Mio diario cinefilo settembrino
Loveless, Andrey Zvyagintsev 2017. Un film tecnicamente perfetto, al punto che può forse risultare un po' rigido fra un impianto procedurale che si fa sempre più preponderante col passare dei minuti, mentre lo sviluppo narrativo diventa via via più esile fino a esaurirsi (per precisa scelta autoriale) nel finale. Il simbolismo è chiaro (e forse un po' reiterato) ma in retrospettiva spezza il cuore rilevare come la storia degli ultimi anni non abbia fatto nulla per contraddire la miseria umana messa in scena. Al di là di tutto, vale la visione anche solo per la regia monolitica e le sublimi immagini di cui è costellato.
Megalopolis, Francis Ford Coppola 2024. È sinceramente difficile credere che sia stato scritto, diretto, interpretato e montato da esseri umani in carne ed ossa. Un tripudio di kitsch, cattivo gusto e pessima scrittura che a suo modo dovrebbe far scuola. Un folle, scriteriato disastro. (Lo adoro)
La chimera, Alice Rohrwacher, 2023. Rohrwacher ha ormai una voce ben riconoscibile nel creare questi piccoli mondi, chiusi in se stessi ai margini estremi della modernità e popolati da storie e personaggi plausibilmente assurdi. Sono al tempo stesso surreali e familiari, nostalgici e claustrofobici, realistici e magici. Casting e scenografie perfetti come sempre (Alba R. a parte). Un bel passo avanti dopo la disastrosa seconda parte di Lazzaro felice. Al di là dei meriti specifici del film, uno dei pochi autori contemporanei che seguo con sincero interesse.
Cerrar los ojos, Víctor Erice 2023. Opera molto personale e percepibilmente sentita dall'autore, personalmente non è però riuscito a coinvolgermi del tutto nel suo intreccio. Le singole scene sono sempre ottimamente costruite e supportate dagli interpreti, ma ho faticato a provare interesse nella ricerca di questo personaggio perduto, e nel personaggio stesso. Molto più convincente il viaggio più interiore del protagonista, e il modo in cui il film parla del passare del tempo e dell'invecchiare, nonché del cinema, della carriera e delle amicizie, tutti aspetti che però rimangono sempre come vincolati a questo intreccio che ho trovato un po' un McGuffin fine a se stesso. Non aiuta che personalmente abbia perso un po' di interesse nei soggetti e nelle tecniche di metacinema, di cui comunque qui riconosco un esempio sinceramente motivato e costruito – e a causa della durata di quasi tre ore, francamente poco giustificata. Non vorrei apparire troppo negativo per cui io comunque lo consiglio, perché è un film che ha molto da dire e che lo fa con eleganza e modestia, qualità entrambe sempre apprezzate.
Millennium Mambo, Hou Hsiao-hsien 2001. La storia è come non ci fosse e il ritmo un po' un pantano ma non si può dire che non sia un film bellissimo da guardare.
Jeder für sich und Gott gegen alle, Werner Herzog 1974. Il soggetto è forte e ben sviluppato, anche grazie a una interpretazione notevolissima del protagonista. Non posso dire che mi abbia mai davvero sorpreso e la morale è un po' quella che ci si aspetterebbe, ma è pur sempre una visione più che valida che consiglierei a chiunque.
Good time, Benny Safdie, Josh Safdie 2017. È irritante il fatto che abbia praticamente tutto quello che gli serviva per essere un grande film, ma che alla fine dei conti risulta totalmente vuoto (e vogliamo dire pure manipolatorio) come il suo protagonista. Mi ha anche un po' rattristato la serata assistere a questa ora e mezza di disastri e mentecatti. Un ottimo esercizio di stile ma anche una grande occasione sprecata. Per fortuna Uncut gems invece mi era piaciuto molto (forse perché ha un protagonista con un minimo di spessore in più e un soggetto meno generico) per cui mantengo delle buone aspettative per i prossimi Sadfie.
Reflet dans un diamant mort, Bruno Forzani, Hélène Cattet 2025. Formalmente strabiliante come da aspettative, ma anche estremamente convoluto e fin troppo prolisso. Una miriade di ottime scene ma nel complesso finisce per risultare estenuante. Comunque felice di ritrovare questi autori in gran forma dopo 8 anni dall'ultimo lungometraggio.
I prossimi un'altra volta