per strade polverose e a volte senza speranza, ma sempre affrontate con l’orgoglio di esserci. La partita di calcio era un appuntamento a cui chiunque poteva aderire, bastava pagare. Oggi è un setaccio simil-razzista che avvelena le radici di alberi secolari preferendo i più innocui arbusti, che però non danno frutti. Stiamo tornando alla tetra lavagna su cui si annotavano i buoni e i cattivi, con la differenza che questi vengono espulsi da tutte le scuole del “regno”, ma senza aver commesso reati o delitti di alcun genere. Nella rete a strascico è rimasto impigliato chi non ha voluto cedere all’imposizione incostituzionale, e il prezzo è la rinuncia a esercitare la passione. L’indifferenza di molti è miope, perché non ci si rende conto della svolta epocale di cui siamo vittime: non è una scelta privata con libera adesione, come si vuol far credere, ma è una costrizione che riguarda tutti, anche chi l’accetta, perché è un po’ meno libero. Ci stanno rubando il calcio, un pezzetto alla volta, e chi voleva gli stadi come teatri è andato oltre: dai tornelli al posto fisso, dagli orari demenziali alle casse spara-decibel, a uno speaker che andrebbe spernacchiato se solo si azzardasse a dialogare con la folla urlando i nomi delle star… “Lucaaaaaa”… “Toniiiiiiiii”. La genesi commerciale della TdT è spudorata ed è inutile rimarcarla, lo sanno perfino i Children, ma il dato fondamentale è la sua inutilità spacciata per antidoto. Intendo dire che il vero obiettivo era scompaginare le tifoserie, dividendole, e alla fine limitarne la presenza, i movimenti, le trasferte. Ovvio che i problemi siano diminuiti, così come calarono gli incidenti stradali nell’anno dell’austerity, quando una legge impediva l’uso dell’auto; oppure come per l’inquinamento dell’acqua: al ministro della Sanità di allora, Donat-Cattin, fu sufficiente alzare il limite dell’atrazina per purificarla, una specie di Tessera dell’Acqua. E oggi questa regola liberticida ci impedisce di andare… che so, a Brescia, senza essere fermati, portati in Questura, identificati, e rimessi a forza sulla via di casa. Occhio ragazzi, perché quest’uso disinvolto della libertà può essere il preludio di ben altre situazioni e magari, invece che a una partita di calcio, ci saranno problemi a scendere in piazza per urlare “governo ladro” o per rivendicare il contratto. Io non voglio essere schedato per veder giocare il mio Genoa, ne ho diritto, e se dopo 55 anni di Ferraris faccio violenza ai miei sentimenti rinunciando, è perché subisco la vostra violenza, più affilata di una lama e più devastante di una bomba carta. Ha vinto non la vostra sedicente prevenzione, ma la vostra incapacità di colpire i “puncicatori” e i delinquenti che con o senza TdT continueranno il loro mestiere, che non è il nostro. E’ caduto il confine tra l’essere o no Ultrà, perché lo sbarramento tracciato ha invaso il campo individuale, quello in cui ciascuno è sovrano. Come ampiamente previsto, il divieto di trasferta è ormai generalizzato e non distinguerà più le partite a rischio oggettivo: è una punizione contro il rifiuto della TdT, che appunto svela il suo ruolo di Cavallo di ***** e che, come tale, aveva ben altro scopo. Ci saranno azioni legali, temo velleitarie, così come è troppo ottimistico sperare che il dopo-Maroni modifichi le cose, perché troppi interessi commerciali e televisivi ruotano intorno a questo gioco di prestigio. Ci vorrebbe più consapevolezza, più solidarietà, più compattezza nella protesta e, mio parere personale, sarebbe necessaria una vera alleanza fra tutte le tifoserie, perché una piccola parte di Genoani, da soli, non possono farcela. D’altra parte, se Maroni è arrivato a dichiarare che le presenze negli stadi sono cresciute, vuol dire che è in atto anche la manipolazione dei dati: altro che Ulisse, qui siamo di fronte al Conte Ugolino che divora il calcio. Servirebbe un aiuto dai giornali, ma chi glielo fa fare? Ci vorrebbe la condanna delle Società, ma perché dovrebbero se i tifosi delle “grandi” sono quasi tutti tesserati? Ci vorrebbero zero abbonamenti per indurre i Presidenti a qualche preoccupazione, ma non ci si fa. Oppure, ma questa è utopia, basterebbe il buonsenso di chi comanda, o anche di chi solo ama questo sport e la sua gente, che ormai è diventata una massa di “utenti” da spremere. Non rimane che la coerenza, pesantissima da sopportare, ma che almeno armonizza la passione con la dignità, perché l’una senza l’altra ci modificherebbe in figuranti plaudenti, e in un certo senso “complici”.
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Campionato insulso, stadi vuoti, calciatori che scioperano.
Triste destino per il calcio italiano.