Ultimo Film Visto | Consigli e Domande Inside

  • Autore discussione Autore discussione Staff Cinema
  • Data d'inizio Data d'inizio
Mi trovo abbastanza d'accordo con Togg a sto giro. Il personaggio di Jackie è vuoto, noioso e dannatamente retorico. Ci sono un paio di sequenze visivamente potenti, ma appena lei o gli altri characters aprono bocca e si va a sfociare nel drammone, il film perde completamente il suo fascino. Non lo definirei forse brutto perché come dicevo alcune scene mi sono rimaste impresse, però non mi ha convinto per niente.

 
Mi dispiace solo che un film di cui si possa parlare tanto, per meriti propri, perché hanno osato dire che Kennedy,uno dei presidenti americani maggiormente colpevoli di non essere stronzo al 110%, aveva un paio di ideali. Ad Hollywood se vuoi un Gesù della situazione lo fai interpretare da una faccia riconosciuta, brad pitt, non lo mostri in ombra o morto e con un attore sconosciuto.
Ci sono dei discorsi interessanti, in questo film. I media, il potere, le favole, l'ipocrisia, l'america che fa dei presidenti santi e delle mogli nulla, tranne se si vestono bene come jackie, in quel caso si può fare il vestito santo. E per quanto mi riguarda fare un film mantenendo il tuo stile, adattandolo, non importandoti di quanto sia commerciale o meno il prodotto (in america, eh, dove non puoi farti i cazzi tuoi) , dando prova di saper lavorare sia dentro che fuori il "sistema", e mettendoci dentro della carne, è molto più complicato che fare un moloch ma anche un Downfall a caso.

Sopratutto dire che larrain porta una migliore fotografia e basta... o esageri o dici cazzateh :rickds: cioè non per dire "ho ragione io e tu hai torto" ma è palese che ci troviamo davanti a una sceneggiatura che con altri sarebbe diventato cosa, un hidden figures, un imitation game, mentre con larrain riesce ad avere un senso, a fare un discorso che non dipenda così tanto dalla storia e non vuole una "rivincita". Finisce in modo molto triste e non ispirazionale.

Se sono io che non capisco un ***** dimmelo, ma se questo è un "brutto, brutto film", dovrei vedere 2 film all'anno e tutto il resto schifo!

Tanto per tenere la discussione più utile di uno scontro di opinioni, ti vengono in mente biopic femminili che non sono....brutti come questo?

Quello degli ideali è un solo esempio. Avessi il tempo potrei riprendere ogni frase del film e smontarla completamente. La sottrazione di Larraìn sarà si più sofisticata, anche perché Kennedy maschio non è il protagonista, ma resta per me identica a un film commerciale sull'argomento.

I discorsi interessanti che citi per me sono parte del problema, tutti buttati lì esattamente come si fa negli articoletti di giornale quando si vuole ricamare su un politico per dargli profondità. Tiri un tema sociale, umanizzi dove ti capita, ristabilisci l'ordine e le priorità. Ripeti.

Quanti discorsi e piagnistei ci sono nel film su "l'eredità negata" "ci dimenticheranno" "avremmo potuto fare così tanto" ? Con loro che sembrano bambini sognatori. La prima parte del film pone le basi per questa finta, per non dire appunto propagandistica, infantilizzazione e sovrabbondanza di scatti psicologici. Non che queste cose non esistano nella vita dei politici ma quando in un film le metti in scena così ottieni un effetto preciso. E appunto poi nella seconda parte servono in maniera ancora più esplicita a sostenere l'idea di una grandezza politica etc etc. Il conflitto finale col nuovo presidente e i suoi assistenti è pure tremendo. Un'operetta.

Non si può dire che non sia un film conciliante, mi pare lampante al netto di ogni giudizio sui protagonisti. C'è pure il prete e Jackie che scoprono il ritmo della vita nel grande affresco politico. I soldi che lui non vuole che si spendano, sant'uomo!, ma poi sai aveva torto perché bisogna dare storie al popolo che ne ha bisogno e bla bla. Dove guardi guardi solo retorica. Un colpo al cerchio uno alla botte e uno in faccia a me che me lo sono visto fino alla fine.

Vedetelo e vediamo cosa ne pensate tutt*, cosa vi resta di un film così. Larraìn mi piaceva non è che ci parto con chissà che odio verso di lui e volendo pure su Kennedy e moglie leggermente mitizzati avrei pure potuto soprassedere se ci fosse stato una spinta verso qualsiasi cosa che non sia il NYT.

Biopic altri non me ne vengono in mente così su due piedi.

Ma è seriamente così apologetico? Il trailer mi andava a parare in direzione esattamente opposta :azz:
Sì, 110%.

 
Ultima modifica da un moderatore:
Si, ma il film pone le loro figure anche al netto con la storia, perché è vero che ci sono grandi paroloni e tutto ma non è mica una storia dove le loro figure vengono "riscattate" o dove passano da vincitori. C'è retorica, si. Non mi ha dato fastidio, perché la trovo una luce che si spegne in un pessimismo di fondo dato per scontato. I personaggi che girano intorno alla casa bianca me li aspetto retorici a dir poco, del resto. Intanto dei loro paroloni cosa è rimasto? Jackie diventerà un abito, un pupazzo della gente, robert verrà assassinato anche lui. È un film che tiene perfettamente conto della storia e di come andrà, e andrà totalmente nel lato opposto a quello sognato dai bambini.

Sono d'accordo a dire che molti discorsi nel film si ripetono, oppure si ripete, come dici tu, il modo con cui viene proposto un contenuto. Io insisto nel dire che ho ignorato un aspetto che davo quasi per scontato considerando come viene trattato jfk in america (tanto rispetto per il capolavoro di montaggio che è JFK, ma pure con Stone non appena menzionano kennedy devi già preoccuparti) perché mi sono concentrato su altro, dove per sbaglio ho trovato dei discorsi interessanti, e non lo vedo neanche così commerciale.

[MENTION=89310]TestaMatta[/MENTION] boh, insomma... l'hai visto lion? È veramente un caso a parte :rickds:

 
Fra ieri e oggi una doppietta di anni Novanta che sono stati due cazzotti nello stomaco, mamma mia che roba sto vedendo in questo periodo.

Clerks | Kevin Smith, 1994. Perfetto, perfetto, lo scazzo più totale, impossibile pensare una sceneggiatura migliore. Felice di averlo visto in alta definizione, eppure sento che l'unico modo per rendergli veramente giustizia sarebbe rispolverare il vecchio videoregistratore e goderselo in quel glorioso supporto chiamato VHS. Gli anni Novanta grondano copiosi da ogni fotogramma. Che nostalgia.

Swingers | Doug Liman, 1996. Cosa non è questo film, ti fa incazzare, ti fa ridere, ti deprime, ti commuove, e non c'è niente di artificiale, sono tutte emozioni vere (in più di una scena sono stato costretto ad alzarmi in piedi e camminare avanti indietro, manco fossi nella stanza con Favreau a sostenere senza poter intervenire il peso di tutti i suoi stupidi errori), cristallizzate in pellicola da delle interpretazioni che è offensivo chiamare recitazione per quanto sono genuine (il rapporto fra i protagonisti vale più di molte amicizie vere, e mi ha ricordato molto da vicino quell'altra gemma grezza intitolata Mikey and Nicky) e da una sceneggiatura che non potrebbe essere stata partorita da altri che la vita vera, vissuta e sofferta da un Jon Favreau che del film è unico possibile autore e incarnazione. Mi è uscito un periodo di otto righe e va bene così. Aspetto trepidante una revisione per confermare la sua presenza fra i miei film della vita.

P.S.: Ah per Swingers quasi dimenticavo di ringraziare il Goodfella che ai tempi lo commentò, probabilmente non lo avrei mai visto altrimenti. :hail:

 
Ultima modifica da un moderatore:
The Great Wall di Zhāng Yìmóu.

Risparmiate i vostri soldi e non andate a vederlo oppure andateci con chi vi sta antipatico :rickds:

Al di là degli effetti speciali non c'è nulla a parte i soliti cliché passati al tritacarne e un po' di sana boria cinese su come fossero più tecnologicamente avanzati e civili di noi fino a qualche secolo fa.

Quanti soldi buttati per fare questa ciofeca. Mi viene da piangere :morristend:

 
Ultima modifica da un moderatore:
L'altro giorno ho rivisto Nodo alla gola. Uno dei pochissimi film che potrei vedere anche più di una volta in un giorno senza annoiarmi. Pazzesco, semplicemente pazzesco.

 
Moonlight, Jenkins

così, un po' vuoto anche di elementi. Sono sempre le stesse cose di cui non sa bene che farne. Però non l'ho odiato.

 
Stavo studiando per un pezzo che sto finendo di scrivere. Leggevo un famoso volume su nazionalismo/i in Asia Sudorientale. Arrivo ad un capitolo che analizza lo strumento dell'assassinio politico nella Thailandia degli anni '70. L'autore inizia ad usare come paradigma un film del 1983 intitolato Mue Puen, diretto tra l'altro da un membro della famiglia reale, per spiegare il contrasto politico sociale di quegli anni. Lo cerco, lo vedo, ed è figo in una maniera ridicola. Guardatelo.

 
Secondo me su Jackie caro Togg hai preso proprio una bella cantonata :asd: Un film così programmaticamente finto, sopra le righe, in cui il focus è spostato fin dall'inizio sulla mistificazione delle immagini e delle narrazioni,sul ricordo che il potere vuole lasciare di se; e' un film sulla retorica, non retorico

La stessa Jackie ne esce francamente distrutta, impegnata a dare al marito lo stesso identico funerale di un altro presidente perché unico ricordato tra una rosa di altri tre presidenti morti ammazzati; riempiendosi la bocca di discorsi deliranti solo in parte giustificati dal dolore per la perdita.

Io ho visto un film decisamente cupo, dominato dalla falsità e da immagini mortifere; non esattamente un manuale di retorica :asd:

 
Stavo studiando per un pezzo che sto finendo di scrivere. Leggevo un famoso volume su nazionalismo/i in Asia Sudorientale. Arrivo ad un capitolo che analizza lo strumento dell'assassinio politico nella Thailandia degli anni '70. L'autore inizia ad usare come paradigma un film del 1983 intitolato Mue Puen, diretto tra l'altro da un membro della famiglia reale, per spiegare il contrasto politico sociale di quegli anni. Lo cerco, lo vedo, ed è figo in una maniera ridicola. Guardatelo.
lo segno :morristend:

Secondo me su Jackie caro Togg hai preso proprio una bella cantonata :asd: Un film così programmaticamente finto, sopra le righe, in cui il focus è spostato fin dall'inizio sulla mistificazione delle immagini e delle narrazioni,sul ricordo che il potere vuole lasciare di se; e' un film sulla retorica, non retoricoLa stessa Jackie ne esce francamente distrutta, impegnata a dare al marito lo stesso identico funerale di un altro presidente perché unico ricordato tra una rosa di altri tre presidenti morti ammazzati; riempiendosi la bocca di discorsi deliranti solo in parte giustificati dal dolore per la perdita.

Io ho visto un film decisamente cupo, dominato dalla falsità e da immagini mortifere; non esattamente un manuale di retorica :asd:
amen

visto the cook, the thief, his wife & her lover, primo film di questo folle, peter grenaway, che vedo. Fenomenale, fantastico, divertente in una maniera contorta, ovviamente molto brit. essenzialmente sono le solite sequenze che si ripetono, ma la regia.... insieme alla fotografia svolge un lavoro sublime. la paletta di colori sembra presa pari pari dai quadri che circondano il salone principale, siamo negli anni 70 eppure nella maggior parte delle inquadrature ci troviamo in un secolo indefinito, la macchina da presa sforna delle sequenze che sono quadri in movimento cosí perfetti formalmente che vorrei altri dieci film, cosí. ma poi michael gambon.... fantastico nell´interpretare un personaggio che é un incrocio tra un comandante decaduto di shakespeare, un malavitoso e james gandolfini dei tempi d´oro. Colonna sonora e finale macabrissimi, anche se in realtá il finale é nulla rispetto all´esuberante violenza di gambon quando impera per tutto il film. un film particolare, girato con un gusto, con un´occhio artistico, veramente invidiabile.

 
Ultima modifica:
Secondo me su Jackie caro Togg hai preso proprio una bella cantonata :asd: Un film così programmaticamente finto, sopra le righe, in cui il focus è spostato fin dall'inizio sulla mistificazione delle immagini e delle narrazioni,sul ricordo che il potere vuole lasciare di se; e' un film sulla retorica, non retoricoLa stessa Jackie ne esce francamente distrutta, impegnata a dare al marito lo stesso identico funerale di un altro presidente perché unico ricordato tra una rosa di altri tre presidenti morti ammazzati; riempiendosi la bocca di discorsi deliranti solo in parte giustificati dal dolore per la perdita.

Io ho visto un film decisamente cupo, dominato dalla falsità e da immagini mortifere; non esattamente un manuale di retorica :asd:
Sarà :D a me pare che questo secondo livello di lettura non ci sia e lo stai costruendo tu come spettatore :stema: Più che legittimo ma il film certe cose le fa in modo chiarissimo. Citi il funerale, la sceneggiatura ondeggia per farti sentire l'indecisione su cosa sia giusto fare, riferendosi alla grandezza, data per giusta e scontata ma soprassediamo, di Lincoln. Poi arrivano "i cattivi" che si vogliono solo salvare la pellaccia, macchiette tra macchiette. Allora lì Jackie sente l'ingiustizia, sente che si sta perdendo l'occasione di fare rispetto per chi ha fatto tanto, e dopo due conflittini ridicoli col fratello di lui decide che allora sì si deve sfilare. E bandiere e religione e personaggi che dicono *esplicitamente* "le persone hanno bisogno di storie per avere sicurezza" etc.

Programmaticamente finto come fai a dirlo? Psicologizza Jackie in maniera esasperante da subito, con scazzi costruiti sul nulla, passioni arzigogolate, qualche riferimento critico per fare brodo e per dare quel pizzico di oscurità che serve sempre. Come ne esce distrutta lei se ogni suo spigolo viene sempre recuperato e smussato due o tre volte prima di passare ad altro? Potremmo leggere le visioni di altre spettatrici spettatori ma non ce n'è bisogno imho.

 
L'ho visto anch'io e concordo con Fil0. Togg ma ti pare che un regista che ha sempre fatto un discorso CONTRO certe forme di potere improvvisamente faccia un film così apologetico? Per me il discorso critico è chiarissimo, semplicemente Larrain è un regista che fa coincidere totalmente la prospettiva formale del film con quella contenutustica, solo che in un No questa coincideva totalmente con la prospettiva di chi a quel potere sì oppone, qui con quelle che lo celebrano, da lì l'aspetto superficialmente retorico.

 
the edge of seventeen di kelly fremon craig. agrodolce dramma adolescenziale più che convincente, diretto senza sforzi ma scritto con una certa brillantezza, o almeno con dialoghi sufficientemente frizzanti. ottima la prova della steinfeld.

ride the high country di sam peckinpah. crepuscolare e disilluso, tra personaggi decadenti e nostalgici, in uno dei suoi primissimi lavori peckinpah riesce subito a puntare in alto. regia sontuosa anche se senza i virtuosismi che si vedranno di lì a poco in the wild bunch.

manchester by the sea di kenneth lonergan. drammone particolarmente carico che sarebbe stato facilissimo sbavare, ma fortunatamente lonergan riesce a mantenersi su toni sobri e minimali lasciando che il dramma respiri, le ottime interpretazioni bastano e avanzano senza ulteriori sottolineature retoriche.

su un piano personale, soprattutto nella prima parte ho sentito una sincera partecipazione, credo che me lo ricorderò per un po'.

le mépris di jean-luc godard. l'arrivo in sala di questo film cade perfettamente con il percorso cronologico di visione che sto seguendo del regista, e nonostante già non mancassero nella sua filmografia grandi film (l'ovvio à bout de souffle, il divertentissimo musical une femme est une femme, lo splendido vivre sa vie), con questo credo che godard abbia raggiunto la sua perfezione formale, almeno per quello che a questa altezza gli interessava fare con il cinema. l'incomunicabilità e il disprezzo borghesi di cui aveva scritto moravia vengono resi con grande forza da godard, le trovate sono incessanti e il film risulta essere densissimo, per di più presentandosi con una fotografia che non può non colpire.

realizzato parallelamente, les carabiniers è assolutamente grezzo e palesemente amatoriale nei mezzi, ma porta con sé una certa forza ideologica. decostruzione del cinema di guerra e presa di posizione antimilitare, non tutte le soluzioni sembrano avere la giusta efficacia, ma non mancano lampi di genialità.

ro.go.pa.g. film a episodi voluto dal produttore alfredo bini, come recitano i titoli di coda "quattro racconti di quattro autori che si limitano a raccontare gli allegri principi della fine del mondo".

si apre con illibatezza, episodio diretto da rossellini e sicuramente il più debole dei quattro. triangolo amoroso su cui si tenta di fare della psicologia spicciola mettendo in scena pulsioni amorose e sessuali prive di qualsiasi carica.

il nuovo mondo di godard, glaciale e apocalittico, diretto con taglio documentaristico, il nuovo mondo corrompe e sostituisce quello vecchio senza particolari declamazioni o rivoluzioni, ma tramite un lento, inesorabile e apparentemente irreversibile processo che durante il film si espande sempre più. cambiamenti nelle abitudini, nei comportamenti, nel linguaggio e di riflesso nel pensiero.

la ricotta di pasolini, un episodio tanto efficace di per sé quanto fondamentale nella filmografia del regista. temi di stampo neorealista si intrecciano ad altri più personali, rimbalzano convinzioni religiose e politiche, non mancano momenti goliardici e si chiude su una nota desolante. da segnalare la presenza di orson welles che impersona un regista chiaramente alter ego di pasolini.

il pollo ruspante di gregoretti. non malvagio, chiaramente didascalico ma non lo dico del tutto come critica. un piglio da commedia, punta alla risata amara, e in questo ugo tognazzi è perfetto nel ruolo.

tutto sommato, un film a episodi che merita attenzione.

split di m. night shyamalan. trashoso, e lo dico con soddisfazione. senza cercare il twist a tutti i costi shyamalan confezione bene dell'intrattenimento non del tutto scemo, e francamente non gli avrei chiesto niente di più. si muove anche bene nei momenti più claustrofobici, ci sono riusciti accenni di tensione, e il finale per quanto comprensibilmente finisca per dividere il pubblico per me risulta essere più che coerente con tutto quello costruito nel resto della pellicola.

milano calibro 9 di fernando di leo. preso atto dei difetti personalmente ne sono rimasto entusiasta. tra sceneggiatura scoppiettante, personaggi memorabili, colonna sonora che calza perfettamente e regia esplosiva non so proprio cosa si potrebbe chiedere di più un film di genere, e di questo genere. il punto forse più debole, cioè i discorsi del vice-commissario, peccano forse nel modo in cui non si è riusciti a integrarli al meglio con la vicenda, ma forniscono un contesto politico e storico alla pellicola che personalmente reputo di un certo interesse e di una certa efficacia tematica in relazioni agli altri centri di gravità della pellicola. perché se centrale a tutto è il momento storico di passaggio, il progresso che cancella il vecchio e porta il nuovo, quei discorsi politici riflettono allo stesso modo il prima e dopo di un personaggio come ugo piazza, la contrapposizione tra l'americano e don vincenzo, la risoluzione finale di rocco.

giusto per chiudere con una banalità, grandioso l'incipit.

 
Naa, non è solo colpa di Larraìn. C'entra pure il presidente di NBC news Oppenheim che ha scritto la sceneggiatura. E' proprio quello che dicevo all'inizio, film scritto come uno dei milioni dei loro articoli mitizzanti. Larraìn magari l'ha preso come progetto per fare soldi o altro non ne ho idea non voglio entrargli in testa. edit: gli interessava, quanto era forte e determinata e bla bla. evabuò.

edit2: mi arrivano altre voci a cui il film sta piacendo perché "lei ci fa una figura di *****", cavolo, non mi aspettavo proprio che la prima parte riuscisse fino a questo punto, allora sono più preoccupato di prima.

 
Ultima modifica da un moderatore:
Gantz:O

Mai visto né letto niente di Gantz nonostante mi abbia sempre stuzzicato, di solito non impazzisco per film in CG ma qui è fatta veramente bene probabilmente tra le migliori in giro quanto al film in sé non è niente di chè i personaggi sono tutti banali e 15-20 minuti in meno avrebbero giovato.

 
Monkey Business e Horse Feathers con i fratelli Marx.

Questi quattro sono una forza della natura. Non c'è un solo momento di serietà in nessuno dei due film. Da ogni parola e situazione può nascere uno scioglilingua divertente o una gag. Sono davvero esplosivi nella loro comicità, inoltre non sono mai beceri. Groucho e soprattutto Harpo svettano su tutti: il primo con i suoi baffoni e i suoi sigari sbeffeggia l'americano pieno di sé, il secondo con i suoi riccioli e la mimica incontenibile dissacra ogni cosa come se fosse guidato da un istinto animalesco, a parte quando inizia a suonare l'arpa,in quei pochi momenti di pace rassomiglia in tutto a un angelo.

Frankenstein di James Whale.

La storia è notissima. Il film cerca di essere orrorifico più che filosofeggiante riguardo la materia che tratta.

Front Page di Lewis Milestone.

Il film di cui Hawks realizzerà l'ottimo remake His Girl Friday. Il ritmo è frenetico e la satira del giornalismo americano molto feroce; si esalta tutto il cinismo e l'assenza di principi morali della categoria.

Gli Uomini che Mascalzoni di Mario Camerini.

Film molto tenue sull'amore tra due borghesucci in un'Italia ritratta stranamente, visto il periodo storico, attraverso profumerie, lunapark e gite fuori porta con il sottofondo di canzoni romantiche. Vedere questa storia di innamorati tesa tra dispettucci e dolci finte separazioni eterne sa scaldare il cuore dello spettatore. Da segnalare l'esordio di Vittorio De Sica nel ruolo del protagonista.

 
Ultima modifica da un moderatore:
Finalmente ho vistola la land.

Premetto che non sono assolutamente un amante dei musical, ma lalalà non è stato poi così male: le fotografie sono ben curate, le palette dei colori in certi frangenti esplodono, le musiche sono molto belle. Pieno zeppo di citazioni e riferimenti ai film degli anni '50/'60, questo film è un purissimo omaggio a quel filone musical/sentimentale dell'epoca.

Gli attori non sono male, anche se il primo tempo l'ho trovato lentino, il secondo l'ho sentito meno pesante. Buono il finale.

 
Beverly Hills Cop di Martin Brest. Eddie Murphy e poco altro.

Rango di Gore Verbinski. Simpatico.

 
Pubblicità
Pubblicità
Indietro
Top