Io ne conosco a centinaia. Non è che tutti hanno l'apertura mentale per fare il ragionamento che servirebbe a scegliere per sé le cose in cui è giusto credere. Soprattutto se quelle cose ti sono state impartite sin da piccolissimo. A quanti sarà mai venuto in mente di mettere in discussione che 2+2=4? Eppure è così che viene presentato *** al catechismo. Poi, col passare del tempo, come dice Ishramit, per alcuni versi il catechismo si rivela anche controproducente, visto come viene fatto, ma per molti, invece, quelle restano nozioni fisse, sempre pronte a esser tirate fuori nelle occasioni di maggior necessità. È anche in questo modo che il pensiero religioso resta in vita a livello sociale e non resta confinato alle gerarchie ecclesiastiche. Se la gente fosse lasciata libera di scegliere, invece che di obbedire da piccola a quelle convinzioni, ci sarebbero pochissimi credenti, di gran lunga molti di meno di quanti ce ne sono adesso. Per me è una violenza, insegnare a un bambino quelle cose, perché nessuno a quella età è in grado di capire davvero cosa sia il trascendente. Poi ormai, diciamocelo, il battesimo, il catechismo, la comunione, la cresima, sono tutte tappe di riconoscimento sociale, più che religioso. La gente è indotta a rispettare questi riti perché lo fanno tutti e rappresentano dei passaggi prestabiliti nella vita di ciscuno di noi. Un bambino non battezzato è già una rarità, una cosa strana. Quando la religione diventa abitudine, perde anche ogni significato spirituale. Ma in questo la Chiesa ci marcia, perché a loro importa ricevere le offerte, più che altro.