Stai usando un browser non aggiornato. Potresti non visualizzare correttamente questo o altri siti web. Dovreste aggiornare o usare un browser alternativo.
RubricaA che Retrogames avete giocato oggi? [MAX 1 Post al giorno]
Cross rimane comunque una bellissima avventura, un po' complessa in alcune parti della storia, ma sempre coinvolgente e affascinante. La colonna sonora resta uno dei migliori lavori di Mitsuda.
Sto rigiocandomi Wind Waker su WiiU, sono arrivato alla torre delle Dee (quasi)
Ma datemi dei pareri: adoro il cyberpunk e ricordo che, all'epoca, provai la demo di G-Police, vorrei recuperarlo, qualcuno lo ha giocato? Che ve ne pare? Se ho sbagliato topic chiedo venia
Sto rigiocandomi Wind Waker su WiiU, sono arrivato alla torre delle Dee (quasi)
Ma datemi dei pareri: adoro il cyberpunk e ricordo che, all'epoca, provai la demo di G-Police, vorrei recuperarlo, qualcuno lo ha giocato? Che ve ne pare? Se ho sbagliato topic chiedo venia
G-Police è un gioco che ha un fascino unico, ricordo anch'io che mi divertii parecchio con la demo su Pc che non disponeva di colonna sonora e potevo far partire un cd musicale contemporaneamente al gioco. Ascoltare i Prodigy in sincronia fu un'esperienza unica...Riguardo al gioco non credo ci sia su Steam, quindi dovrebbe essere un abandonware, però sulla prima Playstation c'è una bella edizione. Aspettati un gioco "macchinoso" con controlli ostici all'inizio, ma dopo che hai superato quello scoglio rimane un titolo godibile. Grande la Psygnosis, è un piacere vedere anche solo quei font e quelle vibes futuristiche di fine millennio "alla Psygnosis". Un retaggio purtroppo ormai scomparso. A tal proposito sembra una coincidenza ma tra i titoli retro che ho giocato ieri c'è il mitico Destruction Derby 2 della stessa SH, finito su Playstation con la mia copia giapponese. Favoloso!
G-Police è un gioco che ha un fascino unico, ricordo anch'io che mi divertii parecchio con la demo su Pc che non disponeva di colonna sonora e potevo far partire un cd musicale contemporaneamente al gioco. Ascoltare i Prodigy in sincronia fu un'esperienza unica...Riguardo al gioco non credo ci sia su Steam, quindi dovrebbe essere un abandonware, però sulla prima Playstation c'è una bella edizione. Aspettati un gioco "macchinoso" con controlli ostici all'inizio, ma dopo che hai superato quello scoglio rimane un titolo godibile. Grande la Psygnosis, è un piacere vedere anche solo quei font e quelle vibes futuristiche di fine millennio "alla Psygnosis". Un retaggio purtroppo ormai scomparso. A tal proposito sembra una coincidenza ma tra i titoli retro che ho giocato ieri c'è il mitico Destruction Derby 2 della stessa SH, finito su Playstation con la mia copia giapponese. Favoloso!
Ho un buon ricordo anche io di Psygnosis, ma ora sono stati chiusi, giusto? Quella civetta la collegherò sempre all'epoca 32 bit.
Tornando al gioco allora voglio dargli una chance, vediamo di recuperarlo in qualche modo, sinceramente potrei anche cercarlo su eBay visto che ho un angolo Cyberpunk con tutti i titoli a tema del caso e Qualche comics (Dredd)
Ho un buon ricordo anche io di Psygnosis, ma ora sono stati chiusi, giusto? Quella civetta la collegherò sempre all'epoca 32 bit.
Tornando al gioco allora voglio dargli una chance, vediamo di recuperarlo in qualche modo, sinceramente potrei anche cercarlo su eBay visto che ho un angolo Cyberpunk con tutti i titoli a tema del caso e Qualche comics (Dredd)
Finito e platinato.
Uno dei fili conduttori di quest'anno sembra essere il mio andare a ritroso nel backlog.
Prendendo titoli che "prima o poi avrei giocato".
Dopo Exist Archive pochi mesi fa, è arrivato il momento del famigerato spin off di Valkyria Chronicles.
Volendo essere molto sintetico potrei dire solo: ho giocato di molto peggio ed è meno brutto di quanto mi aspettassi.
Il peccato originale del titolo rimane uno, tentare di creare qualcosa di completamente estraneo alla formula di VC sfruttandone il nome, alcuni concetti che vengono però stravolti (Un Europa simile a quella reale, "Valchirie", un minerale chiamato Ragnite) e che poco hanno a che vedere con quel delicatissimo equilibrio che gli appassionati avevano imparato ad amare.
La premessa del titolo è decisamente interessante.
Siamo nell'ottobre del 1954, il regno di Jutland (La cui posizione corrisponde all'incirca all'odierna Turchia) si prepara a festeggiare i cento anni dalla vittoria nella grande guerra di Liberazione che diede il via al periodo di grande prosperità al paese.
Un giovane storico, Bernard (Il suo nome non viene mai pronunciato ma è presente in side material e titoli di coda), si trova però a vivere un momento di inquietudine e raggiunge la sua mentore Richelle nella regione periferica di Molda. In quel luogo, in un piccolo boschetto isolato riposa una lapide solitaria dedicata al "Circolo dei cinque" nome ufficiale (Quello volgare è "Traditori") con cui sono note le cinque figure che per egoismo, vendetta ed avidità trascinarono Jutland e l'intera Europa in un inferno di fuoco.
Questo almeno, secondo le cronache ufficiali.
Bernard è convinto, anzi, sicuro, che Richelle sappia qualcosa. Discende infatti da una lunghissima linea di insegnanti della reale accademia di magia e la sua trisnonna conosceva bene sia la allora Principessa (Poi Regina) Ofelia, sia il leader dei cinque, Amleth (I nomi shakespiriani sono un filo conduttore del titolo, tutto normale).
Ci troviamo quindi di fronte ad una premessa in cui si è costantemente messi a che fare con il "cosa è stato raccontato" ed il "come le cose sono andate veramente". Attraverso interventi della narratrici, appunti, materiali ulteriori che Richelle offre al suo discepolo tramite un vecchio taccuino.
A livello narrativo, la storia soffre moltissimo in particolar modo nella prima parte di una forte lentezza e verbosità che non va di pari passo con la caratterizzazione dei personaggi, Solomon ad esempio risulta sempre di un cinismo profondo e fuori luogo.
Si ha la sensazione che molte scene siano più lunghe del dovuto e che molti personaggi finiscano sempre le stesse cose, in maniera quasi petulante ed ossessiva.
Alcuni risultano troppo stereotipati per la complessità della storia che si vuole raccontare, il chiudere tutte le riunioni con "Dobbiamo salvare Miss Maria" di certo non aiuta dopo averlo sentito dieci volte.
Le cose migliorano proseguendo, perché alcuni personaggi crescono "tanto" e diventano più incisivi.
Complici i momenti che vedono protagonisti i membri del Vanangard (L''unità anti-valchiria di cui Amleth è capitano), una unità molto piccola che nel suo piccolo è stata caratterizzata bene.
Parlando sempre di cast, sul fronte villain, capisco cosa si volesse fare nel rapporto fra l'imperatore Klaudius ed il più giovane fra i suoi gran generali. La ricerca del "path of king" ma il comportamento del secondo risulta fortemente insipido se si confronta la sicurezza ed arroganza con cui affronta i protagonisti e le infinite paturnie che lo affliggono pochi secondi dopo.
Si ha la sensazione che sia tempo "perso" e che poteva essere dedicato ad altri personaggi.
Penso ad esempio ai primi due Gran Generali che hanno davvero pochissimo spazio. Il secondo un calcolatore maniacale e servitore "fanatico", il primo un uomo d'arme puro che ha rispetto per la vita dei suoi uomini, dei semplici cittadini e conosce il peso delle vita che ha preso e che continua a prendere in nome della sua causa.
Il "Mito" della Valchiria, cosi come la sua condizione anzi maledizione sono affrontati in modo decisamente più approfondito sebbene poco risolutivo. Quasi si volesse pensare ad un sequel.
Ed il gameplay? Si è provato a creare uno strano ibrido.
A tratti musou a squadre, a tratti action rpg con risultati...variabili.
Detto per come va detto si hanno molte più opzioni di quelle che siano necessarie.
Lo si nota soprattutto nella abnorme quantità di ragnite skill che finiscono per non avere mai un utilizzo pratico o nel sistema di crafting basato su un rng al di poco fuori luogo. Le classi? Sbilanciatissime. I Sapper (Quindi Blum e soprattutto Sara) spaccano tutto nonostante sulla carta siano la classe di supporto ruolo invece ricoperto idealmente dagli scout.
Il livello di difficoltà è tranquillo ma non va mai preso sottogamba.
Il penultimo main boss arriva al termine di una missione che può durare oltre venti minuti, si cura ed ha un attacco che può shottare in potenza tutto il party se lo si sottovaluta e si rimane in range. Il Quartultimo main boss ha due barre, si cura ed il titolo non si assicura mai di mostratelo come si deve né di dirti che le sue due parti sono immuni alla rispettive debolezze.
Per chi ha problemi con l'unico boss umanoide ricorrente (Valchiria esclusa, quella si affronta con una strategia lunga ma molto chiara sin dall'inizio) suggerisco semplicemente di usare burning field, il dot di quella skill è fuori parametro.
Buona la colonna sonora, eccezionale il cast di seiyuu.
Alcune voci le abbiamo poi risentite in VC4, a Maaya Sakamoto, Saori Hayami o Kazuya Nakai ma tutti i nomi coinvolti sono di pregio.
Daisuke Ono, Hiroshi Kamiya, Miyuki Sawashiro, Takahiro Sakurai, Yuki Kaji, Toshiyuki Morikawa, Ayumi Fujiwara, Yu Shimamura, Nobunaga Shimazaki ma si potrebbe andare avanti.
Citerò in coda Unsho Ishizuka (uno dei suoi ultimi ruoli) sul mitico Darryl e Masako Ikeda, scomparsa da poco, su Richelle la nostra "narratrice".
Cosa giocherò ora? Voglio provare a vedere se raggiungere il livello 99 è possibile o meno.
Poi mi sposterò su altro.
Sono finalmente riuscito a conquistare tutti i territori "possibili" sulla mappa nonostante l'RNG abbia fatto davvero di tutto per snervarmi spawnando anche tre tactical mission in una sola volta.
Di positivo c'è stata la possibilità di incontrare anche le versioni "mass produced" di alcuni dei boss principali del titolo.
Facendo una breve disanima ed ordinandogli solo ed esclusivamente in base all'ordine in cui si affrontano originariamente
1) Fatico a comprendere quale debba essere la sua strategia offensiva, chiaro che originariamente si tratta di un boss tutorial ma è una sitting duck. Zero mobility, zero potenza offensiva. Gli scorpioni in tutte le loro varianti che fungono da heavy tank "generico" per tutto il titolo sono molto più pericolosi.
2) Indiscutibilmente la fight più noiosa ed inutilmente lunga. Se non sei equipaggiato con le ragnite skill giuste, è una fight che non si può vincere. Il boss è quasi sempre fuori range e buona parte dei suoi attacchi sono votate a farti perdere momentum nei rari momenti in cui è a bassa quota.
3) La versione "generica" non ha due barre, non usa fumogeni e non ha le immunità reciproche fra le due parti. Questa la rende di MOLTO più semplice. In compenso è riuscito a ferire gravemente alcuni miei pg. nonostante io mi trovassi sulle mura della mappa e lui molto più in basso nel cortile. Un range assurdo che non mi aspettavo anche perché normalmente lo si affronta in un'arena relativamente piccola.
4) Non vi è l'ansia della missione lunghissima e l'arena in cui mi è capitato di trovarlo aveva molto spazio a disposizione per rimanere fuori dal range dei suoi AOE. Non abusa di buff offensivi e difensivi allo stesso modo, il che lo rende decisamente più tranquillo.
Detto questo, sono al diminishing return finale per quanto riguarda l'esperienza.
Ormai credo di poter salire di livello solo riaffrontando il Boss finale che parte dal 70 vedrò se il 99 è possibile altrimenti si passa ad altro.
Come è arcinoto adoro gli rpg maker horror game e The Witch's House è uno dei titoli che più incarnano il periodo d'oro di questa categoria (Sebbene sembra stia lentamente tornando) insieme a titoli come IB o Madfather. Puntando su MV, che ho giocato molto meno rispetto all'originale, puntavo ad un'esperienza più fresca.
Complessivamente? Sempre un titolo eccellente per gli amanti del genere.
L'atmosfera è sempre perfetta, i momento coccolone sono ben distribuiti, la "famosa" casa è piena di misteri e note inquietanti.
Morire in titoli come questo è, letteralmente, d'obbligo. Il trial and error è parte intrinseca dell'esperienza e proprio per questo è molto importante che i puzzle siano difficili "il giusto". Sono il cuore pulsante che guida l'esplorazione, non devono essere troppo lineari né troppo cervellotici.
The Witch's House non ha di questi problemi, i save point abbondano e con un minimo di attenzioen si riesce sempre a venire a capo anche degli enigmi meno chiari. Questo significa che ho fatto una death run subito? Ovviamente no. Per quanto possa ricordare molte cose vi è sempre qualcosa che ti fa sbagliare. Questa volta il mio cruccio è stato il corridoio con i giavellotti che per qualche oscura ragione riuscivano a colpirmi sempre nonostante il mio timing. Superato quello però sono andato dritto per dritto per la fine. Bella soddisfazione.
E la Extra mode? Quella è una bestia diversa.
Sin dalle primissime battute è chiaro che il titolo punti ad essere più punitivo, andando a colpire quella "sicurezza" che si va a creare dopo una prima run. I puzzle passano dal presentare leggere modifiche ad essere totalmente diversi.
Continuando la tendenza degli ultimi tempi nel scavare nel backlog mi imbattuto in The Pathless.
Seconda opera dei Giant Squid, già creatori di Abzu e del più recente Sword of The Sea, il titolo è diretto da Matt Nava noto fra le altre cose per essere stato uno degli artisti principali dietro a Journey.
Con una premessa simile mi aspettavo un titolo con una forte componente autoriale ed artistica e...non sono stato disatteso.
La premssa è semplice, asciutta. Una giovane cacciatrice armata solo di coraggio, fede e di una impareggiabile abilità nel maneggiare arco e frecce, giunge su un'isola solitaria.
Il suo obiettivo è fermare la catastrofe che sta conducendo il mondo alla rovina e che ha origine proprio in questo luogo.
Alla cacciatrice si aggiunge presto una giovane aquila, silenziosa e fondamentale compagna di avventure. La storia è "semplice" ma affascinante, raccontata attraverso frammenti ed ascoltando gli "echi" delle anime che la protagonista è in grado di ascoltare tramite un artefatto rivenuto poco dopo il suo arrivo.
Se ne dipana una quadro più complesso, che scava anche nella cultura, tradizioni e credenze degli abitanti di questi altipiani, della natura del loro pantheon e del germe di follia che ha portato la realtà sull'orlo del collasso. Ancora una volta bisogna ricostruire dopo l'idiomatico "diluvio" o miti del diluvio perché è di quelli che si parla.
L'hud è minimo, la mappa canonica assente e non vi sono indicatori classici nel vero senso della parola.
Il movimento della protagonista è regolato da una canonica barra della stamina, colpendo i talismani disseminati per l'isola la si ricarica ed allo stesso modo colpendoli mentre si corre si guadagna momentum incrementando la nostra velocità.
A questo si aggiunge l'aquila, tramite esplorazione e risoluzione di enigmi ottiene più "piume", ad ogni piuma corrisponde un battito d'ali in più ed una elevazione maggiore ogni volta che ci trasporta in giro. In mancanza di una mappa, volare ed attivare il visore sono gli strumenti principali per regolarsi sul dove andare e cosa fare.
Non vi è un ordine, un "path" prestabilito.
Siamo noi a deciderlo. Ad ostacolarci troviamo le forme corrotte delle divinità che un tempo popolavano questa terra.
Oltre a mutare ed ad apparire del tutto aliene rispetto alle loro forme originarie esse si manifestano come una sorta di "tempesta" che appare e scompare, sempre pronta ad ostacolarci.
Nel caso si finisca all'interno di una di essa partirà una sorta di sequenza stealth, in cui la protagonista dovrà nascondersi mentre cerca di recuperare l'aquila. Fallire, non comporta alcun game over ma solo la perdita di cristalli dorati fondamentali per ottenere nuove piume.
Caso isolato? No, scelta di gamedesign.
In The Pathless non esiste una barra della vita, la protagonista può cadere dal picco di una montagna senza farsi alcun male, i boss possono scagliarci a centinaia di metri di distanza...senza però ucciderla.
E non è tutto, con un arco come nostra unica arma...non abbiamo faretra né tantomeno un sistema di mira.
Il puntamento è automatico basta premere e rilasciare.
Eppure questo, non ci si annoia.
Come già detto non vi sono tutorial, le decine di puzzle che andremo a risolvere spingono ad osservare, pianificare e talvolta anche improvvisare di fronte alla presenza di nuove meccaniche o ostacoli. Come può essere uno specchio congelato. Gli scontri non sono mortali ma non sono fini a se stessi. Proponendo sempre qualcosa di differente all'interno di pattern prestabiliti.
Sono tanti i titoli a cui lo si poterebbe accostare.
Uno su tutti? Shadow of The Colossus. Un luogo solitario, una lingua "aliena", una missione che ci porta ad affrontare creature che plasmano il mondo intorno a loro.
è facile perdersi totalmente nel semplice rumoreggiare della natura per poi essere attirati dalle musiche di un Austin Wintory in grandissima forma.
Un must quindi? No ma semplicemente perché non è un titolo per tutti e non vuole esserlo.
Affascinante.
Nota personale su una certo aspetto della trama(Spoiler)
la madre Aquila ha deposto "cinque" uova non quattro.
Il quinto dovrebbe essere il Grande Squalo Bianco di Abzu. Siamo nello stesso mondo.
Iniziato il 3° stage.
Il boss del secondo bellissimo, anche se mi ha fatto un pò dannare prima di capire come sconfiggere le tre parti di cui è composto. Ripensandoci ora però neanche tanto.
Remake fatto molto bene, che incarna tutta l'anima dell'originale per NES.
Iniziato il 3° stage.
Il boss del secondo bellissimo, anche se mi ha fatto un pò dannare prima di capire come sconfiggere le tre parti di cui è composto. Ripensandoci ora però neanche tanto.
Remake fatto molto bene, che incarna tutta l'anima dell'originale per NES.
Quoto, molto bello.
Però anche da bestemmie in molte parti di livelli.
Pensa che del quarto livello mi ha fatto buttare più santi i 2 livelli prima che la bossa stessa. Tanto che sono stato tentato di abbandonarlo più volte.
Ma sto stringendo i denti e ora sono al primo livello del quinto stage. Odiosissimi qui gli uomini lucertola che zompano da una parte all'altra e per colpirli devi aspettare che si fermino. In questi casi vorrei essere Polimar e farne una stage.
Quoto, molto bello.
Però anche da bestemmie in molte parti di livelli.
Pensa che del quarto livello mi ha fatto buttare più santi i 2 livelli prima che la bossa stessa. Tanto che sono stato tentato di abbandonarlo più volte.
Ma sto stringendo i denti e ora sono al primo livello del quinto stage. Odiosissimi qui gli uomini lucertola che zompano da una parte all'altra e per colpirli devi aspettare che si fermino. In questi casi vorrei essere Polimar e farne una stage.
Il bello è che più ci giochi più impari strategie per superare determinate zone come aspettare che un nemico si sposti in una certa posizione o conservare un'arma per utilizzarla in un momento preciso.
Il quinto stage è lungo e devi fare attenzione ai salti. Poi c'è sempre qualcuno in alto che ti spara complicando le cose.
Il bello è che più ci giochi più impari strategie per superare determinate zone come aspettare che un nemico si sposti in una certa posizione o conservare un'arma per utilizzarla in un momento preciso.
Il quinto stage è lungo e devi fare attenzione ai salti. Poi c'è sempre qualcuno in alto che ti spara complicando le cose.