Per il corso di Storia e critica del cinema (di cui ho l'esame domani

) mi son visto due classici come
Quarto potere di Welles e
Roma città aperta di Rossellini che dovevo ancora vedere.
Non che ci sia molto da dire, avevo un sacco di aspettative su
Quarto potere, considerato come uno dei migliori e più influenti film della storia del cinema, e sono state mantenute. La storia ripercorre le vicende di Charles Kane, un magnate dell'editoria e dell'informazione, attraverso le memorie dei suoi colleghi e amici. La storia dei quotidiani e della nascita della notizia come impresa è descritta bene (per chi volesse approfondire consigli La scoperta della notizia di Schudson), ma faro centrale della narrazione è Kane, uomo brillante, ricco, potente, ma che non ha mai superato il trauma infantile di essere stato allontanato dai genitori per essere educato, cosa che lo farà diventare un individuo fragile e bisognoso d'affetto.
Stilisticamente magnifico, e devo essere sincero, il fatto di averlo analizzato in classe e contestualizzato nel suo periodo mi ha permesso di comprenderlo un po' di più, come una delle prime inquadrature, dove l'entrata dell'infermiera ci viene mostrata attraverso un vetro rotto, il montaggio con continuo uso di flashback, innovativo per i tempi e la profondità di camera totale per non instradare eccessivamente lo spettatore, ma renderlo in grado di cogliere quello che vuole. Le scenografie sono davvero maestose, soprattutto gli interni della villa/castello Xanadu. Stupenda anche la prova attoriale di Welles (pensare che ha praticamente girato e recitato questo film alla mia età mi fa venire il magone

) con un ottimo trucco che rende verosimile l'invecchiamento del protagonista.
Capolavoro del neorealismo,
Roma città aperta, ci mostra una Roma occupata dai nazisti, attanagliata dalla povertà e dalla fame. Sicuramente un film di grande impatto, un film corale che inserisce nella vicenda molti personaggi con storie e obbiettivi diversi, uniti nella miseria e nella lotta contro la potenza occupante. La prova attoriale di Anna Magnani è monumentale, una delle poche che riesce a rendere davvero reale il suo personaggio, dalla parlata, ai movimenti, mentre Fabrizi pecca un po' nel finale, soprattutto nella minaccia/profezia finale, enfatizzando un po' troppo e risultando teatrale. Impeccabile Harry Feist, riuscendo a interpretare un personaggio odioso e falso, che si fa odiare dalla prima scena, senza nessuna azione esasperata