vizio di forma di thomas pynchon. un vero trip in cui ci si perde nei labirintici giochi di potere nella polizia di L.A. e in non meglio precisati gruppi malavitosi. la paranoia raggiunge il suo apice e dietro a ogni azione può esserci tutto e niente. paranoia dell'hippie dai neuroni bruciati, ma anche il sesto senso che suggerisce a doc di non fidarsi mai troppo di ciò che le sue percezioni, facilmente alterabili, gli mostrano. paranoia che si spande a macchia d'olio in un'america con ancora aperta la ferita del vietnam, e nella quale dopo l'esplosione della cultura hippie il drogato non è più il semplice capellone perennemente fatto: il drogato potrebbe essere un membro della "famiglia" manson, il che significa paranoicamente dubitare di qualsiasi persona si ha di fronte. la trama è comicamente ingarbugliata. fatti e personaggi assurdi si intrecciano, alcuni spariscono per riapparire proprio quando pensi di esserti dimenticato di loro, e la maggior parte delle piste sono destinate a non portare a nulla. a un certo punto capisci anche che ha poco senso provare a trovare il filo conduttore a tutto, e allora tanto vale lasciare che il tutto accada, tra un'allucinazione e l'altra.
la maestria di pynchon poi consiste nel mettere tutti i pezzi al proprio posto nel modo più semplice possibile, e alla fine la soluzione risulta quasi ovvia.
insomma è tutto molto bello. bella trama, personaggi che lasciano il segno nel loro piccolo, doc sportello decisamente memorabile e il tutto scritto in maniera tanto scorrevole, piacevolmente dettagliato, spesso ironico e spesso veramente divertente che posare il libro è stato decisamente difficile in più occasioni.
so che è il pynchon più abbordabile. insieme a l'incanto del lotto 49 non ho letto altro, ma ho già l'arcobaleno della gravità sul comodino che mi guarda. presto //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/sisi.gif