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A Single Man
Tom Ford scrive e dirige questa pellicola, adattamento del romanzo omonimo, e lo fa con grande stile, come ci si aspetterebbe da un gigante della moda quale è lui.
è il dramma di un uomo gay, che non riesce ad accettare la morte del suo compagno di una vita, e fatica ad uscire dalla depressione e a far ripartire la sua vita da capo.
Non è propriamente un film sull'omosessualità come molti dicono, nonostante i vari discorsi su di essa come minoranza silenziosa, è più che altro un film sull'amore perduto in generale, sull'elaborazione del lutto e sull'incapacità di tornare a vivere e ad amare.
Strepitoso Colin Firth nei panni del protagonista George Falconer, professore universitario depresso dalle mille sfaccettature. Il suo sorriso, vero o finto, il suo viso triste o sereno, il suo humor con una nota di nostalgia, il suo linguaggio forzatamente forbito anche nelle situazioni più drammatiche, spesso con un'esitazione che tradisce i suoi veri sentimenti, sono tutti i piccoli-grandi dettagli di un'interpretazione gigantesca di un attore geniale come Firth, magnificamente diretto da Ford per creare un personaggio che non fa altro che nascondersi dietro a delle maschere per coprire la sua disperazione, mostrando però spesso e volentieri crepe nel suo portamento perfetto da gentiluomo inglese.
Bravissimi anche gli altri attori, tutti perfetti nel loro ruolo, con una Julianne Moore sempre bravissima e soprattutto sempre a suo agio nei ruoli da bella donna matura, maliziosa e carismatica.
Tecnicamente è estremamente curato, in particolare la fotografia è mostruosamente ricercata, e capisco come per alcuni possa essere un punto negativo, perché a volte effettivamente sembra di vedere lo spot di un profumo o di un capo d'abbigliamento firmato, ma per quanto mi riguarda questo stile è azzeccato per il film in questione, perché il film è sì un dramma sull'amore perduto e sulla depressione, ma è anche un film sulla bellezza della vita e del mondo che valgono la pena di essere vissuti, e per raggiungere un obiettivo così grosso, approvo ed apprezzo molto che sia stata utilizzata questa estetica così ambiziosa. Nello specifico la fotografia di cui parlo insiste sui colori e sui suoi contrasti, accesi e caldi nel passato felice con il suo compagno; sbiaditi, freddi e monocromatici nella vita vuota, triste e solitaria del presente, saltuariamente colorata in modo acceso da piccole cose dalle quali George trae giovamento: l'innocenza di una bambina, l'odore di un cane, la bellezza degli occhi truccati di una donna e delle labbra carnose di un uomo, la vitalità e la passione di un giovane alunno. Queste scene le ho trovate bellissime e poetiche, e la meravigliosa colonna sonora di Korzeniowski sicuramente aiuta a renderle così potenti.
La scrittura dei dialoghi è semplicemente straordinaria, con la loro drammaticità, intelligenza ed una punta di humor qua e la che non fa mai male, e sono davvero determinanti a creare l'atmosfera magnetica di un film emozionante ed incredibile.
Una grande opera di un grande autore.