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Florentina Hubaldo, CTE di Lav Diaz

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Parto dalla questione tempi (il film dura 6 ore) e lentezza (il film è formato da circa 150 inquadrature di cui pochissime hanno movimenti di macchina, e alcune si estendono per più di 10 minuti per non dire 20, come nel caso della finalissima). È vero che si tratta di una visione estrema che può turbare anche il cinefilo più incallito, e io stesso ammetto di essermi posto nella condizione più riposata possibile per vederlo, e ho comunque spezzato la visione in due parti. D'altra parte non è così antinarrativo come si possa pensare, il film ha una propria struttura precisa ed è montato in maniera pensata, assolutamente non casuale. Non è semplicemente "piazzo la telecamera e la vado a riprendere dopo mezz'ora", c'è una cura che non è semplicemente estetica per le inquadrature. Non è video arte, non puoi vederti mezza inquadratura, dire "ah che bella" e andartene, il film sviluppa il suo discorso per tutta la sua durata. Siamo dalle parti più estreme in cui il cinema si possa spingere però, questo sicuramente //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

Una donna, Florentina Hubaldo, è ormai traumatizzata da una vita sconvolta da un'infinità di violenze sessuali subite a causa dell'avarizia del padre alcolizzato, che la vende in cambio di una manciata di spiccioli (all'inizio del film il suo valore è ridotto a meno di quello di una capra). È riuscita a salvare Lolita, una delle tante figlie avute a causa degli stupri, affidandola ad una famiglia, ma la sua salute è cagionevole, probabilmente riflesso delle violenze subite dalla madre. Intanto due fratelli cercano di trovare un tesoro nascosto dal padre nella loro proprietà prima di morire. Ma, come dirà un amico dei due, "è inutile che scavate, qui c'è solo morte".

Diaz utilizza il personaggio di Florentina come simbolo del trauma che ha subito il suo paese. I tempi fluviali non sono usati per descrivere un'epopea, la storia narrata non è di certo ampia o eroica. Piuttosto sembra usare il tempo per meditare sulla sofferenza portata dal trauma. Il film è narrato in maniera non lineare e si sofferma sulla ripetizione eterna della tragedia. Le memorie della ragazza emergono spontaneamente e portano a rivivere le angosce dei ripetuti stupri (che non vengono mai mostrati direttamente ma sempre fatti percepire attraverso le sue urla disperate), la realtà si distorce portando alla mente ricordi d'infanzia (una festa popolare con gigantesche marionette, un'usanza portata nell'isola dai colonizzatori spagnoli) alternando tutto con sequenze in cui sembra che lei si distacchi dalla realtà, giocando e innalzando le mani al cielo, quasi a chiedere aiuto allo spettatore. Tutto questo si alterna allo scavo incessante dei due fratelli, protesi a cercare all'infinito un tesoro che potrebbe non esistere (anche questo forse un simbolo?). C'è un momento di rottura fra i due dovuto ad un motivo abbastanza stupido che non penso di aver ancora decifrato, però è fra i più potenti del film. Ho notato che Diaz tende a far parlare molto le immagini lasciando un sottofondo enigmatico per poi lanciarsi in questi monologhi/dialoghi rivelatori che danno un senso a quanto si è visto prima e sono spesso le sequenze migliori del film.

Indubbiamente la capacità maggiore di Diaz è quella fotografica. Riprende la natura in maniera incredibile e fa muovere i personaggi al suo interno in maniera organica. Alcune immagini sono folgoranti, altre strazianti. Gli attori non sono professionisti se non ho capito male, e sebbene normalmente se la cavino (soprattutto la protagonista) in alcune scene ho avuto l'impressione che apparissero troppo innaturali e non riuscissero a sottolineare bene i momenti.

Nel complesso direi che il film mi è piaciuto, anche se sono stati pochi i momenti in cui il film è riuscito a colpirmi profondamente. Prova Diaz superata :rickds:

PS Nel caso qualche altro matto voglia vederselo è disponibile su rai replay qui:

http://www.raiplay.it/video/2016/09/Florentina-Hubaldo-Cte-d7d33d2e-4a3a-40a0-897d-bf1294be8d49.html

http://www.raiplay.it/video/2016/09/FILM-Florentina-Hubaldo-Cte-222a08db-071b-4a55-915e-457d14f1938b.html

La seconda parte inizia circa dopo un'ora e 28.
Non vorrei far arrabbiare Togg, ma per me i film oltre le 4 ore sono inconcepibili.

Se il tuo messaggio non riesci a trasmetterlo in 4 ore, allora fanne una miniserie, io la vedo così.

Già i 205 minuti di "Andrej Rublev" sono un'eternità per me, nonostante mi piaccia Tarkovsky.

Non riuscirei a reggere un film di Diaz.

 
Non vorrei far arrabbiare Togg, ma per me i film oltre le 4 ore sono inconcepibili.Se il tuo messaggio non riesci a trasmetterlo in 4 ore, allora fanne una miniserie, io la vedo così.

Già i 205 minuti di "Andrej Rublev" sono un'eternità per me, nonostante mi piaccia Tarkovsky.

Non riuscirei a reggere un film di Diaz.
C'era una volta in America è inconcepibile? :unsisi:

Ok, va bene che sfora di poco le 4 ore quindi non va tanto considerato :rickds:

Secondo me il regista può prendersi il tempo che vuole per raccontare quello che vuole raccontare. Il pubblico può benissimo scegliere di spezzarne la visione poi (come ho fatto io stesso), non è che sia necessario necessariamente un formato seriale per giustificare la lunghezza //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif L'unico motivo per cui Fanny & Alexander di Bergman in versione integrale è spezzato in 5 parti è appunto per renderlo fruibile in un formato televisivo, ma non è che il regista l'avesse pensato come serie e si capisce benissimo guardandolo. Non c'è nessun elemento tipico della narrazione seriale.

 
Adesso faccio una domanda da ignorante, ma infondo è l'unico modo per capire le cose //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif
Potete spiegarmi, per filo e per segno, perchè "La grande bellezza" è considerato un film così bello? Io l'ho visto e non mi è piaciuto, ma è evidente che mi sfugga il suo vero valore. Sottolineo che non è una polemica, ma voglio davvero capire, così magari mi aiutate a rivederlo da altre angolazioni.
Visto che hai ricevuto molte risposte da chi, come te, non lo ha apprezzato, ti do il mio punto di vista, visto che sono uno dei pochi qua dentro che lo consideri un grande film.

Innanzitutto partiamo dalla considerazione che non sia un film perfetto, sempre che ne esistano: alcune scene sono francamente inutili o poco riuscite ed il film si dilunga troppo grazie a queste scene, risultando non troppo coeso e meno efficace di quanto sarebbe potuto essere.

Detto questo, l'atmosfera nostalgica e decadente, la bellezza di alcune immagini in contrasto con la pacchianità di altre, la scrittura brillante di alcuni dialoghi, e ovviamente il grande Toni Servillo, rendono questo un grande film per me.

Posso capire comunque chi non lo apprezzi, non è un film per tutti, io da appassionato di cinema italiano degli anni '50 '60, ho apprezzato questa pellicola che, oltre ad omaggiare "La Dolce Vita", omaggia un po' tutto il cinema italiano del "boom" economico, ma allo stesso tempo lo attualizza.

Il film deve essere preso come un collage di episodi, come per "La Dolce Vita", perché non ha una storia trainante, è il contesto sociale e la bellezza ciò che conta in questi tipi di film, il vero obiettivo è la descrizione di un mondo meraviglioso anche se volgare in superficie, cioè Roma di oggi.

Se fai fatica ad immergerti in questo mondo, difficilmente puoi apprezzare il film, ma almeno spero di averti fatto capire perché a molti sia piaciuto.

 
C'era una volta in America è inconcepibile? :unsisi:Ok, va bene che sfora di poco le 4 ore quindi non va tanto considerato :rickds:

Secondo me il regista può prendersi il tempo che vuole per raccontare quello che vuole raccontare. Il pubblico può benissimo scegliere di spezzarne la visione poi (come ho fatto io stesso), non è che sia necessario necessariamente un formato seriale per giustificare la lunghezza //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif L'unico motivo per cui Fanny & Alexander di Bergman in versione integrale è spezzato in 5 parti è appunto per renderlo fruibile in un formato televisivo, ma non è che il regista l'avesse pensato come serie e si capisce benissimo guardandolo. Non c'è nessun elemento tipico della narrazione seriale.
"C'era una volta in America" infatti è proprio al limite, per quanto lo ami, è esageratamente lungo, ma è Leone, quindi glielo perdono //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

Il regista può fare quello che vuole, ci mancherebbe, ma i film che escono al cinema devono essere pensati per il cinema, ed il pubblico non può spezzare la visione di un film in una sala, quindi sì, la lunghezza estrema è un problema ed è necessaria la serializzazione in quel caso. Poi vedere un film concepito come intero a pezzi non è proprio il massimo, visto che rovina la catarsi, cosa estremamente importante nella visione di un'opera filmica.

"Fanny e Alexander" al cinema è uscito in versione 197 minuti (volati tra l'altro //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif) mentre la versione lunga è uscita in tv come miniserie, Bergman quindi la pensava come me //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

 
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"C'era una volta in America" infatti è proprio al limite, per quanto lo ami, è esageratamente lungo, ma è Leone, quindi glielo perdono //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif
Il regista può fare quello che vuole, ci mancherebbe, ma i film che escono al cinema devono essere pensati per il cinema, ed il pubblico non può spezzare la visione di un film in una sala, quindi sì, la lunghezza estrema è un problema ed è necessaria la serializzazione in quel caso.

"Fanny e Alexander" al cinema è uscito in versione 197 minuti (volati tra l'altro //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif) mentre la versione lunga è uscita in tv come miniserie, Bergman quindi la pensava come me //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif
E Novecento?

 
"C'era una volta in America" infatti è proprio al limite, per quanto lo ami, è esageratamente lungo, ma è Leone, quindi glielo perdono //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif
Il regista può fare quello che vuole, ci mancherebbe, ma i film che escono al cinema devono essere pensati per il cinema, ed il pubblico non può spezzare la visione di un film in una sala, quindi sì, la lunghezza estrema è un problema ed è necessaria la serializzazione in quel caso. Poi vedere un film concepito come intero a pezzi non è proprio il massimo, visto che rovina la catarsi, cosa estremamente importante nella visione di un'opera filmica.

"Fanny e Alexander" al cinema è uscito in versione 197 minuti (volati tra l'altro //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif) mentre la versione lunga è uscita in tv come miniserie, Bergman quindi la pensava come me //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif
Ok ma la divisione avviene solo per le dinamiche distributive. Infatti dubito che si vedrà mai un film di Lav Diaz lungo più di 4 ore (quello che ha vinto a Venezia ne dura 3:40, ergo è ancora accettabile:asd:) al di fuori dell'ambiente di un Festival. E da quello che ho capito (Togg correggimi se sbaglio) lui concede la distribuzione dei suoi film tramite canali "secondari" per cui è praticamente implicito che, sebbene abbia pensato la sua opera come unicum (così come lo era pensato Fanny & Alexander) ognuno se la gestisce come vuole //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

Secondo me le dinamiche narrative delle serie sono proprio diverse da quelle di un film, si capisce sempre quando una miniserie non è altro che un film spezzettato per renderlo fruibile altrove e quando invece è pensato come serie. Non per nulla mi sono sempre chiesto perché Heimat venga considerato un film e se ne sia parlato anche qui quando secondo me ha una compartimentazione narrativa più vicina a quella di una serie TV che non un film unico :unsisi:

- - - Aggiornato - - -

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Terza visione.

Amore folle per questa angoscia Bergmaniana.
L'ora del lupo è uno dei suoi che mi manca mannagg :tristenev:

 
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Atto I e Atto II, nei cinema italiani è stato proiettato in questo modo, quindi il problema non si pone.
Il problema è che non sempre si segue il voler del regista e si rispetta l'arte, ma si rincorre la logica commerciale.

Pensiamo alle radio e a come trovare brani oltre i 5 minuti sia raro

 
L'ora del lupo è uno dei suoi che mi manca mannagg :tristenev:
Bergman + horror psicologico cosa aspetti Brò. //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

 
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Ok ma la divisione avviene solo per le dinamiche distributive. Infatti dubito che si vedrà mai un film di Lav Diaz lungo più di 4 ore (quello che ha vinto a Venezia ne dura 3:40, ergo è ancora accettabile:asd:) al di fuori dell'ambiente di un Festival. E da quello che ho capito (Togg correggimi se sbaglio) lui concede la distribuzione dei suoi film tramite canali "secondari" per cui è praticamente implicito che, sebbene abbia pensato la sua opera come unicum (così come lo era pensato Fanny & Alexander) ognuno se la gestisce come vuole //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif
Secondo me le dinamiche narrative delle serie sono proprio diverse da quelle di un film, si capisce sempre quando una miniserie non è altro che un film spezzettato per renderlo fruibile altrove e quando invece è pensato come serie. Non per nulla mi sono sempre chiesto perché Heimat venga considerato un film e se ne sia parlato anche qui quando secondo me ha una compartimentazione narrativa più vicina a quella di una serie TV che non un film unico :unsisi:

- - - Aggiornato - - -

L'ora del lupo è uno dei suoi che mi manca mannagg :tristenev:
è proprio la differenza nelle dinamiche narrative il problema. Un lungometraggio dovrebbe essere concepito come una visione unica ed indivisibile, mentre le puntate di una serie sono concepite per dare respiro.

Per questo sono generalmente contrario a spezzare i film a piacimento, perché è innaturale e dannoso per la visione.

Se il film viene tagliato in due dal regista, in modo intelligente, allora ok, ma se siamo noi spettatori che dobbiamo interrompere randomicamente, allora no, sono contrario, perché il regista ha la visione d'insieme, noi spettatori no, e possiamo rovinarci la visione con le nostre mani.

 
è proprio la differenza nelle dinamiche narrative il problema. Un lungometraggio dovrebbe essere concepito come una visione unica ed indivisibile, mentre le puntate di una serie sono concepite per dare respiro.Per questo sono generalmente contrario a spezzare i film a piacimento, perché è innaturale e dannoso per la visione.

Se il film viene tagliato in due dal regista, in modo intelligente, allora ok, ma se siamo noi spettatori che dobbiamo interrompere randomicamente, allora no, sono contrario, perché il regista ha la visione d'insieme, noi spettatori no, e possiamo rovinarci la visione con le nostre mani.
Ma su questo sono assolutamente d'accordo, solo che a volte bisogna pure cercare il compromesso //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

Se il regista ha una visione che vuole essere distribuita su tante ore non è che deve contenersi perché deve pensare agli spettatori. Per gli spettatori ci possono essere tanti modi per far arrivare l'opera ugualmente, anche per chi non può dedicare tutto quel tempo alla visione. È semplicemente un compromesso.

Spezzare in 5 puntate la versione integrale di Fanny & Alexander è esattamente come farlo per qualunque altro film. Ma le dinamiche distributive sono quelle e non si poteva fare altrimenti. Non è che improvvisamente Fanny & Alexander adotta una narrazione seriale nella versione integrale, è semplicemente stato spezzato per renderlo più fruibile //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

 
La distribuzione seriale richiede che l'opera sia stata concepita in quel modo, altrimenti te ne accorgi che è stato un taglio a casaccio. Non parlo solo di una questione di tempi (il film è troppo lungo quindi veniamo in contro al pubblico e dividiamolo) ma parlo proprio a livello di scrittura. Ogni episodio di una serie (o miniserie) fa parte di tutto l'insieme narrativo e quindi dei canonici 3 atti, ma allo stesso tempo deve avere 3 atti (inizio e fine) al suo interno. Se questo manca allora hai solo rovinato un film che andava visto per intero.

 
Visto che hai ricevuto molte risposte da chi, come te, non lo ha apprezzato, ti do il mio punto di vista, visto che sono uno dei pochi qua dentro che lo consideri un grande film.Innanzitutto partiamo dalla considerazione che non sia un film perfetto, sempre che ne esistano: alcune scene sono francamente inutili o poco riuscite ed il film si dilunga troppo grazie a queste scene, risultando non troppo coeso e meno efficace di quanto sarebbe potuto essere.

Detto questo, l'atmosfera nostalgica e decadente, la bellezza di alcune immagini in contrasto con la pacchianità di altre, la scrittura brillante di alcuni dialoghi, e ovviamente il grande Toni Servillo, rendono questo un grande film per me.

Posso capire comunque chi non lo apprezzi, non è un film per tutti, io da appassionato di cinema italiano degli anni '50 '60, ho apprezzato questa pellicola che, oltre ad omaggiare "La Dolce Vita", omaggia un po' tutto il cinema italiano del "boom" economico, ma allo stesso tempo lo attualizza.

Il film deve essere preso come un collage di episodi, come per "La Dolce Vita", perché non ha una storia trainante, è il contesto sociale e la bellezza ciò che conta in questi tipi di film, il vero obiettivo è la descrizione di un mondo meraviglioso anche se volgare in superficie, cioè Roma di oggi.

Se fai fatica ad immergerti in questo mondo, difficilmente puoi apprezzare il film, ma almeno spero di averti fatto capire perché a molti sia piaciuto.
Grazie. Sono d'accordo sulla brillantezza dei dialoghi e sulla grande interpretazione di Servillo (attore che seguo anche a teatro ed è un mostro!).

Io personalmente ci ho visto una sovrabbondanza a livello tecnico/estetico che un po' mi confondeva e non riuscivo a trovare appigli da nessuna parte nella scrittura.

 
Ultima modifica da un moderatore:
Ma su questo sono assolutamente d'accordo, solo che a volte bisogna pure cercare il compromesso //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gifSe il regista ha una visione che vuole essere distribuita su tante ore non è che deve contenersi perché deve pensare agli spettatori. Per gli spettatori ci possono essere tanti modi per far arrivare l'opera ugualmente, anche per chi non può dedicare tutto quel tempo alla visione. È semplicemente un compromesso.

Spezzare in 5 puntate la versione integrale di Fanny & Alexander è esattamente come farlo per qualunque altro film. Ma le dinamiche distributive sono quelle e non si poteva fare altrimenti. Non è che improvvisamente Fanny & Alexander adotta una narrazione seriale nella versione integrale, è semplicemente stato spezzato per renderlo più fruibile //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif
Fanny e Alexander è stato spezzato in modo intelligente da professionisti del settore che hanno la visione d'insieme dell'opera, cosa che non hanno gli spettatori che lo guardano per la prima volta e vogliono spezzarlo a piacimento, quindi è un po' diverso, anche se non è propriamente una miniserie.

Per come lo vedo io, il lungometraggio deve essere un'esperienza intensa, e se io facessi il regista, penserei a me stesso come spettatore del mio stesso film, e quindi correggerei eventuali lungaggini. Ognuno ha una sensibilità diversa, comunque.

 
Grazie. Sono d'accordo sulla brillantezza dei dialoghi e sulla grande interpretazione di Servillo (attore che seguo anche a teatro ed è un mostro!).Io personalmente ci ho visto una sovrabbondanza a livello tecnico/estetico che un po' mi confondeva e non riuscivo a trovare appigli da nessuna parte nella scrittura.
Non ci sono appigli nella scrittura, perché appunto è un film strutturato per farti perdere nel mondo etereo descritto nel film con la sua estetica e le sue situazioni particolari.

è una questioni di gusti.

 
The Girl With the Dragon Tatoo, Niels Arden Oplev

Decente. Mi sono divertito a trovare tutte le differenze (cioé tutto) con Fincher. Questo è molto più realistico, Fincher contrae e avvicina in modo particolarmente riuscito. Finale bruttarello qui. Da vedere comunque.

Ku Qian, Wang Bing

Altro bel documentario del nostro, tema lavorat*rici/ori migranti. Ho purtroppo avuto la sensazione di una piccolezza generale, non solo dura due ore e mezza ma in generale finisce e sembra che si sarebbe potuti restare ancora tanto sugli stessi personaggi. Alla fine del film dicono che è stato girato tra il 2014 e il 2016, il che mi ha sorpreso, so che ha avuto difficoltà nel trovare finanziamenti e che Bing ha vari problemi di salute ma non mi spiego bene come si sia svolto tutto il girato.

Il mio in un certo senso gli farà da contraltare...

Per questo sono generalmente contrario a spezzare i film a piacimento, perché è innaturale e dannoso per la visione.
Se però ti viene sonno un riposino te lo puoi fare. Meglio che tagliare "lungaggini" inesistenti da un film che cerca di fare altro rispetto alle canoniche due ore e dieci.

 
The Girl With the Dragon Tatoo, Niels Arden Oplev
Decente. Mi sono divertito a trovare tutte le differenze (cioé tutto) con Fincher. Questo è molto più realistico, Fincher contrae e avvicina in modo particolarmente riuscito. Finale bruttarello qui. Da vedere comunque.
Prova a guardare Manhunter di Mann e poi Red Dragon e mettiti le mani nei capelli :kep88:

Ku Qian, Wang BingAltro bel documentario del nostro, tema lavorat*rici/ori migranti. Ho purtroppo avuto la sensazione di una piccolezza generale, non solo dura due ore e mezza ma in generale finisce e sembra che si sarebbe potuti restare ancora tanto sugli stessi personaggi. Alla fine del film dicono che è stato girato tra il 2014 e il 2016, il che mi ha sorpreso, so che ha avuto difficoltà nel trovare finanziamenti e che Bing ha vari problemi di salute ma non mi spiego bene come si sia svolto tutto il girato.
Ma è quello che hanno dato a Venezia? Come l'hai visto?//content.invisioncic.com/a283374/emoticons/azz.gif

Three Sisters com'è?

Il mio in un certo senso gli farà da contraltare...
Ma che, sei diventato l'assistente di Wang Bing adesso? :rickds:

 
Ma è quello che hanno dato a Venezia? Come l'hai visto?//content.invisioncic.com/a283374/emoticons/azz.gif

Three Sisters com'è?

Ma che, sei diventato l'assistente di Wang Bing adesso? :rickds:

L'avevo spammato qui in sezione, fino a stasera lo puoi vedere qui https://www.festivalscope.com/all/film/bitter-money pagando quattro euro.

Three Sisters è una meraviglia, molto più bello di questo.

Non sono l'assistente di Wang Bing ma mi piacerebbe esserlo.

 
Ultima modifica da un moderatore:
2Nz3pAPl.png
Florentina Hubaldo, CTE di Lav Diaz

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Parto dalla questione tempi (il film dura 6 ore) e lentezza (il film è formato da circa 150 inquadrature di cui pochissime hanno movimenti di macchina, e alcune si estendono per più di 10 minuti per non dire 20, come nel caso della finalissima). È vero che si tratta di una visione estrema che può turbare anche il cinefilo più incallito, e io stesso ammetto di essermi posto nella condizione più riposata possibile per vederlo, e ho comunque spezzato la visione in due parti. D'altra parte non è così antinarrativo come si possa pensare, il film ha una propria struttura precisa ed è montato in maniera pensata, assolutamente non casuale. Non è semplicemente "piazzo la telecamera e la vado a riprendere dopo mezz'ora", c'è una cura che non è semplicemente estetica per le inquadrature. Non è video arte, non puoi vederti mezza inquadratura, dire "ah che bella" e andartene, il film sviluppa il suo discorso per tutta la sua durata. Siamo dalle parti più estreme in cui il cinema si possa spingere però, questo sicuramente //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

Una donna, Florentina Hubaldo, è ormai traumatizzata da una vita sconvolta da un'infinità di violenze sessuali subite a causa dell'avarizia del padre alcolizzato, che la vende in cambio di una manciata di spiccioli (all'inizio del film il suo valore è ridotto a meno di quello di una capra). È riuscita a salvare Lolita, una delle tante figlie avute a causa degli stupri, affidandola ad una famiglia, ma la sua salute è cagionevole, probabilmente riflesso delle violenze subite dalla madre. Intanto due fratelli cercano di trovare un tesoro nascosto dal padre nella loro proprietà prima di morire. Ma, come dirà un amico dei due, "è inutile che scavate, qui c'è solo morte".

Diaz utilizza il personaggio di Florentina come simbolo del trauma che ha subito il suo paese. I tempi fluviali non sono usati per descrivere un'epopea, la storia narrata non è di certo ampia o eroica. Piuttosto sembra usare il tempo per meditare sulla sofferenza portata dal trauma. Il film è narrato in maniera non lineare e si sofferma sulla ripetizione eterna della tragedia. Le memorie della ragazza emergono spontaneamente e portano a rivivere le angosce dei ripetuti stupri (che non vengono mai mostrati direttamente ma sempre fatti percepire attraverso le sue urla disperate), la realtà si distorce portando alla mente ricordi d'infanzia (una festa popolare con gigantesche marionette, un'usanza portata nell'isola dai colonizzatori spagnoli) alternando tutto con sequenze in cui sembra che lei si distacchi dalla realtà, giocando e innalzando le mani al cielo, quasi a chiedere aiuto allo spettatore. Tutto questo si alterna allo scavo incessante dei due fratelli, protesi a cercare all'infinito un tesoro che potrebbe non esistere (anche questo forse un simbolo?). C'è un momento di rottura fra i due dovuto ad un motivo abbastanza stupido che non penso di aver ancora decifrato, però è fra i più potenti del film. Ho notato che Diaz tende a far parlare molto le immagini lasciando un sottofondo enigmatico per poi lanciarsi in questi monologhi/dialoghi rivelatori che danno un senso a quanto si è visto prima e sono spesso le sequenze migliori del film.

Indubbiamente la capacità maggiore di Diaz è quella fotografica. Riprende la natura in maniera incredibile e fa muovere i personaggi al suo interno in maniera organica. Alcune immagini sono folgoranti, altre strazianti. Gli attori non sono professionisti se non ho capito male, e sebbene normalmente se la cavino (soprattutto la protagonista) in alcune scene ho avuto l'impressione che apparissero troppo innaturali e non riuscissero a sottolineare bene i momenti.

Nel complesso direi che il film mi è piaciuto, anche se sono stati pochi i momenti in cui il film è riuscito a colpirmi profondamente. Prova Diaz superata :rickds:

PS Nel caso qualche altro matto voglia vederselo è disponibile su rai replay qui:

http://www.raiplay.it/video/2016/09/Florentina-Hubaldo-Cte-d7d33d2e-4a3a-40a0-897d-bf1294be8d49.html

http://www.raiplay.it/video/2016/09/FILM-Florentina-Hubaldo-Cte-222a08db-071b-4a55-915e-457d14f1938b.html

La seconda parte inizia circa dopo un'ora e 28.
Grazie mille per i link, credo proprio che sarà il mio primo Lav Diaz //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/250978_ahsisi.gif

 
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