Direi che mi rivedo molto in questo post. Non credo oggi si possa dare una risposta netta e sarà lo scorrere del tempo e una diffusa accettazione sociale in tal senso a definire eventualmente se potrà assurgere a forma d'arte riconosciuta, prescindendo da un dato meramente ontologico che a mio avviso non è riscontrabile in un discorso di questo genere.
Ad ogni modo, e riprendo il messaggio quotato, un grosso limite del videogioco sarà sempre costituito dall'elemento principale da cui trae la propria forza intrattenitrice: l'interazione. E' chiaro che oggi l'arte postmoderna ha adottato un linguaggio molto eterogeneo che prevede anche installazioni in cui il visitatore diventa parte attiva di un'opera ma resta comunque un paradigma residuale rispetto alla concezione classica e maggiormente diffusa. Nessuna forma d'arte fa dell'interazione partecipativa con il proprio fruitore l'elemento portante. Credo che la chiave di volta alla domanda debba trovarsi qui: può una forma d'intrattenimento legata indissolubilmente al proprio fruitore essere anche forma d'arte? Io non so dare una risposta ma credo nessuno la abbia oggi, solo una accettazione in un senso o nell'altro nel tempo potrà fornire una vera risposta.
Ecco, trovo molto interessante quello che hai scritto, mi sento molto vicino a questo pensiero e per la proprietà transitiva a quello di BTBAM92, come pure al post di Snow.
Esattamente, io direi che ogni forma d'arte (dalla meno alla più composita) è legata al proprio fruitore, ma non come nell'interazione partecipativa di un videogioco, la cui comprensione del fatto che la fruizione sia concretamente interattiva ha - o almeno parte da - un grado di intellegibilità (o evidenza) superiore al resto delle arti esistenti.
Il punto è dimostrare che questa interazione crei dinamiche artistiche, cioè che sia in grado di offrire un terreno nuovo in cui la comunicazione (frutto dell'immaginazione) avviene in modo completamente inedito rispetto al mero comparto audiovisivo (cioè a quello più composito - attenzione, non complesso - in assoluto prima del'avvento dei vg), che in parte sono volute e in parte sfuggono (contributo/percorso/interpretazione del giocatore) allo sviluppatore stesso (inteso come moltitudine delle professioni coinvolte nel processo creativo).
Ogni opera d'arte rappresenta la summa di elementi multipli, chiaramente un videogame risulta enorme complesso rispetto ad un quadro ma anche una singole immagine che sia frutto della fantasia di un pittore fa uso di colori, materiali, riferimenti culturali e una serie di altri mezzi che gia' per loro conto potrebbero essere considerati o meno come arte.
Non dimentichiamo poi quanto sia difficile mettersi d'accordo su quali prodotti rientrino o meno nel contesto artistico, prima per esempio ti ho riportato una mia idea ma e' assolutamente soggettiva. Qualche appassionato di scacchi o di Tekken potrebbero attaccarmi dicendo che non ne capisco una mazza, cosi' come un appassionato d'arte potrebbe riderti in faccia se gli dicessi che il taglio di Fontana lo avrebbe potuto fare uguale tuo nipote. E' una misura molto soggettiva e riguarda il nostro lato emotivo, poi ovviamente esistono dei pattern ed e' assai difficile che se io mi mettessi ad appiccicare tavole in una galleria qualcuno le considererebbe opere dal valore storico.
"Ogni opera d'arte rappresenta la summa di elementi multipli" e fin qui ci siamo, ma in primo luogo distinguiamo la tecnica e gli strumenti dalla creatività. Colori e materiali non sono di per sé "elementi ultimi di espressione artistica" (nessuno ha inventato il colore rosso), casomai sono strumenti che, con la loro combinazione, permettono di esprimere elementi di quel genere, mentre dipingere un "gentiluomo" in bombetta e nasconderne il viso con una mela lo è a tutti gli effetti. Anche se mi viene da pensare che quando qualcuno trova nuovi utilizzi creativi di strumenti usati fino ad allora in maniera canonica ciò possa essere considerato un guizzo artistico. E se continuiamo su questa logica il confine fra progettazione tecnica e arte forse diventa sempre più labile anche se l'uso dell'immaginazione ha scopi esclusivamente pratici (di progresso tecnologico e scientifico).
Ok, posso essere d'accordo con la teoria secondo cui, se c'è un'espressione di significato (a partire da quello estetico ed ontologico) e questo significato è valido anche limitatamente per una sola persona (autore in primis), tutto può essere considerato arte, anche la Merda d'artista di Piero Manzoni, però in questi casi diciamo che soggettivamente tendo a ridimensionarla molto, ecco.

Lo chiamerei "buon senso" ma potrei offendere qualcuno, quindi evito.
Il punto nevralgico secondo me è che, prendendo ad esempio il cinema, il flusso audiovisivo, come testimonia anche la specificità della stessa parola "audiovisivo", ovvero il fatto che sia stata codificata e diffusa nel parlato comune a differenza di "interazione partecipativa", è un paradigma fondante nonché prerogativa di tale medium rispetto a quelli meno compositi che, grazie al fatto di essere stata ormai compresa e riconosciuta come tale, consente alle persone di affermare con immediatezza e facilità, per sé stesse e per gli altri, che "guardare un film non è la stessa cosa che guardare una fotografia, da cui si deduce che il cinema abbia un'identità tutta sua che può adoperare per comunicare in modi che la fotografia non ha". In altre parole che il cinema ha un suo linguaggio e questo è socialmente e largamente accettato anche ad un livello di consapevolezza elementare o indiretta fra i più profani.
Ecco, finché non si riuscirà a sensibilizzare la "massa" (o a dimostrare se c'è prima da dimostrarlo, ma io credo lo si sia già ampiamente fatto, solo che non è leggibile dai non appassionati) sul fatto (o la tesi) che l'interazione partecipativa del videogioco può stare al cinema come il flusso audiovisivo del cinema sta alla fotografia sul piano della formazione di un suo linguaggio e di una capacità comunicativa che si configura in maniera diversa dai medium più anziani ed è insostituibile da essi, non credo che il medium verrà accettato istintivamente come forma d'arte fuori dalle cerchie di appassionati. Nel caso del videogioco, come penso stia suggerendo e in parte abbia esplicitamente detto Shaun nel quote qui sopra, e se non sbaglio anche qualcun altro, liberarsi dallo "stigma sociale" che lo inquadra esclusivamente nel "banale passatempo peraltro assolutamente mancante di una qualsivoglia autorialità" credo potrebbe essere più difficile in quanto, a differenza delle altre arti, è proprio da lì che ha ricavato il maggiore potere di diffusione e successo in un pubblico che tra l'altro non superava una certa età, prima contenuto poi sempre più allargato. E' nato sotto questa stella. Se poi aggiungiamo lo stereotipo "passatempo relativamente infantile, intrattenimento senza capo né coda, concepito a dosi in vena come il getto d'acqua di un rubinetto che si apre e si chiude, o quantomeno privo di intenti maturi che superino l'estemporaneità della sessione di gioco" lo scenario peggiora. Forse col ricambio generazionale si faranno passi avanti in questo senso.
Intrattenimento è intrattenimento poi cosa ti trasmette o il perchè ne vuoi, son cose personali.
Come scrivi, ci sono differenze tra un prodotto e un altro sia per scopo, target e cosa vuole fare ma ognuno deve essere giudicato per il suo scopo.
Tetris ha uno scopo. The Last of Us ne ha un altro. Sono due modi di essere dello stesso tipo di arte che vogliono avere due scopi diversi.
Ma dipende sempre da che punto di vista vuoi analizzare il fenomeno perchè per qualsiasi forma d'arte puoi fare questo ragionamento del passatempo/svago e del "non tutto è arte"
C'è differenza tra i film Marvel e i film di Lanthimos.
C'è differenza tra un album di Guccini e quello dei Pooh.
Non ogni disegno è un dipinto.
E così via
Ma il mezzo è sempre quello. Che ci sia chi lo fa unicamente per un ritorno economico bè è naturale ma il fine è eterogeneo sia da parte di chi crea e sia da parte di chi utilizza, perciò a mio modo di vedere non dovrebbe essere valutato da questo punto di vista.
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Poi un ragionamento ancora più terra terra: prendi un gioco e scindine le sue parti; hai artwork, colonne sonore, sceneggiature e a volte anche prestazioni attoriali inteso proprio come le mimiche facciali o come si comportano a schermo i protagonisti.
Dipinti, musica, teatro e cinema. In che momento un prodotto che fonde queste cose perde la il valore artistico se per ogni singolo elemento di cui è composto è acquisito il concetto che si tratta di arte?
Non so se ho capito. Ritieni anche che l'arte non debba mescolarsi, per esempio, alla politica?
Ecco, Tetris mi pare rientrare nella concezione di colui o colei che considera arte anche il gioco degli scacchi. Non sto né affermando né smentendo eh, ma è quantomeno interessante il discorso di Erik sul "se è scientificamente misurabile".
Sì, c'è differenza fra gli esempi che hai fatto. Anch'io penso che I Fantastici 4 (pellicola del 2005) sia arte, solo più "semplice e superficiale" o non di mio gusto (i gusti che stanno più in fondo, quelli veri), poi posso guardarlo (e l'ho fatto) anch'io per intrattenermi, ma più o meno finisce lì.
Potrebbe perderlo nel momento in cui si riesca a dimostrare che ciò che lo rende distinguibile da altri medium (in questo caso l'interazione partecipativa) non è arte, non è, in sé, un'espressione artistica, per cui in questi termini lo si potrebbe ritenere un mero raccoglitore di altre arti come potrebbe esserlo un album da disegno.