Ragazzi, avrei bisogno di un aiutino, se possibile, a ritrovare un articolo sepolto in pagine e pagine di discussione perché purtroppo non ricordo chi l'avesse postato. L'articolo in questione presentava un'analisi della linea d'azione del governo russo nel conflitto, dove per esempio si diceva che tutto ciò che può servire al raggiungimento dell'obiettivo, cioè alla vittoria o ad una sua forma accettabile, viene piegato e sfruttato a tale scopo, compresi i negoziati, i canali diplomatici (modus operandi già visto in Siria). Qualcuno si ricorda il post e l'autore del post oppure, che so, magari l'ha salvato nei preferiti, riesce a googlare le giuste parole chiave per ritrovarlo sul web? Dal canto mio ho già fatto diversi tentativi (sia qui sul forum che su google) senza successo.
Giamast Non è che eri tu per caso?
E' bravo Nova Lectio? (domanda rivolta a tutti sperando di non aprire OT troppo lunghi) No, perché con quell'altro youtuber di cui non ricordo nemmeno il nome e a cui io su un forum pubblico non darei nemmeno un briciolo di attenzione e tempo non mi sembra che operi una grande scrematura.

La copertina non è promettentissima ecco, però potrebbe non voler dire.
L'ho trovato ben fatto (oltre che ovviamente molto preoccupante e terrificante), il discorso tocca punti molto importanti e su alcune cose, che di volta in volta verificavo e approfondivo sul web, mi ha informato maggiormente. Una nota: verso la fine si schiera apertamente e nettamente (apparentemente senza nessuna remore, usa un tono deciso e asciutto [anche quando dice che Kiev ha bisogno di equipaggiamento pesante dal momento che agli ucraini non manca il personale e la volontà di combattere]) a favore dell'insistenza all'invio di armi collocando questa azione in ciò che chiama "giusta direzione" e definendola "necessaria" a respingere la prossima offensiva fino a cacciare gli invasori fuori dai confini nazionali (e a quest'ultimo proposito non ho capito precisamente cosa intende, cioè se intende "addirittura" una riconquista dell'intero Donbass oltre il fronte interno e della Crimea, il che mi sembrerebbe un'affermazione piuttosto "pesante" e un po' ardita). Mi è parso molto convinto di questa previsione. Mh. Finora, con i costi in vite umane* (in merito ai quali tuttavia, considerato il fatto che l'esercito ucraino è molto più efficacemente e sofisticatamente addestrato - qui correggetemi se sbaglio - rispetto all'anno dell'annessione della Crimea alla Russia [2014] e che i militari e non solo hanno sfoderato lo "spirito" che tutti stiamo imparando a conoscere, sfido a cercare di trovare un paragone atto a dimostrare che la guerra avrebbe fatto molte meno vittime nell'ipotetico scenario in cui gli ucraini non fossero stati armati dall'estero, a cui aggiungere le conseguenze del regime dopo l'eventuale resa ucraina - insomma, ci andrei cauto con questo tipo di paragoni), il supporto militare dall'estero sembra aver funzionato a spostare gli equilibri sul campo, probabilmente a rovinare i piani russi costringendoli a riadattarsi alla situazione imprevista (e quindi la leadership a scoprirsi, come ripete yonkers), a condizionare negativamente l'immagine internazionale di Putin e con lui/con i suoi collaboratori e portavoce - purtroppo per la popolazione russa - ciò che rappresenta la Russia come entità statale davanti alla comunità internazionale.
Per non parlare del fatto che secondo me a chi sostiene il rifiuto di inviare armi per difendersi si potrebbe anche contrapporre (ma non sto necessariamente implicando che così si riesca ad esaurire il dilemma etico di estrazione pacifista che sconvolge e disorienta anche me) il concetto di autodeterminazione dei popoli.
Principio in base al quale i popoli hanno diritto di scegliere liberamente il proprio sistema di governo (autodeterminazione interna) e di essere liberi da ogni dominazione esterna, in particolare dal dominio coloniale (autodeterminazione esterna). Proposto durante la Rivoluzione francese e poi...
www.treccani.it
Nel senso che la richiesta di armi da parte degli ucraini (dei loro rappresentanti attuali, ok, ma eletti democraticamente... e poi c'è la percentuale dei volontari) può essere vista come una richiesta di aiuto per poter esercitare tale diritto di fronte ad una minaccia imperialista che vuole farne piazza pulita (in questa frase intendo "del diritto", piazza pulita del diritto) e che in questo momento storico e finora ha dimostrato di non poter essere fermata o rallentata - sul fronte dei soggetti aggrediti - se non solamente e tragicamente con la lotta armata. Quindi viene da domandarsi (perlomeno viene a me): chi siamo noi (che non abbiamo vissuto sulla nostra pelle la loro storia, il loro senso di identità, la loro cultura, le loro "pene", entusiasmi, paure) per dire loro "no, ascoltate noi, questo che vi proponiamo noi è il vostro bene, non quello che pensate di volere voi per voi stessi e per il vostro futuro, ovvero il futuro delle vostre case"? E se qualcuno adesso è subito colto dal pensiero "ma loro chi? Più plausibilmente intendi Zelensky che sta mandando al massacro il suo popolo" a quel qualcuno che si sente interpellato chiedo: sei proprio sicuro/a che la resistenza cesserebbe di esistere senza di lui a capo del governo?
Richiesta di sostegno che tra l'altro ci giunge da una nazione che non vuole essere RIannessa ad un'altra sotto un regime della quale ha sperimentato ad esempio questo:
it.wikipedia.org
Ora io non sono un esperto dell'approccio storico-sociologico al tema, però nel mio piccolo mi permetto di fare una considerazione. Non sottovaluterei - o perlomeno non darei per scontata la propensione a piegarsi facilmente - (anche in ottica turbolenza sociale/agitazione popolare dell'ipotetico scenario post "vittoria" russa, che spero con tutto il cuore non si realizzi né entro il 9 maggio [e sono tanti giorni ancora, per carità] né mai), la forza e la resilienza di un sentimento ora più che mai "incattivito" potenzialmente soggetto ad una fonte di alimentazione difficilmente estinguibile in ogni sua traccia dovuta al fatto che una totale disfatta militare ucraina possa rappresentare un dolorosissimo anacronismo storico, un riavvolgimento del tempo verso un passato che vedevano definitivamente allontanarsi alle loro spalle (parlo di ucraini, non di filorussi con desideri separatisti anche fomentati, cavalcati e strumentalizzati da Mosca). Un po' come se l'Italia precipitasse nuovamente sotto la dominazione di qualche potenza europea che si spartisce il nostro territorio decidendo nuovi ed arbitrari confini fra le regioni conquistate e contese, dissolvendone quell'unità che sappiamo bene quanti sforzi ha richiesto per essere costruita.
Pertanto noi, destinatari occidentali di tale SOS, escludendo cautamente (e sperando di vederci chiaro e giusto) quel tipo di intromissioni con alto o altissimo rischio di aumentare (anche esponenzialmente) la dimensione e la natura del conflitto con conseguenze oltretutto ancora più imprevedili e devastanti, se accettiamo il concetto sopracitato di autodeterminazione dovremmo rispondere alla chiamata sia per il più generale principio etico che ne deriva sia in base a questo (raccomandazione ovviamente, non clausola vincolante):
Dichiarazione di principi sulle relazioni amichevoli tra Stati, adottata dall’Assemblea generale nel 1970, che raccomanda agli Stati membri dell’ONU di astenersi da azioni di forza volte a contrastare la realizzazione del principio di autodeterminazione e riconosce ai popoli il diritto di resistere, anche con il sostegno di altri Stati e delle Nazioni Unite, ad atti di violenza che possano precluderne l’attuazione.
*ogni espressione che mi viene in mente per definire con vaghezza le persone che perdono la vita a causa di una guerra, ovunque ciò accada e di qualsiasi nazionalità esse siano (che siano civili ucraini, soldati ucraini o giovani soldati russi mandati allo sbaraglio a combattere una guerra d'invasione non decisa da loro e che non sanno rispondere alla domanda posta da una civile intermediaria in una cantina "siete venuti a liberarci da chi?" mentre le donne - e i bambini - vengono separate dagli uomini, giusto per fare tre esempi [testimonianza raccolta dalla Mannocchi]), mi sembra in qualche modo indegna. Infatti c'è un piccolo aspetto che sto apprezzando particolarmente, se così si può dire, nei resoconti della citata reporter, cioè il fatto che in ogni suo racconto ponga grande attenzione e puntuale accento nel chiamare per nome tutti i protagonisti delle testimonianze/delle interviste che raccoglie (nel suo caso ucraini). Non è un dettaglio insignificante dato che la perdita/sottrazione del nome è uno dei primi passi formali verso la deumanizzazione dell'individuo (di cui si parla anche nel video quotato), come sappiamo bene, ma forse mai abbastanza, che insegna Primo Levi.
**Esempio apparentente banale: parlando di intrattenimento, da una fonte personale e di cui mi fido, vissuta ed attualmente residente a Kropyvnyc'kyj, so per esempio che separare la programmazione della tv moderna, l'industria cinematografica e musicale ucraine dalla Russia è stato difficile, che ancora oggi è pieno di musicisti e attori che scelgono di lavorare in Russia semplicemente perché in questo modo quadagnano di più, che sì, l'industria dell'intrattenimento è stata legata a doppio filo a quella russa anche per anni e anni dopo l'avvenuta disgregazione dell'URSS, che i legami con la Russia in questo ambito sono rimasti forti fino al 2014, quando è iniziata una produzione definibile "propria" (our own stuff). Ancora: ci sono un sacco di serie televisive ucraine, prodotte e girate in ucraina, con attori ucraini, ma sceneggiate e recitate in russo. I produttori motivano dicendo che l'ucraino non è una lingua adatta alla serietà di queste serie tv, in realtà l'unica motivazione (lei crede fortemente) è vendere dette serie - ambientate in generiche città senza nome, usando una valuta in dollari e targhe di automobili che sono un misto tra quelle ucraine e quelle russe - in Russia per fare più soldi.
Comunque prima che una parola tirasse l'altra avevo quotato il video essenzialmente perché volevo integrarlo con alcune informazioni, provenienti sempre dalla fonte personale, su un passaggio specifico, cioè quello dell'etnonimo khokhol usato a connotazione dispregiativa che appare nel post mostrato nel video intorno all'inizio del terzo minuto. Le ho chiesto se fosse vero e quanto fosse/sia diffuso nei recenti anni passati e attualmente, secondo la sua percezione ed esperienza. Mi ha risposto che è molto vero, che veniva usato nell'Unione Sovietica e anche tuttora, che i russi lo usano spesso per riferirsi agli ucraini. Dopo il 2014 l'ha sentito usare molto di più, è usato per dire che loro stanno sotto i russi, che sono peggiori. Poi di sua sponte ha aggiunto che è vero il fatto che ai russi è stato insegnato ad odiare/disprezzare gli ucraini, per esempio l'ha visto personalmente online: ovunque ci fosse una discussione/disputa saltava fuori e veniva utilizzato l'argomento della nazionalità (Ukrainians are inferior, your country is fake, your language doesn't exist, you're supposed to be a part of Russia etc etc) e persone con comportamenti normali in altri contesti erano come triggerate in qualche modo dalla menzione della nazionalità. Le ho chiesto se dunque il fenomeno non si limitasse a riflettere il divertimento grottesco di una manciata di troll chiassosi online e mi ha risposto che di troll ce ne sono, ma che quelli a cui ha fatto riferimento erano esempi di persone che solitamente tenevano comportamenti, appunto, perfettamente normali. E lo stesso si può dire di come i russi trattano i bielorussi online. Ha inoltre rievocato un ricordo del 2008 di una chat di teenagers in cui per il medesimo motivo veniva attaccato e insultato un ragazzo della Georgia, per cui - ha concluso - non può neanche asserire che sia un atteggiamento indirizzato specificatamente agli ucraini, è che si sentono superiori nei confronti di tutte le nazioni che sono state sotto il dominio russo nel corso della storia. Finito, vi ho riportato più o meno le sue parole dato che ho l'opportunità di sentire una voce direttamente coinvolta e fidata. Se qualcuno per uno strano caso stesse pensando che sia paragonabile al "terrone" qui da noi, non credo proprio.
Ciò non vuole essere una generalizzazione sui russi né tantomeno l'ho riportato per creare pregiudizi su una nazionalità, ma magari un riflettore sulla possibile presenza di un fenomeno attinente sì, quello sì.
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Ah Moon, spulciando il topic alla ricerca di quell'articolo disperso di cui ho parlato nelle prime righe mi sono imbattuto in questo post:
Dimmi quali leggi internazionali vietano la coscrizione obbligatoria e le leggi marziali.
Non direttamente la coscrizione e la legge marziale, ma Zelensky si è servito di un decreto approvato subito dopo l'inizio del conflitto per impedire (come aveva accennato
Revolver Ocelot) ai cittadini di sesso maschile dai 18 ai 60 anni aventi diritto all'obiezione di coscienza di lasciare il paese, costringendoli di fatto a restare - da civili - in una zona di guerra. Teoricamente (ma correggetemi se commetto ingenuità nel ragionamento), anche dovendo rispondere alla coscrizione, gli obiettori di coscienza avrebbero potuto essere sottoposti al giudizio del tribunale militare a situazione posteriore più calma.
Specialmente i paragrafi "Conscientious objection" e "What international law says".
Artorias the Abysswalker Forse può interessare anche te che se non sbaglio sei intervenuto su "chiamata alle armi di Zelensky e diritti umani".
Dorsai Io non sono convinto come mi sei sembrato tu in un paio di post (se non ricordo male) del fatto che usufruire da cittadino (e comunque contribuente) dei servizi di un'amministrazione statale dia poi a quest'ultima l'autorizzazione di importi (di imporre al privato) di morire per la patria. Qui non parliamo di evasione fiscale.
Dovremmo chiederci se questa volontà di aderire è data dal timore o dalla tranquillità. Ripeto, il re è inequivocabilmente nudo.
Onde evitare fraintendimenti, ripeto che per me l'allargamento della NATO è una disgrazia. Più armi e più soldi per le armi sono una disgrazia.
Già, sulla prima riga mi hai letto nel pensiero.
Siamo naturalmente d'accordo sul credere che qualsiasi manovra di inversione ad U (come l'ascesa militare cinese d'altronde, come il recentemente programmato sviluppo di missili ipersonici da parte dell'AUKUS in risposta ai due usati dai russi su obiettivi ucraini) rispetto alla via del progressivo disarmo globale sia una disgrazia (è a questo che alludevi oppure ho frainteso?), tuttavia resta la domanda con cui mi chiedo cosa sarebbe successo per esempio all'Ucraina se avesse avuto meno risorse militari per difendere il suo territorio. Finché ci saranno prevaricazioni internazionali violente (tra l'altro in questo caso sposerei pure l'aggettivo "guerra novecentesca" introdotto da
ShaunandEd) e ipocrisie concausali delle escalation che coinvolgono rapporti diplomatici, commerciali, finanziari (come l'accentuato atteggiamento favorevole della Germania al gasdotto Nord Stream 2 malgrado l'annessione della Crimea e la crisi in Donbass), il suddetto paradosso rappresenta e aggiunge un'altra disgrazia.