Ma anche *** può diventare un indesiderato, specialmente quando si vive nella continua depravazione o nello squallore. L'unica è quella di creare l'Uomo come un robot, già programmato ad amare *** incondizionatamente.
Però *** non ha bisogno d'essere amato dall'Uomo. L'uomo dovrebbe amare *** per stare bene con sè stesso. Per farlo dev'esserci una continua ricerca e dare un senso alla vita.
Ti ripeto che *** l'ha creato proprio così, incline al bene e solo disposto a compiere il bene.
L'alternativa del bene è non seguire ***. Come ho detto a un altro utente, *** è Bene.
Siccome *** non ha carenze affettive e non ha il bisogno di legarsi delle "piccole scimmiette pensanti" sul groppone obbligatoriamente, ha dato loro la facoltà d'essere DAVVERO a immagine e somiglianza di ***.
La somiglianza sta anche nell'avere il potere su sè stessi, sui propri affetti e sulle proprie scelte.
Tu stesso non credo che apprezzeresti un gesto amorevole da una persona che è programmata ad amarti, quanto lo stesso gesto fatto da chi ti ama per quello che sei avendo scelto volontariamente di volertene.
*** da questo punto di vista s'è messo in gioco.
Essendo ***, sa che per creare delle creature a Sua immagine e somiglianza (quindi libere nelle scelte affettive e possibilitate ad amare in modo spontaneo e gratuito senza essere dei cyborg programmati) in modo perfetto deve correre il rischio di vedere alcune di esse negarlo per l'eternità.
Ma non è colpa di ***, è colpa di chi dice NO alla vita. Sono loro che s'espongono al male, non è *** a esporli.
La vita va vissuta. Ce l'ha data per fare esperienza e se sappiamo che dal male *** sa ricavare un bene superiore, non ci sono preoccupazioni serie.
Piccolo ma fondamentale dettaglio: per credere veramente a questo ed essere tranquilli nell'animo ci vuole la fede teologale.
In realtà non è così.
È chiaro che per praticità, anche nel linguaggio comunque che usiamo per comunicare, usiamo dei tempi.
Come giustamente fai notare, per *** tutto va inteso in senso anagogico... e quindi eterno.
Di conseguenza *** crea l'uomo, allo stesso tempo egli pecca, allo stesso attimo *** l'ammonisce di non peccare, allo stesso tempo Cristo nasce, muore e risorge, quel peccatore muore ma sarà salvato perchè crede nella risurrezione di Cristo.
Il male entra nel mondo, il mondo si crea, il mondo termina, il male è sconfitto eternamente, siamo tutti con ***. Tutto in quell'unico istante.
Non vedo dove sta il problema. Di per sè tutti vorremmo che il male non ci sia, ma c'è. Ma questo non ci scandalizza, il male c'era anche ai tempi di Cristo.
Sì, perchè ***, follemente innamorato dell'Uomo, sa che ne vale davvero la pena. C'è chi lo rifiuta, ma c'è anche chi lo amerà.
Nonostante questo *** s'ê fatto uomo ed è morto anche per quelli che si danneranno a vita. È per questo che Gesù stesso chiese al Padre d'allontanare quel calice (la crocifissione) da lui. Sapeva che per quelli che non godranno la Vita Eterna il sacrificio sarebbe stato vano.
A questa ho già risposto.
Il lago d'acqua pura è ***.
L'acqua pura messa nel bicchiere è l'anima (l'uomo).
Il bicchiere sporco è il peccato.
Ora, il bicchiere sporco è una scelta. La scelta di amare o di non amare. Se non vi è la scelta, cade l'amore.
Non è un problema in quanto per Lui la sofferenza è già conclusa, proprio perchè è eterno.
E l'ambaradan con Gesù, *** l'ha vissuto vivendolo tutt'ora e avendolo già vissuto. È un mini-spicchio dell'intera eternità.
Le sofferenze vissute da Gesù erano autentiche, devastanti (quindi quello che patisci tu le patisce anche lui, senza dimenticare che dentro di te c'è l'anima... che è soffio di ***... nonchè *** stesso), ma comunque esperimentate nel tempo come uomo. Come *** lui è nell'eternità, nella gloria e tutt'ora sulla Croce.
Ma la sofferenza smette di essere un problema dato che *** ha la soluzione dal momento stesso in cui la sofferenza è entrata nel mondo.
Se si è arrivati a condividere una vita divina con ***, significa che quelle sofferenze te l'hanno permesso.
***, tra le tante cose, è anche assolutamente semplice. Le caratteristiche di una persona semplice sono: l'umiltà e la carità.
Una persona sofferente può diventare incredibilmente umile, come lo può diventare chi vive in mezzo ai sofferenti.
Vedere una persona che soffre suscita desiderio d'aiutarla, di consolarla, toccando il cuore dell'Uomo e portandola alla carità. C'è dietro una pedagogia, insomma.
Tutte queste cose sono degli effetti benevoli in risposta al male. Se poi *** ha scelto di fare la nuova alleanza con l'Uomo proprio per mezzo della sofferenza, significa che v'è dietro qualcosa di più profondo che conoscerà Lui.
Uno pensa d'essere infelice per la sofferenza, quando invece quello che gli manca è ***. Poi con *** s'è disposti, pian piano, ad affrontare anche i leoni.
*** non può diventare indesiderato, proprio perché rappresenta il bene supremo, la felicità eterna e così via. Nessuno si allontanerebbe dalla felicità, perché non ci sarebbe nessun motivo per farlo, mentre ci sarebbero infiniti motivi per non farlo. Amare qualcuno non implica ricerca e lo dimostrano i rapporti umani: tanto più sono stretti, quanto minore è la "ricerca" cui ti riferisci. Tanto è vero che una madre ama incondizionatamente un figlio (in condizioni fisiologiche), non c'è niente da ricercare. Poi è ciascuno di noi, singolarmente, a dare un senso alla propria vita, *** non c'entra niente.
Se l'alternativa al bene è non seguire *** e l'uomo può non seguire ***, allora non è vero che *** ha creato l'uomo capace solo di compiere il bene. È lapalissiano. Se poi mi dici che *** non ha carenze affettive e non ha bisogno degli uomini, perché mai li avrebbe creati? Per un gesto di amore incondizionato, mi risponderai tu. Ma l'amore, affinché sia tale, deve contemplare solo il bene per le proprie creature, non il male. Il disegno di ***, invece, contempla anche il male, quindi o *** non poteva evitarlo, e quindi non è onnipotente, o non voleva evitarlo, e quindi non è buono, o non sapeva che l'avrebbe causato, e quindi non è onnisciente. Non puoi insistere con il paragone tra l'amore imposto da *** e quello imposto da un uomo, per il semplicissimo motivo che gli uomini non hanno tutte le qualità che caratterizzano ***. Mentre per un uomo sarebbe un'imposizione, una schiavitù, per *** non lo sarebbe, essendo lui stesso il creatore di tutto.
Quando *** crea gli uomini imperfetti e soggetti al male (sia perché possono subirlo sia perché possono causarlo), si fa responsabile direttamente di tutte le disgrazie che patiscono gli uomini. Lui sapeva che creando l'uomo in quel modo lo avrebbe condannato a grandi sofferenze, eppure l'ha fatto lo stesso e non ha fatto mai niente per impedirle. Se *** è onnipotente, poi, può facilmente risparmiarci il male e cavare comunque un bene superiore (anzi, il massimo possibile). Non occorre che noi soffriamo, perché lui possa farlo. Allora perché farci soffrire comunque?
La storia del tempo e di *** l'hai rigirata a tuo vantaggio, perché tu stesso sei intervenuto in questa discussione riprendendo coloro che, parlando di *** in termini di prima e dopo, commettevano l'"errore" di attribuire a *** la nostra concezione del tempo. Non si può fare due pesi e due misure.
Il male entra nel mondo, ma in che modo? Chi l'ha fatto entrare? E prima ancora di questo, chi l'ha creato? Evidentemente l'ha fatto ***, che è creatore di ogni cosa. Non è scandaloso il fatto che ci sia il male. È scandaloso che sia stato un *** buono a crearlo.
Il sacrificio di Cristo è comunque stato vano. *** poteva facilmente ottenere gli stessi risultati (e, anzi, anche di meglio) che voleva ottenere con il figlio, semplicemente usando la propria onnipotenza. Non occorreva sacrificare Gesù, non occorrevano le torture né i miracoli.
Non hai saputo rispondere alla domanda fatidica: perché *** ha creato il male? Ma non per limite tuo né per malafede, semplicemente perché non è possibile. Le due condizioni (l'esistenza del male e il fatto che tutto sia stato creato da un *** buono, onnisciente e onnipotente) sono incompatibili.
Non si capisce neanche come sia possibile che ***, essendo buono, metta a repentaglio la felicità dell'uomo per una cosa sciocca come la libertà di scegliere l'infelicità. Come già detto, nessuno sceglierebbe consapevolmente l'infelicità. E se qualcuno che fosse buono (non solo ***) dovesse scegliere tra una vita con il rischio di essere infelici sempre e un'altra con la garanzia di essere felici sempre, sceglierebbe senza ombra di dubbio la seconda opzione. Invece *** ha scelto la prima, il che non ha senso, perché non è coerente con le sue qualità divine. In questo contesto, dunque, il libero arbitrio è per l'uomo una condanna un profonda ingiustizia subita. La libertà di scegliere l'infelicità causa infelicità ed è dunque male. Inutile separare un bicchiere dall'acqua pura, se sai che quel bicchiere si potrà contaminare. Lascialo stare lì dove sta, così sarai sicuro che quel bicchiere rimarrà puro per sempre, con buona contentezza di tutti.
Anche se per *** la sofferenza è già conclusa (e comunque questa è un'affermazione errata, visto che abbiamo già detto che per *** non ci sono un prima e un dopo, e dunque non si possono utilizzare avverbi di tempo come "già"), per l'uomo non lo è affatto. Inutile farlo soffrire, se si può evitare senza cambiare il risultato. È anche ovvio che *** non abbia la soluzione alla sofferenza, altrimenti la donerebbe a tutti; invece tanti (tutti?) continuano a soffrire. Anche se ce l'avesse, sarebbe un'idiozia logica: perché creare la sofferenza, per poi doversi prendere la briga di creare pure la soluzione alla sofferenza? È un non-senso.
Arrivare a condividere la vita divina con *** non implica necessariamente l'aver sofferto, perché *** può evitare tutto ciò. Lo può evitare ma non lo evita, non evita all'uomo quella sofferenza resa superflua dalla sua stessa onnipotenza.
La pedagogia del male mi è nuova. Affermare che *** permette la sofferenza per consentire agli uomini di comprenderla e di aiutarsi con carità e umiltà, è pazzia. *** è onnipotente, quindi non è necessario che gli uomini soffrano, perché possano apprendere i valori dell'umiltà e della carità. Potrebbe fornirli lui direttamente, ottenendo lo stesso risultato ma senza che nessuno ne soffra. Oppure potrebbe fare in modo che vi sia lo stesso una ricerca dei valori, ma comunque senza sofferenza.
Ma se uno soffre per la mancanza di ***, perché fare in modo che agli uomini possa accadere una tal cosa? Per evitare la sofferenza, allora, sarebbe bastato rendere gli uomini incapaci di soffrire, ovvero di allontanarsi da ***. Esattamente come fa un padre con il figlio, al quale, se potesse, impedirebbe di allontanarsi dal bene, perché l'alternativa sarebbe la sofferenza, *** avrebbe dovuto, ma soprattutto potuto (!) evitarlo, cosa che invece qualsiasi genitore non può ma vorrebbe.
Scusatemi eh ma anche se tutti gli stati del mondo fossero integralisti renderebbe gli integralisti non integralisti? Fatemi capire
Cioè se tutta l'europa fosse stata integralista cattolica nel 1400 questo avrebbe fatto dell'integralismo cattolico un non integralismo?
Wow, domande della serie: "se mia nonna avesse avuto le ruote, sarebbe stata una carriola?".