Prima infornata dell'anno!
Psychohydrography | Peter Bo Rappamund, 2010. Che ho promosso dal grado di Quasi-film a quello di Film solo per non dover ammettere che il mio primo Film del 2018 è stato un cinecomixx. A metà fra cinema e fotografia, in pratica Rappamund se ne va in giro a piazzare la telecamera per non so quanti quarti d’ora e ne tira fuori dei timelapse rielaborati in modi che non capisco, ma che sono bellissimi. Certe inquadrature sono semplicemente sublimi, in particolare con quelle in ambienti naturali e con le riprese astratte (?) dell'acqua si rischia la sindrome di Stendhal. (Sì il tema è l'acqua, dalle Montagne Rocciose attraverso l'acquedotto di Los Angeles per sfociare nel Pacifico; nulla di trascendentale, ma piacevole.) Da non sottovalutare inoltre il ruolo del sonoro, montaggi di rumori ambientali che permettono a Rappamund di catturare l'atmosfera di un luogo ben più in profondità di quanto non sarebbe stato possibile con le sole immagini; sintesi sonore che hanno una musicalità tutta loro, e che insieme al montaggio visivo conferiscono un ritmo quasi impercettibile, ma ben presente, alla sequenza di immagini quasi-statiche. Forse si sarebbe potuta tagliare qualche inquadratura relativamente superflua, ma anche così va davvero vicino alla perfezione.
Logan | James Mangold, 2017. Non male, anche se non posso realmente giudicarlo per quanto poco so della storia e dei personaggi. Soffre di una certa prevedibilità/ripetitività negli sviluppi, ma è comunque apprezzabile come lettura decadente del genere.
Poi ho rivisto di nuovo
Star wars con il commento di Lucas, Fisher, del progettista del suono Ben Burtt e dell’effettista Dennis Muren. Ovviamente molto interessante e divertente, ma la cosa più strana è stata sentir parlare Lucas dei suoi studi sulla struttura del mito e dei suoi archetipi, proprio pochi giorni dopo aver finito
Il viaggio dell’eroe di Vogler. Ho trovato una consapevolezza nel suo lavoro che prima, nonostante le numerose visioni, potevo soltanto intravedere: se possibile adesso gli voglio ancora più bene. La seconda trilogia, nel frattempo, appare ancora più inspiegabile.
Tiān biān yi duǒyún (
Il gusto dell’anguria) | Tsai Ming-Liang, 2005. Ok questo è strano, davvero. Piaciuto molto il mondo narrativo che va a tratteggiare, così come l’atmosfera che si respira, silenziosa e malinconica, sottilmente malsana, piena di vuoto eppure in qualche modo claustrofobica. (Molto bella l’idea della siccità, e ben sfruttata.) Però non sono quasi mai entrato in empatia con i personaggi, peraltro interpretati in maniera abbastanza scadente secondo me, e non ho trovato la sua critica e i suoi simbolismi abbastanza interessanti da volerli approfondire. Non ha aiutato il tono schizofrenico, anche se apprezzo il tentativo. Nel complesso non posso dire che mi sia piaciuto, purtroppo; ma non escludo la possibilità di cambiare idea, più avanti negli anni. In ogni caso, una visione che valeva la pena di fare.
Batman v. Superman | Zack Snyder, 2016. Vabbe' ma è meraviglioso. Si parte con i marchi di fabbrica del buon Zack, ovvero gli effetti specialoni di plastica e i rallentatori e il sonoro pacchianissimo, ovviamente buttati lì senza alcun criterio apparente; poi la retorica spicciolissima (e pompatissima, in una totale assenza di senso del ridicolo) che impregna ogni singola battuta o immagine, mescolata con battutine che sono riusciti a farmi sentire il frinire dei grilli in casa e in pieno inverno; i personaggi che si teletrasportano da una scena all’altra solo per telefonare un'affannata punch-line proto-Nolaniana e venire subito falciati via dalle forbici di un montatore in preda ad un delirio isterico, per poter ricominciare da capo; scene A CASO (il sogno ahahaha) messe A CASO; i personaggi, che non ci sono e forse è quasi meglio così (EISENBERG AHAHAHA ma che è quella roba!?); la trama che ripete le stesse frasi come un mantra per un’ora e mezza (provando a costruire conflitti ridicolmente pretestuosi, e conditi pure quelli con secchiate di retorica spicciolissimaaa), ma poi alla fine volemosebene perché la mamma di Superman e la mamma di Batman si chiamano tutte e due Martha!? E poi il mostrone alla fine, così, perché, come, vabbe’, non stiamo nemmeno a farci tante domande, è solo l’apice della sottigliezza degli stratagemmi di scrittura dei dodicenni che hanno messo a fare la sceneggiatura. Davvero, se ne potrebbe parlare scena per scena senza aver paura di esaurire gli argomenti. Avevo aspettative altissime, ma sono comunque riusciti a superarle. Visto nelle migliori condizioni possibili, ovvero su Italia 1 condito con quintali di pubblicità scadentissima, e l’immancabile TG Com nel mezzo. Che esperienza.