Vorrei raccontare un aneddoto (o meglio, una storiella) che spero serva a far definitivamente cascare pregiudizi duri a morire sulle tipologie di giocatori, o meglio, sulle piattaforme sulle quali i giocatori di cui sopra si appoggiano.
Accade che di recente sento un amico di infanzia, con il quale nerdavo in gioventù...si parla dei tempi del 486 ragazzi, praticamente il medioevo informatico. Bei tempi.
Ad ogni modo, come va, come non va, che fai nella vita, e tra una questione e l'altra viene fuori che entrambi abbiamo mantenuto la passione per i videogiochi, nello specifico applicata alla piattaforma PC.
Ma non solo: viene fuori che pure Achille, Onofrio ed Ermenegildo (chiaramente nomi di fantasia, così è più scenico //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif), vecchi compagni di nerdate, tra le varie vicissitudini hanno difeso il baluardo videoludico, destreggiandosi tra pannolini, avvocati, mogli, separazioni, matrimoni felici, mutui, cassa integrazione e chi più ne ha più ne metta.
Insomma, il quadro è: trentunenni come me, chiaramente incasinati nella quotidianeità della vitaccia, che continuano a giocare. E per di più su pc, che certo appare la piattaforma meno "immediata" per chi ha poco tempo per i videogames, anche se si potrebbe aprire una parentesi sui pachidermici aggiornamenti di GT5, ma non è questa la sede...
Comunque, viene fuori che il gruppetto una volta a settimana, tra mille peripezie, ha preso l'abitudine di riunirsi per dei nerdissimi LAN party, a casa di uno dei quattro, che ha la fortuna di avere una taverna sufficientemente spaziosa. Vengo invitato, in memoria dei bei tempi, ed ovviamente non posso che accettare!
Il caso vuole che, attualmente, il mio main PC sia fuori servizio, ragion per cui da diversi giorni ripiego sul laptop di mia moglie, un VAIO dell'anteguerra, roba che mi permette di giocare a modern warfare 3 al minimo dei minimi, giusto per dare un'idea.
Comunque, quello ho e quello mi porto.
Una volta arrivato, dopo abbracci, convenevoli, qualche bel rutto post-birra per celebrare la reunion e le solide squallide battute su quanto duro sia il **** della propria moglie, veniamo al sodo, e tiriamo fuori i ferri del mestiere.
E qui rimango di sasso.
I miei compari, con i quali in gioventù dissezionammo tanti di quei computer che in confronto il sistemista della NASA è nonno Artemio, hanno laptop simile al mio. Chiaramente, penso, sono macchine di ripiego, un po' come la mia, situazioni temporanee, o soluzioni per i LAN party economiche.
Nulla di tutto questo.
Questi giovanotti, che pure adesso si tengono informatissimi sulle ultime GeForce, che come me sono cresciuti nei tempi in cui davvero una VGA dopo sei mesi era da buttare, che appartengono ai tempi in cui rosicchiare qualche megaherz al procio faceva la differenza, che appartengono ai tempi cui chi giocava a 1024*768 era un figo, ebbene costoro campano ora con una macchina obsoleta, piena di limiti, esattamente come quella con cui sto scrivendo ora, per intenderci una macchina incapace di maxare L4D2.
Con questi catamarani è partito un mega match a COD: Modern Warfare (avete letto bene, COD 4) a dettagli infimi, e sti catorci che sputavano sangue per darci un framerate decente.
Che ci siamo divertiti come pazzi lo sapete già.
Il lettore potrà pensare: "ecco, arriva il pezzo demagogico".
Beh, caro lettore, fòttiti pure. Pensa un po' quello che vuoi.
Ma sappi che questa serata, a cui spero ne seguiranno altre, è stata una di quelle maggiormente pregne di videoludicità della mia vita.
E non mi riferisco solo alla compagnia, al phatos, all'ambiente, che pure hanno avuto la loro parte.
Quella serata, quelle persone, ma pure la mia situazione attuale, mi hanno fatto fermare un secondo a riflettere su cosa sia il videogiocare.
Su cosa significhi.
Io, che mi rifiutavo di far partire un titolo se non potevo maxarlo.
Perchè non poterlo maxare mi sembrava una mancanza di rispetto verso il titolo stesso.
Io, che arrivavo a non godermi il gioco perchè non potevo applicare l'AA al massimo, ma solo 4x, e alla fine droppavo il gioco (sì, è successo anche questo).
E poi mi capita la sfiga di sfasciare il pc, e di dover campare di compromessi.
E in seguito questa fantastica serata.
Rientro a casa, butto la borsa col pc sul letto e mi sfrego gli occhi. Sto ancora ridendo perchè il mio amico ha detto qualcosa sui capezzoli della moglie.
Ma sto ancora ridendo perchè, al di là di tutto, forse ho imparato che è vero che un gioco settato al massimo del suo splendore a sessanta frames è oggettivamente meglio dello stesso titolo giocato con compromessi.
Eppure l'anima videoludica, ciò per cui gioco, ovvero vivere e sognare mondi che nella realtà non vedrò mai, va davvero oltre un filtro anisotropico, la risoluzione, l'occlusione ambientale, e i mille sofismi di cui pure so molto.
Oggi ho finito Modern Warfare 3, ed ero triste. Perchè mi dovevo separare dal Capitano Price, a cui ormai sono affezionato da una trilogia. Un capitano Price tutt'altro che in forma, slavato e spigoloso come non mai. Ma chi se ne fòtte? è sempre il capitano Price.
E il mio catorcio qui presente, oggi, mi ha fatto vivere un'emozione. Onore a lui e alla sua Mobility 3650.
Il saggio diceva: Impara tutto quello che c'è da sapere, poi fanne un fagotto, buttalo nel cesso, e vivi la vita.
E questo bisogna applicare.
Quindi, viva Oldgamer e le sue pippe.
Viva Giuppy e il suo plasma.
Viva i PC, le console, i titoli maxati e quelli laggosi, anciarted e le texture slavate, quelli che in Crysis si sdraiano per ammirare le texture mentre i Koreani li fanno fuori, quelli che neanche passano dalle impostazioni del gioco, JC Denton (la cui mano nel gioco assomigliava più o meno a una macchia di seme, eppure è la mano più meravigliosamente dolce e soave che ricordi, anche se ha un fantastilione in meno dei poligoni di quella di Nomad).
Ma sopratutto: giocate. Anzi, giochiamo. A qualunque cosa, ma giochiamo.