Way down East (1920). Faccio sempre una certa fatica a scindere l'uomo dal regista quando si parla di Griffith. Eticamente indifendibile, anche se rappresentava il pensiero americano al 99%, tecnicamente mostruoso, sia sul piano di direzione degli attori sia sulla composizione della scena.
In questo film la protagonista Anna (Lillian Gish) manipolata da un uomo senza scrupoli dell' alta società (un Lowell Sherman per cui si prova addirittura simpatia per quanto è razionale nelle sue azioni) sul lastrico e diseredata, si ritrova a chiedere lavoro presso un fattore che la ospiterà mal volentieri, per poi ricredersi sul suo conto e ancora una volta rimangiarsi tutto e infine redimersi di nuovo, il tutto in virtù delle sacre scritture.
Il personaggio di Anna, vittima sacrificale e sacrificata alla concezione che la ricchezza oltre ad essere immeritata è anche l'origine di sofferenza e atti ignobili, porta la croce sulle spalle per tutta la durata del film, dal finto matrimonio, alla perdita del figlio, fino a culminare nella scena finale della tormenta dove, ripudiata da tutti, valuta che la scelta migliore sia quella di morire. Alla fine verrà salvata dal figlio del fattore con il quale si sposerà.
Epopea dell' America rurale e dimenticata cara a Griffith che da una lezione all' America arricchita e elitaria.
Da segnalare l'uso dei primi piani sulla Gish per enfatizzare i momenti di alta drammaticità e la scena della tormenta nella quale la stessa attrice si congelò tre dita della mano destra per girarla.
In questo film la protagonista Anna (Lillian Gish) manipolata da un uomo senza scrupoli dell' alta società (un Lowell Sherman per cui si prova addirittura simpatia per quanto è razionale nelle sue azioni) sul lastrico e diseredata, si ritrova a chiedere lavoro presso un fattore che la ospiterà mal volentieri, per poi ricredersi sul suo conto e ancora una volta rimangiarsi tutto e infine redimersi di nuovo, il tutto in virtù delle sacre scritture.
Il personaggio di Anna, vittima sacrificale e sacrificata alla concezione che la ricchezza oltre ad essere immeritata è anche l'origine di sofferenza e atti ignobili, porta la croce sulle spalle per tutta la durata del film, dal finto matrimonio, alla perdita del figlio, fino a culminare nella scena finale della tormenta dove, ripudiata da tutti, valuta che la scelta migliore sia quella di morire. Alla fine verrà salvata dal figlio del fattore con il quale si sposerà.
Epopea dell' America rurale e dimenticata cara a Griffith che da una lezione all' America arricchita e elitaria.
Da segnalare l'uso dei primi piani sulla Gish per enfatizzare i momenti di alta drammaticità e la scena della tormenta nella quale la stessa attrice si congelò tre dita della mano destra per girarla.
Ultima modifica da un moderatore:
solo che a volte mi è sembrato un pò troppo buio, ecco. Però si dimentica tutto quando parte quel ruggito...

Prima infornata, la faccio breve ché tanto son tutti come minimo bei film.