Rispondo un po' a vari post, senza quotare, tanto si sa chi sta partecipando alla discussione e chi sta leggendo.
Ridurre il discorso a "Eh vabbè il design dei personaggi si è sempre criticato, solo che ora se si criticano i personaggi femminili è un problema, se si criticano quelli maschili no" significa buttare un po' il tutto in caciara, ignorando le complessità della questione. Per smontare questo appunto basterebbe rigirare la questione "Se criticare è lecito, e lo è sempre stato, perché da qualche anno a questa parte qualcuno sente l'esigenza di gridare al Woke ogni due per tre, piuttosto che dire semplicemente che il personaggio X non è di suo gradimento?". È chiaro che un cambiamento culturale c'è stato e che lo stesso abbia investito il videogioco, come qualsiasi altra forma d'arte/intrattenimento; allo stesso modo, è ovvio che questo cambiamento ha generato nell'utenza reazioni differenti. Concordo tra l'altro con
the mentalist1 quando sostiene che è discutibile paragonare Dragon Quest e Laufey, dato che è ovvio che la differenza tra design anime e design realistici mette sul tavolo modalità di giudizio e riferimenti diversi.
Ora, io non voglio arrivare a un estremismo stile
iaCCHe , anche se penso che è vero che in molti casi dietro certi giudizi ci sia una misoginia latente. Qualcosa della serie "Non tutti i videogiocatori che criticano Laufey sono misogini, ma tutti i videogiocatori misogni criticano Laufey". Siamo su un forum e io non sono uno psicanalista sotto mentite spoglie, quindi a una certa sticazzi, però insomma a farsi un giro in certi topic e in certe sezioni il dubbio viene. Così come se vedo condiviso il video AI-SLOP con Faye che fa le faccende domestiche, qualche domanda su chi l'ha postato me la faccio.
Io parto semplicemente da un assunto, che non ha a che fare col mondo videoludico e che deriva dagli studi che ho fatto. Quello che noi oggi chiamiamo Woke è la conseguenza di tutto un discorso su temi che vertono intorno alla rappresentanza e alla rappresentazione delle minoranze. Nel momento in cui questi temi entrano nel cinema, nel videogioco, nella serialità, o in qualsiasi altro contesto dove viene creato un prodotto destinato alla vendita, è ovvio che essi vengano declinati secondo logiche commerciali.
Questo porta a ovvie storture, perché il capitalismo per natura prende le istanze di protesta (quelle delle minoranze appunto), le rimastica e le rende commerciabili: per inciso, questa cosa non la dico io che sono un signor nessuno, ma viene osservata da studiosi un filino più importanti di me, quindi prima di dire "EHHH CHE MINCHIATA" quantomeno diamo il beneficio del dubbio. Quando parlo di storture intendo per esempio le stronzate della serie "In un film ci devono essere tot attori neri, tot attori cinesi, tot attori X etcetc". Sono chiaramente forzature che mettono in luce la frizione tra questioni che vanno in una direzione e il sistema capitalista che va verso un'altra.
Tale problematica non deve però distogliere il focus da quello che è il punto di partenza, ovvero la rappresentanza stessa ed è qui che secondo me emerge il problema dei personaggi femminili. Io non penso ci sia niente di male a lamentarsi se il personaggio femminile X non piace. Per dire io non ho niente in contrario ai personaggi femminili, ma non ho una particolare simpatia per Aloy, pur apprezzando molto gli Horizon. Non ho simpatia per Aloy per questioni proprio di scrittura, che prescindono dal suo sesso, genere o orientamento sessuale. Questo però significa che se io critico Aloy, non faccio riferimento al fatto che sia una donna, ma che sia un personaggio scritto male. Se io invece per criticare Laufey, di cui non si sa NULLA oltre ai 20 minuti visti, faccio battute del tipo "GOW LAUNDRY", posto video AI SLOP con Faye (una donna che letteralmente scassa di legnate un Dio) che fa il bucato, o mi lamento del suo ESSERE DONNA, allora sto manifestando del maschilismo interiorizzato.
Ciò significa che chi lo fa è un misogino che domani scende di casa e ammazza una donna? Non credo, o almeno non necessariamente. Significa però che pensa che ci sia un qualche piano dall'alto per rappresentare solo le donne e soprattutto rappresentarle in una certa maniera. Quasi sempre infatti si innesca quel cortocircuito del "Il problema non sono le donne, ma è che gli studi occidentali rappresentano le donne in un certo modo" ovvero non necessariamente aderenti a un canone classico di bellezza, dove canone classico di bellezza sarebbe "Ciò che è bello per l'uomo medio che se almeno deve giocare con una donna, si vuole rifare gli occhi".
Ogni volta che chi critica il woke cita Stellar Blade o Lara Croft o design alla giapponese, mi chiedo se davvero non si renda conto dell'autogol clamoroso che si fa. È vero che le protagoniste femminili ci sono sempre state, ma hanno sempre rappresentato un tipo specifico di donna: quella statisticamente più desiderabile. Quello che oggi fa il "Woke" è invece cercare di rappresentare modelli femminili differenti(ma lo stesso discorso si potrebbe fare in termini di abilismo o etnia). Voi ricordate mai dibattiti inferociti sulla bellezza di protagonisti maschili? Io personalmente no e lo trovo perfettamente ovvio, perché nella società è soprattutto alla donna che viene chiesto di essere bella (non a caso i disturbi alimentari colpiscono soprattutto le donne). Ripeto, basti prendere i trailer di intergalactic, Gow Laufey o anche Fable per farsi un'idea. Poi se qualcuno mi porta un caso in cui la mascolinità di un protagonista uomo è stata messa in dubbio per un taglio di capelli o perché il protagonista non sembra appena uscito da un centro di bellezza, sarò contento di mettere in dubbio quanto dico e riformulare le mie analisi.
In sostanza, il videogioco nasce come qualcosa fatto da maschi per maschi e ora, in maniera a volte maldestra a volte virtuosa, questo paradigma sta venendo rotto, creando insofferenza in chi è più restio al cambiamento. E attenzione, è inutile dire: "Eh ma ora si fanno certe cose per motivazioni politiche, mentre prima la politica era fuori dal videogioco". È semplicemente una posizione figlia di una visione ingenua del mondo. Tutto è politico, anche Lara Croft anni '90 '00 era declinata secondo l'estetica del Girl Power di quei tempi e l'estetica è politica. Così come è politico l'odio che si è attirato addosso Veilguard ad esempio, che è un caso ancora più complesso dove si sono scontrati due estremi: da una parte sviluppatori che hanno calcato la mano su certi aspetti volendo renderli prioritari, dall'altro giocatori che hanno ridotto un'opera ai reel con le flessioni per i pronomi sbagliati.
Per concludere, io non voglio apparire borioso, però mi sento semplicemente di consigliare di approfondire certe tematiche e soprattutto di affrontarle adottando una prospettiva più ampia, studiando un po' e smettendo di vedere il videogioco come un microcosmo a sé stante immune da influenze esterne. Poi amen, non tutti possiamo pensarla alla stessa maniera, ma se prima di sparare sentenze ci ponessimo certe domande e mettessimo in conto di decostruire dinamiche e preconcetti a cui siamo abituati, sarebbe sicuramente utile per arricchire il dibattito.
Il rischio è altrimenti quello di trincerarsi dietro a posizioni francamente ridicole tipo "No è che se ci sono troppe donne non riesco a immedesimarmi", dopo che per anni ci siamo immedesimati in qualsiasi cosa o addirittura abbiamo giocato senza minimamente porci il problema di immedesimarci. Tra l'altro, se il problema è immedesimarci, non è allora giusto allargare i tipi di personaggi rappresentati? Ma ovviamente la risposta di questi soggetti sarebbe negativa, perché quello che conta è solo la rappresentazione delle maggioranze.