The hateful eight | Quentin Tarantino, 2016. Seconda visione. La magia di
The hateful eight viene essenzialmente da due fattori: la tensione narrativa, costruita su un perfetto equilibrio fra suspence e colpo di scena; e la dimensione strettamente spettacolare, appositamente studiata per essere fruita su pellicola, in una sala cinematografica. È quindi con un certo dispiacere che ho constatato come questa magia, per sua costituzione, debba necessariamente svanire ad una seconda visione casalinga: l'intreccio è già stato sciolto, la sorpresa irreversibilmente esaurita, il formato ultrapanoramico sacrificato alla dimensione televisiva, la consistenza della pellicola in 70mm perduta nella conversione digitale.
The hateful eight è un'esperienza perfettamente chiusa in se stessa, per sua natura difficilmente ripetibile, e per questo mal si presta a visioni successive. Ora, questo può essere ragionevolissimamente considerato un difetto: eppure personalmente lo vedo come una paradossale conferma della migliore qualità dell'opera, ovvero la sua dedizione e coerenza nel perseguire un ben preciso tipo di esperienza. E questo fa solo onore, al film e all'autore.
P.S.: Ecco l'unico difetto di un film impeccabile sono quei rallentatori con le voci distorte, una tamarrata che è più di Django che degli Odiosi otto.
The big Lebowski | Ethan Coen e Joel Coen, 1998. Seconda visione. Speravo fosse la volta buona per innamorarmene, ma di nuovo la scintilla non è scoccata: una miriade di scene e battute incise nella Storia del Cinema, ma è l'insieme a non conquistarmi.
P.S.: La Moore qua dentro è una cosa erotica abbastanza allucinante.
Love | Gaspar Noé, 2015. Tecnicamente eccelso: la fotografia è ai livelli di un
Only god forgives (penso renda l'idea), e rivelatrice di uno studio non banale della resa tridimensionale delle inquadrature; altrettanto eccellente l'audio, data la bellissima, bellissima colonna sonora e una qualità delle registrazioni che sfiora la perfezione; e brillante anche il montaggio, non tanto a livello di costruzione narrativa (disordinata e con qualche problema di ritmo) quanto di semplice connessione fra le inquadrature: quegli stacchi di mezzo secondo, anche se in qualche caso un po' abusati, quando ben piazzati lasciano il segno come rarissimamente riescono a fare dei semplici tagli di montaggio. Di fronte a cotanto splendore era lecito aspettarsi una trama al servizio dell'immagine, ma ciò non toglie che la vicenda mi abbia preso proprio poco. Poco interessante, sviluppata solo quel tanto che bastava a tenere insieme i quadri, compromessa da dialoghi spesso scadenti, soprattutto spezzata troppe volte e troppo a lungo dalle scene di sesso, che ad ogni successiva iterazione aggiungono sempre meno valore alla pellicola. Per dire, a confronto
La vie d'Adèle sembra perfettamente equilibrato. Non ho poi capito come mai scegliere un protagonista americano e per far parlare tutti gli altri in un Inglese improbabile (la coprotagonista è imbarazzante); addirittura in certi casi parlano in Inglese tra francesi, senza motivo. Un inciso prima di chiudere: non mi piace mai quando i film si giustificano da soli, e qui non manca il dialogo in cui si parla di quanto sarebbe bello se qualcuno facesse un film che unisse l'aspetto sessuale di una relazione a quella sentimentale (che poi in realtà era già passato proprio
La vie d'Adèle, che aveva pure dalla sua una vicenda e dei personaggi di ben altro spessore). Ah e fra le cose antipatiche il bambino che si chiama Gaspar e un tizio che si chiama Noé. E la legge di Murphy in sovraimpressione all'inizio lol. E il THE END alla fine dopo che lui dice Ti amerò fino alla fine. E i peni a caso. Ma vabbe'. Alla fine mi ero preparato a questo e ad altro. In conclusione mi è piaciuto?, ni, tecnicamente come ho detto è strabiliante ma la vicenda così così, la costruzione un po' sbilenca (peccato perché parte bene) e i vari esibizionismi in cui si perde lo bruciano troppo presto, e quando iniziano i bei titoli di coda l'interesse si è già esaurito già da qualche decina di minuti.
P.S.: È parso a me o quando lui scappa dal trans non sta recitando?

Secondo me nella sceneggiatura c'era una bella scena di sesso a tre che è saltata proprio davanti alla macchina da presa.

«Non ce la faccio, pensavo di sì ma non ce la faccio» e corre dalla parte opposta della stanza, secondo me parlava col regista.