quell'autore era Chuck Palahniuk e le emozioni me le aveva trasmesse nel suo Fight Club. ho quindi finito Soffocare, lettura che mi ha confermato le assolute capacità di quest'autore.
un romanzo esplicito, maledetto e pungente, che descrive con ironia e humour cattivo scene e situazioni magari tangibili ma calate in un contesto visionario, da sogno (/da incubo?), delirante: scene di sesso descritte senza fronzoli si susseguono insieme a personaggi assurdi e a commenti e ragionamenti graffianti (volutamente polemici, volutamente anticonformistici) tipici di quest'autore, in una struttura ripetitiva, asfissiante, piacevole ma che vuole essere per obiettivo contorta e poco chiara. il risultato è un ritmo sostenuto - le pagine si susseguono, espressione volgare dopo espressione, follia dopo follia - e la storia cresce, sale, poi cala, il ritmo si abbassa, è Chuck che sta giocando con noi e ci sta prendendo un po' in giro - poi si rialza di colpo, esplode, altro sesso, altro scene, altro delirio. poi c'è il finale, che è da applausi, e si è arrivati al termine della corsa; prima con gli occhi un po' stralunati, poi però ci si ferma, ci si ragiona e si capisce che la lettura appena svolta è stata, nella sua deformità, soddisfacente.
l'unica pecca è che ho trovato la storia in sé inferiore rispetto a quella di Fight Club, o per meglio dire più 'vuota'. per il resto è Palahniuk: o lo si ama o lo si odia, e io lo amo.
«Le dipendenze, disse, sono uno dei tanti modi per curare lo stesso problema. Le droghe, la bulimia, l'alcol, il sesso sono solo strumenti per trovare un po' di pace. Per sfuggire a ciò che conosciamo. A quello che ci insegnano. Al nostro boccone di mela.
Il linguaggio, disse, altro non è che il nostro personale modo di spiegare lo splendore e la meraviglia del mondo. Per decostruirlo. Liquidarlo. Diceva che la gente non è in grado di reggere la vera bellezza del mondo. Il fatto che non possa essere spiegata o compresa.»