commentini al volo:
finalmente visto per la prima volta jacques tati, e sono rimasto folgorato da mon oncle. precisissima costruzione tanto della messa in scena quanto della messa in quadro, con gag e sketch che si articolano su più piani e profondità, con una creatività senza fine. bei momenti quelli nell'inutilmente tecnologica casa borghese, e tutto il rapporto con la modernità ridicola, superficiale e fine a sé stessa è cardine di tutto il film. sinceramente divertente in più punti, è difficile non amarlo.
fatto poi un passo indietro con jour de fete, sicuramente più acerbo, ma si inizia a intravedere lo stile di tati. anche qua un accenno del burrascoso rapporto di un uomo semplice con la modernità che avanza, ma più un accenno che non un vero e proprio tema del film. comunque simpatico.
infine les vacances de m. hulot è un affinarsi della tecnica aspettando il pieno compimento con mon oncle, anche qua gag a non finire dalle più immediate alle più costruite, e il nutrito cast di macchiettistici personaggi offre non poche possibilità.
the girl with all the gifts di colm mccarthy. un accenno di originalità nell'ormai desolante panorama zombie/infetti/sailcazzo data dalla premessa, che si esaurisce però ben presto. senza troppa infamia e senza particolare lode, l'aspetto più intrigante forse è il riprendere lord of the flies con i suoi bambini selvaggi e brutali.
unfriended di qualcuno. il solo fatto che questo film esista è un errore di per sé. non si salva nulla, partendo dall'idea iniziale di mostrare tutto tramite uno schermo che si risolve in nulla di fatto, alla progressione da classicissimo slasher fatto col ****. con la scrittura dei personaggi si sono raggiunti picchi di idiozia veramente rari.
raw di julia ducournau. finisce per direttissima tra le uscite più interessanti di quest'anno. atipica e orrorifica storia di formazione, una parabola discendente di corruzione e scoperta di sé, una visione viscerale. diretto ottimamente e accompagnato da una colonna sonora eccezionale.
okja di bong joon-ho. deluso, e lo dico a malincuore. fatica per tutto il tempo a trovare la propria dimensione, oscillando tra la leggerezza di un cartone animato e la crudezza di un documentario di denuncia (sì insomma, circa), ma sono momenti tanto tagliati con l'accetta che il risultato finale è un pasticcio più che un'amalgama. ci sono poi evidenti problemi in fase di scrittura, tra problemi di ritmo e soluzioni banalissime. ben poco necessario il pomposo cast, dei personaggi del genere credo avrebbero reso lo stesso modo in mano a chiunque.
othello di orson welles. una magnifica trasposizione, welles è tanto consapevole della materia teatrale quanto di quella cinematografica, e il risultato finale è una perfetta traduzione da un linguaggio all'altro, sfruttando pienamente tutte le possibilità uniche di quello cinematografico. operazione infatti che il più delle volte risulta solo sterile, qua è assolutamente fertile, una pellicola memorabile. intelligenza che passa anche da ciò che si è deciso di tagliare e ciò che si è deciso di inventare, è tutto perfettamente coerente.
a cure for wellness di gore verbinski. per 2/3 della pellicola ricalca fin troppo pedissequamente tutti i cliché delle storie di questo tipo, a tratti ha pure la stessa fotografia di shutter island. l'ultimo terzo è un esagerato spettacolo gotico che sembra inserito a forza, visto il resto del film.
non totalmente da buttare, per quanto la costruzione sia stereotipata verbinski ci mette un briciolo di inventiva per rendere il tutto almeno bello da vedere, e senza dubbi in più di un'occasione ci riesce. il risultato finale però fatico a considerarlo sufficiente.
shin godzilla di hideaki anno. l'hanno detto tutto, non ha senso tirarsi indietro: "è evangelion senza gli eva!!!!!!!!!!". e c'è poco da girarci intorno, è vero in gran parte. anno riprende modi e forme già visti nella celeberrima serie, ma chiariamo, ci manchi solo che questo possa essere un male. quando riesce poi a essere avvincente mostrando per più tempo politici che parlano che non godzilla stesso, sai di stare facendo la cosa giusta. oscilla tra il sottilmente e l'apertamente satirico, una costruzione dei personaggi e soprattutto dei dialoghi spiccatamente da anime, ma il fiume di discorsi è ben gestito. le apparizioni di godzilla per quanto centellinate, sono memorabili.
un'ottima prova insomma, la CG da inizio millennio non intacca troppo il risultato finale, anche perché l'ispirazione batterà sempre la brutale tecnica. solo, un appunto, la prossima volta (e DEVE esserci una prossima volta) una fotografia meno amatoriale.
wild at heart di david lynch. folle pellicola on the road in cui si mescolano violenza e sessualità, con il mago di oz da fare da riflesso alle vicende, sorretto da interpretazioni esageratissime. assurdo, ma anche lucidamente drammatico a tratti. l'aspetto musicale è fortemente intrecciato a quello visivo, impossibile distinguere i due, e il risultato finale è di una forza rara.
spider-man: homecoming di jon watts. si è fatto quel minimo di lavoro per rendere fresco il terzo film sulle origini, o comunque di partenza, di sto supereroe, e il risultato direi che è accettabile. i ritocchi sui personaggi e le aggiunte non stonano con il mondo stesso che viene creato, peter arriva alle solite lezioni morali anche senza la celeberrima battuta dello zio, e in generale la costruzione della vicenda è ben fatta. l'aspetto comico è altalenante, come inevitabilmente succede buttando dentro tante battute, non tutto può essere divertente. la regia è l'aspetto peggiore, mediamente poco ispirata, affossa completamente le scene d'azione.
non il migliore cinecomic anche solo considerando il MCU, ma sicuramente un buon punto di partenza.