Su questo presupposto le nostre opinioni divergono in modo sostanziale. Non perché quanto da te sottolineato non sia condivisibile di per sé, sicuramente nel proprio percorso storico l'arte è stata, ed è, testimone di interessi economici e politici e sostenere un concetto differente in un Paese la cui cronica mancanza di forza militare è stata sublimata dalla "corsa all'opera d'arte" sarebbe folle, ma perché l'arte vive su piani e dimensioni che non possono essere circoscritti ad un'unica chiave interpretativa come fai tu. Un conto è dire che l'arte possa coesistere o essere permessa dagli interessi economici, un conto è dire che non esista senza di essi.
Gli artisti devono pur mangiare.
L'arte, in quanto attività umana, è umana in tutto, anche nel movente.
Anche perché l'arte può essere invero portatrice e veicolo di messaggi che vanno proprio in conflitto con gli interessi economici dominanti, con lo status quo e con il potere. Non a caso è sfruttata ma al tempo stesso anche fortemente temuta dal potere, l'arte spesso viene censurata. L'arte può portare al potere nuovi portatori di interessi rispetto a quelli dominanti, può essere fortemente conservatrice o rivoluzionaria.
Se l'arte porta al potere
nuovi portatori di interessi rispetto a quelli dominanti, però, perdonami, lo fa a sua volta per interesse.
Ma non c'è nulla di male in questo eh.
L'arte, quando sceglie un fronte
per cui combattere, lo fa - e lo ha sempre fatto - per avere essa stessa un "ritorno".
Fosse anche solo ritrovarsi dalla "parte giusta".
La dimensione simbolica su cui si poggia necessariamente l'arte è di per sé, come ogni simbolismo avrebbe detto Eco e la semiologia italiana, portatrice di un valore concettuale. La coordinata l'assegna l'artista, sta poi a questi decidere su quale innesco.
Contrario alla tua interpretazione sarebbe sicuramente Slavoj Zizek, il quale sottolinea la capacità dell'arte di mettere in evidenza la presenza di una ideologia dominante là dove persino non ne venga percepita l'esistenza stessa perché silente e non coercitiva attraverso eserciti o censure di governo.
Quindi, in base alla parte in neretto sottolineata, Slavoj Zizek sarebbe d'accordo nel dire che il videogioco è arte anche se non percepito come tale.
Se poi vogliamo prendere in esame un pensatore che sull'arte ha speso molto della propria speculazione filosofica, Arthur Schopenhauer, allora l'arte è la forma massima di ascensione etica (e non necessariamente morale) dell'uomo al di là degli interessi mondani, nell'accezione più letterale del termine. Non so se possa effettivamente avere ragione ma sostenere che nell'arte ci possa essere anche una forma di disinteresse dal mondo, e dunque dagli interessi economici, credo sia corretto.
Arthur Schopenhauer era un gran volpone, di famiglia ricco sfondato.
Ma quando definì Hegel un ciarlatano, "
uno sciupatore di carta, di tempo e di cervelli", lo fece perché voleva vendere più carta di Hegel.
Avevo intuito già dalla tua precedente risposta che avessi caricato il termine da me utilizzato "antropico" di un valore maggiore di quanto non abbia fatto io stesso. Se prendiamo il link da te postato, la prima definizione richiamata è: " Dell’uomo, che riguarda l’uomo". Ed era ciò che io intendevo, né più né meno, ovvero volevo dire che essendo l'arte un fenomeno squisitamente umano, non si può non fare i conti con cosa ne pensa la società sull'argomento. E non solo su un piano dei consumi evidentemente. Quindi non volevo sottintendere un discorso di impatto sociografico come mi sembra tu l'abbia inteso, forse perché effettivamente il termine spesso viene utilizzato in quel contesto, ma assestarlo su una dimensione più banale.
Diciamo che rientra più nell'ottica di una posizione costruttivista, in netta contrapposizione con una dimensione positivista (ma qui finiamo davvero in discorsi forse meno utili a quanto stiamo dicendo.).
è arte solo ciò che viene inteso come tale dagli uomini, quindi... e noi cosa siamo?
Cioè, quel che voglio dire, è che stiamo guardando il dito e non la luna.
Il fumetto è arte, mia nonna non sarebbe stata d'accordo, ma non c'è più.
Il videogioco è arte, mia nonna non sarebbe stata d'accordo, ma non c'è più.
Volendo banalizzare al massimo, il mondo non sta cambiando, è già cambiato.
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edit> per ricollegarmi alla mia ultima frase,
il mondo non sta cambiando, è già cambiato.
I ministri della Cultura Franceschini e dell’Economia Franco hanno firmato il decreto attuativo che ora dovrà essere trasmesso alla Commissione Ue per il via libera
www.ilsole24ore.com
Da ieri il regime fiscale favorevole riconosciuto alle arti cinematografiche - 25% di credito d'imposta - è stato esteso dal Ministro Dario Franceschini anche ai videogiochi in quanto "I videogiochi sono frutto dell'ingegno creativo ed è giusto che, analogamente a quanto avviene per il cinema e l'audiovisivo, possano ricevere un sostegno, se riconosciuti come opere di particolare valore culturale".
"In Italia il settore è in crescita esponenziale, con numerose start up di under 30 in grado di sviluppare prodotti di elevata qualità, attrarre le grandi produzioni internazionali e far crescere i giovani talenti: si tratta di vere e proprie officine creative, che meritano ogni sostegno e possono contribuire a nuovi modi di conoscere e di apprendere".
E pensa, che siamo arrivati tra gli ultimi in Europa ad effettuare questo tipo di riconoscimento.
Meglio tardi che mai, clap clap.