Che pensiero singolare il tuo.
La storia insegna che modelli e arte sono comunicanti quanto Venere e Marte. Anzi, è divenuta prassi per gli artisti provenienti da ambienti classici semplicemente sovvertire qualsiasi regola che avessero studiato nei manuali. C'è ancora tecnica dietro, e la costruzione richiede quantomeno conoscenza dei motivi dietro ad ogni singola azione, ma a conti fatti pendere dal soffitto e sblodolare colore su una tela rappresenta esattamente l'opposto del tuo pensirero.
Il pensiero singolare, fidati, è il tuo.
it.wikipedia.org
La musica è matematica allo stato puro. Per dire che "
la storia insegna che modelli e arte sono comunicanti quanto Venere e Marte", non hai mai neanche preso un pentagramma in mano, amico mio.
Dire che gli artisti provenienti da ambienti classici semplicemente sovvertono qualsiasi regola che avessero studiato nei manuali, è da ignoranza totale della materia, neanche Elio e Le Storie Tese si possono permettere - ma neanche di pensare - una cosa del genere.
Farei leggere questo tuo pensiero ad un qualsiasi studente del Conservatorio G.B. Martini di Bologna, sarebbero felici di rallegrarsene.
Senza offesa eh, si discute del più e del meno, ma quello che hai detto, fidati, è estremamente singolare.
Ti invito anche a considerare il corso di musico-terapia di Assisi, che tende al recupero di bambini particolari attraverso le peculiarità "matematiche" della musica, per far sì che ritrovino il contatto col mondo a livello cerebrale grazie ad un linguaggio universale (un linguaggio matematico).
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Io credo che Tu non sappia semplicemente di cosa parli.
Ho risposto per la musica perché è quella che conosco meglio.
Potremmo definire non artistiche tutte le opere che seguono dei modelli ?
Potremmo definire non artistiche tutte le opere che non seguono dei modelli ?
Mai detto questo.
Penso sia questo il problema alla base.
Ampliando il bacino di discussione ai semplici ambiti (musica, disegno, audiovisivi, ecc...) ci si scontra per forza di cose con prodotti che interpellano il gusto e l'interpretazione.
Avere una discussione con un amante dei Jrpg giapponesi è impraticabile con un estimatore di titoli automobilistici.
Sono prodotti come Assetto Corsa meritevoli del titolo di "prodotto artistico" ?
Sono prodotti come Assetto Cors meritevoli del titolo di "prodotto commerciale" ?
In realtà c'è differenza, quando poi a decidere è l'utente con il suo tempo speso ?
Ho già risposto a questa domanda.
Il fatto che, per gusti personali, un prodotto piuttosto che un altro non possa, o non voglia, essere considerato arte, non ne inficia la definizione nel suo complesso.
Qua si ragiona del videogioco come arte, non di Assetto Corsa.
Per alcuni Assetto Corsa non è arte, per altri potrebbe tranquillamente esserlo; per alcuni la Nave di Pescara di Cascella è arte, per altri potrebbe tranquillamente non esserlo.
Non bisogna mischiare il generale col particolare. Se si vuole parlare del particolare, si apre un thread apposito per ogni titolo.
A ogni modo, osservazione già fatta, risposta già data.
Anche vedere una Paola Antonelli che porta il medium in un museo come in un blocco informe di prodotti e che, alla fine della fiera, cerca di spiegare che è il codice sorgente l'unica cosa veramente importante che dovrebbe stare in un museo per preservare un opera videoludica, la trovo veramente semplicistica come risposta.
Questo non è neppure un problema noto solo al mondo videoludico, le discussioni sui corretti modelli per mantenere, preservare, un opera multiforme sono già apparsi nel mondo del Teatro.
Potrebbe essere un modo per rappresentarlo.
Cosa definisce un Opera Teatrale ?
Il testo scritto dal drammaturgo ?
Il teatro in cui si è eseguito lo spettacolo ?
I feticci a corredo che venivano dati agli spettatori all'entrata ?
Forse le locandine erano parte integrante dello spettacolo ?
Quei particolari attori in quel particolare gruppo ?
Forse la musica, il fatto che ci fosse, che non ci fosse, che fosse cantata da una voce solista, o da un gruppo, che fosse registrata, o suonata a tempo dagli spettatori su richiesta del regista ?
Le luci diverse ?
Magari la scelta eclettica di far salire sul palco un ignaro spettatore, che si è rivelato poi essere un attore mancanto ?
E basterebbe una registrazione video per archiviare quel singolare spettacolo ?
Ma se quel giorno avesse fatto incredibilmente freddo, e ci fosse stato vento in sala, come sarebbe potuta cambiare l'esperienza di tutti ?
Questo è il dilemma, non dell'arte, ma dei medium attivi.
La fruizione di questi prodotti genera una cosa impossibile d'archiviare, l'esperienza vissuta.
Ma questo vale anche per un quadro.
Nel senso, io conservo il quadro, non l'esperienza che le persone hanno vissuto osservando il quadro.
E sì, capisco la necessità di escludere l'hardware dal quadro complessivo di una rappresentazione museale (riallacciandomi sempre al talk dell'Antonelli), ma voler negare l'aspetto più importante della fruizione di un videogioco, l'apparecchio in cui viene giocato, è deletereo al fine di riconoscere un videogioco.
Hai perfettamente ragione.
Se vado al Louvre non voglio vedere la Gioconda replicata perfettamente su una tela di 1x1 M, voglio vedere l'originale su 77×53 cm.
Credere che con il solo codice sorgente di un gioco si possa preservare il titolo perchè si può giocare virtualmente ovunque, è automaticamente escludere l'aspetto esperienziale, quello per me più artistico, del videogioco.
E l'esperienza del singolo visitatore di aver visto la Gioconda, dove viene preservata? Nelle telecamere del Museo?
Oggi dovrebbero esistere musei dei Cabinati arcade con solo cabinati arcade, non gente che cerca di portare quello che gli piace al MoMa e metterli su schermi al plasma. Siamo lontanissimi da una reale soluzione, ma invece che trovare risposte al COME preservare correttamente il videogioco, si perdere ancora tempo a discutere su cosa rappresenta, e più importante rappresenterà, il vidoegioco per la collettività.
Anche qua, sono d'accordo.
Non spetta a noi decidere se il videogioco è arte o meno, noi dovremmo iniziare a dare dignità ai suoi prodotti, riconoscendone la misura e l'impatto delle opere, anche quelle più controverse o meno compiute.
E sono d'accordo anche qua.
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Al netto dell'inevitabile solidarietà per tua moglie, per quel che può valere, ritengo che una condizione non escluda necessariamente l'altra, ovvero si può fare arte per la pagnotta ma anche fine a se stessa.
Proprio come possono esistere giochi free to play?
Esattamente al pari di quanto può accadere ad un pensiero religioso, ideologico o filosofico, come ben sa proprio il da te citato Spinoza, le cui coerenza lo portò ad una emarginazione sociale drammatica. Il costo, per restare in termini economici, della propria libertà di pensiero, il cui valore, sempre termine economico, ha considerato inestimabile e non qualificabile.
Penso che sia ascrivibile ad una interpretazione rigorosamente positivista e deterministica una asserzione per la quale l'arte stia unicamente alla base di un processo di soddisfazione di un bisogno materiale.
Ma l'arte, anche volendola definire "piacere per il piacere", soddisfa un bisogno materiale (non solo dell'artista eh, ma anche dello spettatore).
Un'arte che non soddisfa, che arte sarebbe, scusa?
Come si può concepire l'arte, senza la soddisfazione del bisogno materiale che essa induce?
Bisogno dello scrittore di mangiare, di essere conosciuto, di diventare famoso, di essere ricordato.
Bisogno del lettore di essere intrattenuto, di essere emozionato, di essere condotto per la manina in altri mondi nelle uggiose serate piovose di metà autunno.
Se ti metti un quadro in casa, e lo guardi - partendo dal presupposto che ti metti in casa un quadro che ti piace eh - già nel momento in cui lo ammiri, hai la soddisfazione tutta materiale dovuta all'accensione delle tue sinapsi.
Guarda che, secondo me, la pensiamo uguale su questo aspetto.
Vogliamo togliere la parola materiale perché brutta e poco poetica?
Allora usiamo "bisogno" e "necessita" senza aggettivo. Ma il risultato cambia poco.
Su tua segnalazione sono andato a leggere la notizia. Mi sembra un riconoscimento importante che va effettivamente nella direzione da te indicata. Verrà riconosciuto un credito fiscale fino al 25% del costo di produzione ad ogni videogioco "riconosciuto di valore culturale da un’apposita commissione esaminatrice". Magari ci vorranno meno di 50 anni...
Considera che parliamo dell'Italia.
In altre realtà, mi viene in mente quella Giapponese o U.S.A. (credo anche Francese) simili agevolazioni e riconoscimenti esistono dagli anni '80.
Per ovvi motivi: hanno smosso capitali prima e meglio.