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A distanza di tempo posso dire di aver preferito di netto the master a there will be blood, in tutto.

 
Son gusti. Per me day lewis- PTA è un connubio incredibile e stratificato come pochi, la ricerca del ruolo di DDL è qualcosa che pochi attori abbiano mai realizzato, voce, espressione, movenze, e non sono mai per puro narcisismo, tutto devoto alla crescita di un personaggio tanto enorme quanto malvagio e solitario, probabilmente la cosa più simile a walter white che il cinema degli ultimi anni abbia partorito.

Certo che anche the master è un filmone incredibile, e tecnicamente non ha nulla di chiaramente inferiore a il petroliere, colonna sonora e fotografia sono come al solito eccellenti, ma non riesce a colpire con la stessa potenza e lo stesso simbolismo che invece il petroliere dimostra a più e più riprese (scena in chiesa, scena del petrolio, dialoghi col "fratello", IL FINALE). Anche se c'è da dire che phoenix e hoffman, sopratutto nella scena in prigione, raggiungono dei vertici che nessuno di loro aveva mai toccato e toccheranno mai (o almeno, purtroppo, questo vale per hoffman). Per il resto ideologicamente sono agli antipodi, dato che uno parla di uno che odia le persone e l'altro di un individuo tossico all'interno di una società e tutto quello che comporta, anche se il sottofondo (la decadenza americana) è lo stesso

 
Il Golem di Paul Wegener.

Basato sulla leggenda ebraica del golem. C'è molto spirito espressionista tedesco.

Il segno di Zorro di Fred Niblo.

Primo film su Zorro. Basta dire questo //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

I ragni di Fritz Lang.

Diviso in due parti. Una storia un po' à la Indiana Jones con il tesoro nascosto, i pericolosi nemici, la bella da salvare e un'organizzazione segreta (qui ricorda Les Vampires di Feuillade). Penso che Lang abbia fatto di meglio.

Destino di Frizt Lang. Ricorda moltissimo Intolerance di Griffith con le diverse storie nelle diverse epoche accomunate da un tema centrale, ma qui manca la grandissima ricostruzione storica dal punto di vista scenografico. L'atmosfera del film ha sicuramente una matrice espressionista, ma nel complesso quella che si respira è l'aria di una commistione tra leggenda medievale e melodramma, con pochi momenti di vera cupezza. Sicuramente un buon film.

 
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Son gusti. Per me day lewis- PTA è un connubio incredibile e stratificato come pochi, la ricerca del ruolo di DDL è qualcosa che pochi attori abbiano mai realizzato, voce, espressione, movenze, e non sono mai per puro narcisismo, tutto devoto alla crescita di un personaggio tanto enorme quanto malvagio e solitario, probabilmente la cosa più simile a walter white che il cinema degli ultimi anni abbia partorito.

Certo che anche the master è un filmone incredibile, e tecnicamente non ha nulla di chiaramente inferiore a il petroliere, colonna sonora e fotografia sono come al solito eccellenti, ma non riesce a colpire con la stessa potenza e lo stesso simbolismo che invece il petroliere dimostra a più e più riprese (scena in chiesa, scena del petrolio, dialoghi col "fratello", IL FINALE). Anche se c'è da dire che phoenix e hoffman, sopratutto nella scena in prigione, raggiungono dei vertici che nessuno di loro aveva mai toccato e toccheranno mai (o almeno, purtroppo, questo vale per hoffman). Per il resto ideologicamente sono agli antipodi, dato che uno parla di uno che odia le persone e l'altro di un individuo tossico all'interno di una società e tutto quello che comporta, anche se il sottofondo (la decadenza americana) è lo stesso
Solo io ho trovato che day lewis per quel personaggio si è portato dietro qualche sfumatura del Macellaio di gangs of new york? //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

 
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cani arrabbiati di mario bava. uscito postumo, il regista si cimenta in un film thriller/pulp cattivissimo, con aguzzini spietati e deviati e nessuna possibilità di salvezza.

una sfida tecnica non indifferente, considerando che gran parte del girato è stato fatto in auto, e la fotografia non potrebbe essere più distante dal resto della produzione. una sfida comunque che è stata ampiamente superata visto che il ritmo rimane altissimo e la tensione sempre palpabile.

a volere cercare a tutti i costi un difetti, a volte i dialoghi, sicuramente tendenti al grottesco, sembrano sfociare nell'involontariamente comico.

doppia visione di richard linklater:

dazed and confused e everybody wants some!!, che tanto vale commentare insieme. due spaccati generazionali che rappresentano alla perfezione gli ambienti liceali, per il primo, e del college per il secondo. apprendiamo così sprazzi di vita di un variegato cast, tra stereotipi e ricerca di indentità, vita scolastica e goliardia, amori che nascono e che finiscono, alcol e droga. in tutto questo la capacità di linklater di ricreare un ambiente convincente e coinvolgente è assoluta, sia nella cura della rappresentazione del periodo (anni '70 il primo, '80 il secondo) che nella costruzione dei personaggi, tutti meravigliosamente imperfetti.

questo che ciò che hanno in comune. ovviamente non si tratta della stessa operazione ripetuta due volte, ci sono differenze strutturali e tematiche importanti: dazed and confused si svolge tutto nell'arco di una notte, dove invece everybody wants some!! copre un arco narrativo di, se ricordo bene, quasi una settimana; il primo si concentra molto di più sulla fine di un periodo della vita e le incertezze che porta il futuro, mostrando l'ultimo giorno di scuola superiore, e, importante, un gruppo di ragazzi che non sa cosa fare della propria vita se non che quel qualcosa, qualsiasi cosa sia, sarà solo una loro decisione, mentre invece il secondo mostra un cammino non alla fine ma agli inizi, con il college che sarebbe iniziato, per i nostri personaggi, da lì a pochi giorni, e questo cammino già avviato non solo viene accettato ma anzi abbracciato con grande eccitazione e alte aspettative.

quindi due pellicole tanto simili quanto differenti, e due visioni assolutamente piacevoli e divertenti.

the wild bunch di sam peckinpah. inizio finalmente a colmare una mia gigantesca lacuna cinematografica, non avendo mai visto prima qualcosa di peckinpah, e che inizio col botto. western sporco e crudele, si può passare anche oltre la sola vicenda (comunque più che solida e non priva di articolazioni) per godere delle magnifiche scene d'azione. ed è un godimento a tutto tondo: il frenetico montaggio, con stacchi velocissimi ma sempre perfettamente calcolati, e l'eccellente uso del rallenty rendono le due macro-sequenze protagoniste, letteralmente l'apertura e la chiusura del film, assolutamente indimenticabili, uno spettacolo orchestrato alla perfezione.

con pochi dubbi, un capolavoro.

veloce come il vento di matteo rovere. buon dramma su quattro ruote, non fa gridare al miracolo ma lo si vede senza particolare fastidio. una regia un po' più coraggiosa nella gara finale avrebbe giovato, ma immagino che si sia fatto il possibile con i mezzi a disposizione.

la rosa purpurea del cairo di woody allen. particolare e splendido, una storia sulla forza della finzione e delle illusioni, che però si conclude con un'amara nota di triste realismo. perché è bene immergersi nel mondo inventato che abbiamo di fronte quando vediamo un film, ma purtroppo dobbiamo ricordarci che a fine visione c'è la vita vera che ci aspetta.

l'ho anche trovato anche incredibilmente convincente dal punto di vista comico, in più punti ho riso veramente di gusto. aspetto che funziona benissimo soprattutto nello scontro tra realtà (cioè finzione nel film) e finzione (cioè finzione nel film nella finzione nel film).

gli uccelli di alfred hitchcock. mentirei se non dicessi di avere sempre faticato a capire come una premessa del genere potesse generare un gran film, ma ora che l'ho visto posso dirlo: di nuovo, un capolavoro senza troppi dubbi.

tutta la maestria artigianale di hitchcock si esprime qui al meglio, ottime le soluzioni trovate per creare gli assalti degli uccelli all'aperto, così come quando l'assalto avviene in casa. sequenze valorizzate da un lavoro sul comparto sonoro che è perfetto, un contributo essenziale per trasmettere tensione. tensione poi che viene costruire in maniere veramente impeccabile, l'evoluzione tra i primi incontri con questa minaccia e la piena deflagrazione del male viene fatta senza sbavature, ogni momenti è dosato alla perfezione così come ottimamente gestiti sono i momenti in cui la tensione arriva al suo culmine.

la questione tematica che ruota attorno questo senza apparente origine e scopo è anche interessante, è un puro scontro uomo/natura, e l'eventuale senso di incompiutezza aiuta incredibilmente ad acuire il senso di profonda desolazione che questo scontro porta con sé. alla fine all'uomo non resta che andarsene, sconfitto.

blair witch adam wingard. peccato non finire in bellezza, ma questo blair witch è, senza mezzi termini, un film eblematico per capire quanto ci sia di sbagliato nei più moderni stilemi nel genere horror, mainstream e non solo.

il fatto che si sia andati a riesumare, senza particolare necessità se non puramente di mercato, una pellicola con quasi 20 anni sulle spalle e che non ha mai avuto altro da dire, è l'ultimo dei mali. si può chiudere un occhio per il modo maldestro in cui i due film sono stati collegati, e per lo stesso incipit su cui si basa questo sequel. non è facile, ma si può fare. il vero problema è la totale mancanza di originalità e direzione, visto che si punta solo a buttare nel mucchio idee banali senza troppa soluzione di continuità sperando che qualcosa alla fine riesca bene. spoiler: non sarà così.

ciò che poteva dare una parvenza di novità è l'assetto tecnologico ben lontano da quello del primo film, ma le numerose telecamere e il drone (emblema dell'inutilità) non portano assolutamente nulla di nuovo, che non sia la possibilità di rendere il montaggio schizofrenico e l'azione assolutamente illeggibile.

alla fine dove blair witch project era essenziale, limitato, a conti fatti semplice e di tutto ciò faceva vera e propria virtù, questo blair witch è un accumulo senza capo né coda.

 
Solo io ho trovato che day lewis per quel personaggio si è portato dietro qualche sfumatura del Macellaio di gangs of new york? //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif
Anche più di qualche sfumatura //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif è identico a momenti.

Non so, in generale the master mi ha colpito di più, è il classico film che non riesco a capire COME abbiano fatto a farlo così bene tecnicamente, avrei voluto essere lì per capire come sia riuscito a fare certe riprese incredibili con quella perfezione lì. Il petroliere non mi ha fatto questo effetto.

 
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The Master è il film che meno mi è piaciuto di PTA, se escludiamo l'acerbo esordio //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

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La Proprietà non è un Furto di Elio Petri

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Petri, che mi combini! Dopo due film così belli mi realizzi qualcosa di così inconcludente, finto, teatrale fine a sé stesso. Dopo essere riuscito a creare film capaci di combinare in maniera eccellente il tuo discorso "a tesi" di stampo politico e sociale con personaggi memorabili senza che il punto di vista scavalcasse le necessità cinematografiche ti rifugi nel peggior film concettuale possibile... Niente da fare, l'ho detestato per tutta la sua durata. Peccato.

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Todo Modo di Elio Petri

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Ecco, ora ci siamo! Ancora un po' troppo caricato in certi aspetti, ma decisamente funzionale nel mostrare l'incancrenimento della DC durante gli anni 70. Con un Gian Maria Volonté ancora una volta maestoso in un ruolo chiaramente ispirato alla figura di Aldo Moro. E un Marcello Mastroianni che, sinceramente, mi è sembrato un po' più debole del solito nella sua interpretazione del "prete cattivo" don Gaetano.

Nel mezzo della tempesta politica di quegli anni un gruppo di figure eminenti della politica, della magistratura e nell'industria si rifugia per un "ritiro spirituale" all'interno di una struttura sotterranea appositamente adibita allo scopo. Le riprese indugiano nel mostrarci la caustrofobicità del luogo e di come le divisioni più grandi nel partito si manifestino qui dentro. Un improvviso omicidio cambierà le carte in tavola, mostrando come forse qualcosa del male che ammorba l'esterno si stia lentamente insinuando anche nel gruppo di potenti lì presente.

Ennesimo film di aspra denuncia politica da parte di Petri, non raggiunge la forza dei primi due capitoli della sua "trilogia della nevrosi" ma è comunque meritevole.

 
Il pranzo di Babette

Un film che tocca, sempre con grande delicatezza, molti temi: l'arte, e il suo valore; il sacrificio delle proprie aspirazioni per gli altri; la religiosità e di come essa non debba per forza contemplare la rinuncia al piacere. Esilarante la sequenza del pranzo.

E poi questo film è consigliato da Papa Francesco

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Solo io ho trovato che day lewis per quel personaggio si è portato dietro qualche sfumatura del Macellaio di gangs of new york? //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif
Si anche a me me lo ha ricordato molto

 
Solo io ho trovato che day lewis per quel personaggio si è portato dietro qualche sfumatura del Macellaio di gangs of new york? //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif
beh ma il macellaio avrebbe potuto benissimo essere plainview (si chiama così?) se fosse vissuto in quell'epoca a quel periodo, sono comunque due uomini come non se ne vedono più, pieni di una rabbia interiore e violenta che non si può controllare, entrambi sono comunicatori eccezionali, secondo me sono proprio i ruoli a essere simili

 
Seconso me no. L'unica parte in cui ricorda un po il macellaio in Il petroliere è solo, e appunto, quando lo diventa, alla fine,

uccidendo il ragazzo in quel modo.

Inutile dire DDL straordinario

Inviato dal mio HTC One utilizzando Tapatalk

 
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Thelma and Louise

Mi è piaciuta la maniera in cui viene presentato e raccontato il messaggio femminista di fondo del film, il film riesce a farti immedesimare nelle due protagoniste e nella loro voglia di fuggire da un mondo eccessivamente maschilista

Swiss Army Men

La parola geniale viene spesso abusata, questa volta però non saprei come descrivere questo film se non con questa parola

(devo ancora capirlo però)

 
beh ma il macellaio avrebbe potuto benissimo essere plainview (si chiama così?) se fosse vissuto in quell'epoca a quel periodo, sono comunque due uomini come non se ne vedono più, pieni di una rabbia interiore e violenta che non si può controllare, entrambi sono comunicatori eccezionali, secondo me sono proprio i ruoli a essere simili
Entrambi uomini d'affari che puntano al potere assoluto

Free State of Jones (Gary Ross) - Tratto da una storia vera e documentata, nel 1862 nel pieno della guerra di secessione, Matthew McConaughey è Newton Knight, un contadino che come tanti altri decide di disertare dall'esercito degli stati confederati del sud, ritenendo inopportuno combattere una guerra "non sua". Da lì in poi una serie di eventi lo porterà a diventare leader di una piccola ribellione formata da altri disertori e schiavi fuggiti, la compagnia di Knight.

Il film però non si limita a raccontare esclusivamente la storia di Newton, attraverso il protagonista vedremo l'evolversi degli eventi in diversi anni, dalla fine della guerra, all'abolizione della schiavitù.

Proprio qui risiede il punto dolente del film, ovvero voler raccontare troppo e tutto, risultando eccessivamente diluito e imperfetto nei ritmi. Aldilà di questo la sceneggiatura è buona, McConaughey come sempre è eccezionale e tiene su il tutto da solo , la messa in scena e la ricostruzione storica sono eccellenti, il film è molto crudo e violento. Ottima anche la regia di Ross, che più di una volta offre delle inquadrature suggestive. Mi è piaciuta moltissimo anche la fotografia, molto "naturale".

E' un film che potrebbe annoiare i più per l'eccessiva durata e specialmente nel finale risulta un pò sbrigativo, ma vale comunque la pena di vederlo. La critica l'ha bastonato ingiustamente secondo me, non han capito un ***** dalla vita come sempre. Per me è un 7 pieno

"Somehow, some way, and some time, everybody is somebody else's nigger,”

 
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Secondo me ha ragione A. Sands, non ci vedo una gran somiglianza, per il semplice motivo che il petroliere sia più un personaggio a tutto tondo, stratificato e le cui motivazioni ci sono spiegate ampiamente, è più umano insomma.
Ma infatti ho detto "qualche sfumatura", poi sono due film con toni profondamente diversi, e come hai detto tu in twbb il personaggio è molto più profondo, ma giustamente direi il film è tutto per lui.

 
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Shattered di Lupu Pick. Tra i primi esempi di film Kammerspiel, ci sono sicuramente alcune contaminazioni dall'espressionismo. Il film dura circa un'ora, mi ha lasciato un po' perplesso; forse per il suo essere il prodotto acerbo di un nuovo modo di fare cinema. C'è solo un intermezzo con un sola frase. Lo rivedrò.

Nosferatu il vampiro di Friedrich Wilhelm Murnau. Ho letto essere il primo film in assoluto sui vampiri. Di certo convergono nell'opera diverse correnti dalla storia della letteratura e del teatro, oltre all'immancabile espressionismo tedesco. Credo sia un film interpretabile a più livelli su cui meditare a lungo. Una visione consigliata a tutti i cinefili.

 
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Nosferatu il vampiro di Friedrich Wilhelm Murnau. Ho letto essere il primo film in assoluto sui vampiri. Di certo convergono nell'opera diverse correnti dalla storia della letteratura e del teatro, oltre all'immancabile espressionismo tedesco. Credo sia un film interpretabile a più livelli su cui meditare a lungo. Una visione consigliata a tutti i cinefili.
Senza ombra di dubbio è il primo film su Dracula, sui vampiri non saprei... ma è probabile.

 
Senza ombra di dubbio è il primo film su Dracula, sui vampiri non saprei... ma è probabile.
A giudicare dalla tua immagine, sei un appassionato del personaggio e/o del tema dei vampiri?

 
A giudicare dalla tua immagine, sei un appassionato del personaggio e/o del tema dei vampiri?
Sono un fan del romanzo di Stoker e degli adattamenti di Murnau e di Herzog, sì.

L'immagine in particolare è la locandina del Nosferatu di Herzog, che sarebbe il remake di quello di Murnau, di cui ho fatto la videorecensione.

Il Nosferatu di Murnau oltre ad essere un capolavoro del cinema muto ed espressionista è interessante anche perché ha reinventato sia il romanzo sia la figura del vampiro, ad esempio il fatto che il vampiro venga neutralizzato dalla luce del sole, è un elemento introdotto da quel film. Tutti i film seguenti più che ispirarsi al romanzo si ispirarono all'adattamento di Murnau, in particolare per l'attrazione per Mina, che nel romanzo in realtà è una vittima qualunque.

Comunque, secondo la filmografia presente nella mia edizione del romanzo di Stoker, il primo film di vampiri in assoluto sarebbe "Le manoir du Diable" di Melies del 1896.

 
Sono un fan del romanzo di Stoker e degli adattamenti di Murnau e di Herzog, sì.L'immagine in particolare è la locandina del Nosferatu di Herzog, che sarebbe il remake di quello di Murnau, di cui ho fatto la videorecensione.

Il Nosferatu di Murnau oltre ad essere un capolavoro del cinema muto ed espressionista è interessante anche perché ha reinventato sia il romanzo sia la figura del vampiro, ad esempio il fatto che il vampiro venga neutralizzato dalla luce del sole, è un elemento introdotto da quel film. Tutti i film seguenti più che ispirarsi al romanzo si ispirarono all'adattamento di Murnau, in particolare per l'attrazione per Mina, che nel romanzo in realtà è una vittima qualunque.

Comunque, secondo la filmografia presente nella mia edizione del romanzo di Stoker, il primo film di vampiri in assoluto sarebbe "Le manoir du Diable" di Melies del 1896.

Sei tu il recensore nel video che hai in firma?

Non ho mai letto il libro, quindi perdonami se dico delle castronerie d'ora in avanti //content.invisioncic.com/a283374/emoticons/emoticons_dent1005.gif

Leggendo la trama di ''Le Manoir du Diable'' su wikipedia:

Un enorme pipistrello vola all'interno di un castello di epoca medioevale. Una volta all'interno, prima di trasformarsi in Mefisto, il pipistrello girerà in cerchio lentamente agitando le sue mostruose ali. Dopo aver preparato un calderone, il demone incomincia a forgiare scheletri, fantasmi e streghe dalla ribollente miscela. Dopodiché un gruppo di suore con delle lenzuola in testa cominciano a girare intorno finché non si rannicchiano tutte quante e scompaiono senza motivo. Il cavaliere con la spada li guarda perplesso, saluta il pubblico e incontra uno strano individuo vestito di nero (il diavolo) allora il cavaliere mostra al diavolo una croce di legno e lui si spaventa e perde lo scontro, indietreggiando.

e la nota a fondo pagina:

''Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, nella filmografia in appendice a un volume di loro cura (AA. VV., Storie di vampiri, Newton Compton Editori, Roma, 2009) citano Le manoir du diable come il primo film realizzato sul tema dei vampiri.''

Sorge spontanea una domanda: cosa rende un vampiro tale? Perché in questa specie di sinossi, a me da profano, sembra esserci solo la trasformazione in pipistrello di Mefisto come elemento da vampiro.

 
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