Ultimo Film Visto | Consigli e Domande Inside

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Il gladiatore (2000) di Ridley Scott.

Che ci crediate o no, non l'ho mai visto per intero in tutti questi anni. Ma è stata comunque, credo, la prima cosa che ho visto in DVD in tutta la mia vita, a casa di un mio cugino quando prese la PS2 (assieme a un altro spezzone di un altro film, Salvate il soldato Ryan, credo). Comunque bello, bello, bello. Tra l'altro l'ho visto in versione integrale (17 minuti in più) nell'edizione a 3 dischi che ho preso per mio padre nel 2007.

Tra l'altro senza informarmi prima, ho notato che certe musiche sono simili a quelle di Pirati dei Caraibi :rickds: vabbeh che tanto l'autore era lo stesso :asd: (Hans Zimmer)

 
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Bande à part | Jean-Luc Godard, 1964. Accreditato con il sobrio pseudonimo di Jean-Luc “Cinema” Godard. Per buona parte molto divertente, spesso addirittura brillante. Credo abbia però qualche problema di ritmo, dato che l'ultima parte sembrava non finire più nonostante duri la canonica ora e mezza.

Nocturnal animals | Tom Ford, 2016. Commentato nella discussione ufficiale.

visto anche io vivre sa vie, di pretenziosità nemmeno l'ombra, ma un cinema vitalissimo, sempre creativo, coinvolgente, bello bellissimo, capolavoro, e via su questa linea.
:ooo:

Comunque sì, una delle vette della nouvelle vague per quanto ne so io.

 
seriamente, che avrebbe di pretenzioso vivre sa vie? posso capirlo per altre pellicole (due estremi: il primo lavoro e l'ultimo), ma quello è talmente sobrio che mi sembra veramente un termine usato a sproposito.

everything you always wanted to know about sex* (*but were afraid to ask) di woody allen. una delle sue prime produzioni, una serie di episodi comici con ovvio filo conduttore il sesso. episodi altalenanti, ce ne sono di ben poco convincenti, ma altri sono dei veri e propri colpi di genio.


sausage party
di conrad vernon e greg tiernan. è una cretinata, poco da fare, ma abbastanza divertente. offre ben poco oltre la sola idea di partenza, è praticamente una lunga serie di gag, tenute insieme in qualche modo, sempre più dissacranti ed esagerate, fino all'apoteosi finale.

non malvagio, ma dimenticabile.

the girl on the train di tate taylor. discreto thriller, ci sono elementi sicuramente solidi ma altri fin troppo deboli, rendendo discontinua (soprattutto sotto il profilo dell'interesse) la visione. riuscito il personaggio della blunt e la sua interpretazione, molto meno gli altri.

microbe et gasoil di michel gondry. una piccola storia di formazione che non sempre riesce a dare il giusto senso di spontaneità, i rapporto tra i due protagonisti oscilla tra l'essere convincente a il sembrare forzato. generalmente comunque una visione onesta, qualche scivolone (punto più basso i gangster cinesi, veramente boh) ma un finale dignitoso.

mean streets di martin scorsese. carriera agli inizi e creatività a non finire. uno spaccato di vita in cui si intravedono rapporti e temi che poi inevitabilmente si vedranno anche in altre sue produzioni, e una varietà in sede di regia che mi ha decisamente sorpreso, il poi tutto accompagnato con scelte musicali assurdamente azzeccate.

midnight special jeff nichols. l'ho decisamente apprezzato, un buon film di fantascienza sobria, come fortunatamente sta tornando in voga negli ultimi tempi. convincente tanto la vicenda quanto i personaggi, nella loro semplicità; molti elementi da fantascienza classica sfruttati con consapevolezza. finale per me da promuovere a pieni voti, concettualmente affascinante e visivamente riuscito.


train to busan
di yeon sang-ho. divertentissimo e perfettamente costruito, dovrebbero esserci più film d'azione così che non certe porcate sbrodolone. riesce a passare in scioltezza dalla tensione all'adrenalina, dai conflitti umani alle scene action con orde di zombie. forse qualche elemento eccessivamente stucchevole, ma si riesce tranquillamente a chiudere un occhio per una pellicola di genere e del genere.

 
Pretenzioso non sarà la parola più corretta, ma dire che un film intitolato Vivre sa vie: Film en douze tableaux di pretenziosa non abbia «nemmeno l'ombra» mi sembra una definizione altrettanto sbilanciata. :asd: Insomma per quel che ho visto io questa "pretenziosità", o chiamiamola come ci pare, in un certo senso è proprio una cifra stilistica della Nouvelle vague e di Godard in particolare. Non è un male in sé, anzi in questo caso siamo d'accordo che il film sia perfettamente riuscito e coerente anche proprio per questa sua qualità. :sisi:

 
Pretenzioso non sarà la parola più corretta, ma dire che un film intitolato Vivre sa vie: Film en douze tableaux di pretenziosa non abbia «nemmeno l'ombra» mi sembra una definizione altrettanto sbilanciata. :asd: Insomma per quel che ho visto io questa "pretenziosità", o chiamiamola come ci pare, in un certo senso è proprio una cifra stilistica della Nouvelle vague e di Godard in particolare. Non è un male in sé, anzi in questo caso siamo d'accordo che il film sia perfettamente riuscito e coerente anche proprio per questa sua qualità. :sisi:
ancora però non hai detto in cosa consista pretenziosità, o qualsiasi cosa dovrebbe essere :asd: e tableaux mi sembra un termine perfettamente calzante, molto più di un generico "episodi", per il modo in cui diversi dei segmenti sono particolarmente condensati nel tempo e nello spazio narrativo e, di riflesso, nella forma (molto riprese lunghe, se non veri e propri piano-sequenza).

 
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Die Nibelungen: Siegfried e Die Nibelungen: Kriemhilds Rache di Fritz Lang.

La mitologia nordica secondo Lang. Inevitabile pensare al ciclo wagneriano. Il primo, forse maggiormente ispirato, mi ha colpito più del secondo, più tetro e pieno di massacri. I grandi palazzi e i loro interni lasciano presagire la splendida architettura futurista di Metropolis.

 
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Quando Godard piazza la telecamera per 6-7 minuti sulla schiena di un personaggio che prende il cappuccino, blaterando di politica e filosofia in modo semplicistico, non è pretenzioso?

Godard è così, tutti i suoi film sono così, chi come me non sopporta il suo fare da professorino so-tutto-io, con le sue "lezioni di vita" sotto forma di monologhi, non può che considerarlo pretenzioso ed arrogante. Io la penso così e non lo reggo, ma capisco che ad altri possa piacere.

Truffaut era di un'altra categoria per quanto mi riguarda, lui si che era un grande della novelle-vague, perché i piedi li ha sempre tenuti per terra.

 
Quando Godard piazza la telecamera per 6-7 minuti sulla schiena di un personaggio che prende il cappuccino, blaterando di politica e filosofia in modo semplicistico, non è pretenzioso?Godard è così, tutti i suoi film sono così, chi come me non sopporta il suo fare da professorino so-tutto-io, con le sue "lezioni di vita" sotto forma di monologhi, non può che considerarlo pretenzioso ed arrogante. Io la penso così e non lo reggo, ma capisco che ad altri possa piacere.

Truffaut era di un'altra categoria per quanto mi riguarda, lui si che era un grande della novelle-vague, perché i piedi li ha sempre tenuti per terra.
e io ripeto che per quanto possano essere critiche sacrosante se riferite a godard in altri contesti, con vivre sa vie non ci azzeccano proprio nulla. diventa pretenzioso nel momento in cui non ci si vuole sforzare di capire cosa sta facendo e perché, quale fine retorico possano avere certe scelte registiche, a maggior ragione in un film come questo che ha ben poco di gratuito. o pensi davvero che sia un caso che il primo tableau con cui si apre il film sia diretto così? non ti sembra veramente che ci sia alcun collegamento tra il dialogo dei personaggi e il modo con cui vengono ripresi? i titoli di testa non ti hanno suggerito proprio nulla?

idem le sue "lezioni di vita", che il più delle volte nascondono insicurezze a angosce, altro che so-tutto-io...

 
comunque non sono tutti uguali i suoi film, non sono un appassionato di godard ma proprio ci sono "fasi" diverse.

 
Comunque panza ho capito cosa intendi, ma secondo me ti sei fissato troppo sulla parola come intrinsecamente negativa. (E probabilmente sono io ad essere stato poco chiaro, o ho scelto il termine sbagliato.) Pretenzioso è l'atteggiamento di fondo del film e della Nouvelle vague per come la sento io: questo può essere un difetto (e spesso lo è) se a tale ambizione non corrisponde una sostanza all'altezza, ma nel momento in cui (come in questo caso) il film è un capolavoro, il riconoscervi intenzioni simili non ha alcun senso dispregiativo da parte mia. Anzi, il puntare in alto e il riuscire brillantemente dove molti altri falliscono è solo un merito del film. È proprio da questa confidenza di sé che trae la propria personalità e la propria forza espressiva; senza di essa, sarebbe stato tutto un altro film.

Lo dico solo nel tentativo di chiarirmi eh, dato che mi rendo conto di non essermi espresso nel più felice dei modi, non per prolungare ulteriormente il discorso. :asd:

 
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The Lights between the ocean è un bel mattone ma assolutamente non il filmaccio che si dice in giro, fassbender e la WEISZ CAZZAROLA sono bravissimi, d'altro canto la vikander pur facendo il suo, per carità, e avendo il peggiore dei tre ruoli, non riesce a distinguersi come i due sopra citati. Comunque si, è lento, inaspettatamente trascinato a tratti, ma resta un melodramma che ad avercene, godibile con dei problemi di sceneggiatura, poi quando a me metti davanti una fotografia del genere tendo a ignorare qualsiasa altra cosa, nella prima mezz'ora in particolare ha dei momenti dove sfrutta benissimo le figure di fassbender/vikander senza troppi sensazionalismi. Quindi si direi che mi è piaciuto....

poi ho visto Arrival e devo essere diretto, ho sborrato arcobaleni

 
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Equilibrium

Film del 2002 di Kurt Wimmer

L'idea di base è buona visto che poi è stata ripresa e scopiazzata su un teen movie come The Giver ma la realizzazione è trascurata e piuttosto superficiale. Il contesto è successivo ad un'ipotetica terza guerra mondiale con la ricostruzione della civiltà basata sulla soppressione dell'individualità e delle emozioni per salvaguardare la collettività e la specie. Ogni individuo che non si sottopone al protocollo viene eliminato fisicamente per mezzo di soldati prettamente addestrati facente parte di un corpo dedito a tale scopo, il Tetragrammaton.

A parte la trama, la caratterizzazione dei personaggi è insufficiente. Un buon Christian Bale ma non c'era molto su cui poter sviluppare il personaggio, parabola che comunque fin da subito risulta prevedibile e priva di veri colpi di scena fatto salvo che per qualche sorpresa. Il finale è scontato e buonista ma non lascia spazio a qualche morale o metafora. Come in questo, anche in altri film c'è la resistenza e coloro che non vogliono annichilirsi pur rischiando l'eliminazione. Alla fine prevale la vera natura umana e ogni controllo applicato per contenerla, fallisce.

Un film d'azione piuttosto anonimo.

 
Ho bisogno di un consiglio, non è facile spiegare che genere di film cerco, ma ci provo. Vorrei qualche film senza artifici, pretesti narrativi, significati allegorici e trame assurde, ma che racconti la vita così com'è. Non voglio finali confezionati, anzi se un finale non c'è meglio ancora. Suggerite qualcosa se riuscite a capire che sto cercando di dire :asd:

 
Ho bisogno di un consiglio, non è facile spiegare che genere di film cerco, ma ci provo. Vorrei qualche film senza artifici, pretesti narrativi, significati allegorici e trame assurde, ma che racconti la vita così com'è. Non voglio finali confezionati, anzi se un finale non c'è meglio ancora. Suggerite qualcosa se riuscite a capire che sto cercando di dire :asd:
Sinceramente? Non c'ho capito na mazza! :rickds:

Non so cosa intendi per "senza artifici", il cinema è artificio per definizione.

Forse intendi un film che racconti una storia semplice e plausibile, una storia comune di persone comuni con i loro problemi quotidiani. Magari qualcosa che scaldi il cuore?

Ho due titoli per te: "Una storia vera" (The Straight Story) di David Lynch e "Vivere" (Ikiru) di Akira Kurosawa.

 
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Immaginavo di essere stato poco chiaro. Cerco film dove la priorità la si dia ai personaggi più che alla trama, dove non si facciano accadere le cose solo perchè si vuole arrivare a un determinato finale o per chissà quale significato da trasmette. Comunque grazie per i suggerimenti: Una storia vera l'ho già visto, quello di Kurosawa no quindi me lo segno.

 
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Immaginavo di essere stato poco chiaro. Cerco film dove la priorità la si dia ai personaggi più che alla trama, dove non si facciano accadere le cose solo perchè si vuole arrivare a un determinato finale o per chissà quale significato da trasmette. Comunque grazie per i suggerimenti: Una storia vera l'ho già visto, quello di Kurosawa no quindi me lo segno.
Ma per capirci, "Una storia vera" è il tipo di film che cerchi? Se mi dai altri indizi posso darti altri titoli.

 
Ma per capirci, "Una storia vera" è il tipo di film che cerchi? Se mi dai altri indizi posso darti altri titoli.
Sì, all'incirca. Diciamo che in Una storia vera c'è già quel qualcosa a livello di trama che richiede un piccolo sforzo immaginativo, ma più o meno è quello che cerco.

 
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