Ultimo Film Visto | Consigli e Domande Inside

  • Autore discussione Autore discussione Staff Cinema
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Case of the Disjointed Murder, Chūsei Sone (1977)
Assassini in casa di campagna.
Complicato da seguire e con le cose umane ben sotterrate. Ha un suo perché questo modo di fare ma per me non ne risulta granché.
 
Naked Rashomon, Chusei Sone (1973)
Due gemelli a cui succedono cose brutte.
Confuso.
 
Wife to Be Sacrificed, Masaru Konuma (1974)
Lui pedofilo e violento lascia la moglie e poi ritorna a farle non belle cose.
Imponente nella sua semplicità. Forse tra i miei preferiti di Konuma fino ad adesso, che non è uno che si interessa granché a sviluppare psicologie di solito. Le location sono eccezionali, la progressione nella seconda parte un po' meno (forse sono io che lego meno alle coppiette normali pur con la tortura) ma il finale aperto è perfetto.
 
Mektoub, My Love: Canto Due, Abdellatif Kechiche (2025)
Storie villaggio bordo mare.
Psicologia dolce alla kechiche contemporaneo e poi conflitto un poco sgradevole secondo me. Guardabile. Peccato che ci sia stato tutto sto casino per fare uscire questi film.
 
Darlin', Pollyanna McIntosh (2019)
Film abbastanza strano e criptico. Però ho scoperto solo dopo la visione che è il terzo film di una trilogia, quindi magari non ho capito alcune cose proprio per questo motivo. Ad ogni modo l'ho seguito con piacere ma alcune cose sono poco chiare. Finale che non ho capito, il regista non so dove vuole andare a parere. Consigliato comunque perchè tratta temi abbastanza delicati.
 
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Two Seasons, Two Strangers, Sho Miyake (2025)
Due coppie di persone si conoscono e parlano nella loro solitudine.
Una porcheria di piccole emozioni e luci soft fintissime.
 
A Picture of Madame Yuki, Masashige Narusawa (1975)
Ultima nobile di una famiglia viene truffata e maltrattata.
Lei passiva all'inverosimile, ma le piacciono le foglie in autunno e questa cosa va chiaramente valorizzata in un film.
 
Avrei voluto commentare con la memoria un po' più fresca ma eccomi qui ora, infornata dei primi tre mesi di quest'anno.

L'heure d'été, Assayas 2008. Ho apprezzato il modo in cui il film sfrutta delle opere d'arte – il loro accumularsi, il loro valore – sentimentale, artistico, economico – astratto eppure concretamente materiale, eterno eppure effimero – per parlare della scomparsa di un familiare, con tutte le conseguenze emotive e pratiche, grandi e piccole, che questo evento porta con sé nella vita di chi resta. Detto ciò, credo che la trama avrebbe guadagnato da una maggiore solidità e coesione, e dal punto di vista visivo il film mi è sembrato piuttosto piatto, il che non rende giustizia né ai bellissimi luoghi del film né alle opere d’arte che vi compaiono.

The remains of the day, Ivory 1993. Quel che si dice Un Bel Film, del tipo che è facile consigliare un po' a qualsiasi tipo di pubblico, in più tocca temi non banali e anche se regia, sceneggiatura e montaggio sono tutto sommato piuttosto scolastiche, sono certamente le interpretazioni di Hopkins e Thompson a elevare il tutto.

Pebbles, Vinothraj 2021. Anche se i simbolismi e alcune trovate visive sono piuttosto altalenanti come idee e come esecuzione, alcuni momenti più contemplativi riescono ad essere efficaci e suggestivi. Per quanto riguarda il fatto che nessun animale sia stato maltrattato durante le riprese devo fidarmi del regista, perché le scene con i topi erano inquietantemente realistiche. Pur senza brillare, è una storia minimalista che sa farsi apprezzare se si è nella giornata giusta, nonché uno spaccato sull’India rurale più profonda che almeno da queste parti non si incontrano spesso.

Stroszek, Herzog 1977. Parabola tutto sommato prevedibile nella sua critica dell'illusione americana, ma elevata dall'interpretazione del mitico Bruno S. e dei suoi compagni di avventura, capaci di trasformare un film buono ma come tanti altri in qualcosa di unico e difficilmente dimenticabile. Personalmente piaciuto di più di Kaspar Hauser, con cui chiaramente condivide molto.

Youth (Spring) e Youth (Hard times), Wang 2023 e 2024. Troppo annacquati e ripetitivi per me, e troppi soggetti che rendono difficile seguire le singole storie, senza per questo creare una coralità o un qualche significato oltre quello pratico. C'è un momento molto forte in Hard times in cui un ragazzo racconta la brutalità della polizia cinese e la violenza subita personalmente da lui e dai suoi amici, ma non arriverei a dire che valga ore e ore di visione per arrivarci, anche perché è tutto sommato scollegata dal resto. Visti due un po' per inerzia, ma il terzo onestamente me lo sono risparmiato. Peccato perché Bing è uno dei pochissimi che sembra ancora in grado di andare oltre la cortina di ferro cinese per testimoniare l'oppressione poliziesca e capitalistica nelle province, e questa era una grande occasione per raccontare uno spaccato generazionale, a mio modo di vedere sfruttata poco e male.

Sirāt, Laxe 2025. Purtroppo non visto in sala ma ho provato a compensare con delle buone cuffie. Non avevo particolari aspettative e mi è piaciuto, il Mad max che ci piace. La cultura rave è qualcosa da cui sono personalmente molto distante ma il film fa un ottimo lavoro (almeno con me) nel trasmetterne l'estetica, con questa musica quasi ininterrotta che fa da colonna sonora diegetica ed extradiegetica al tempo stesso, e che si sposa inaspettatamente bene con la cinematografia di Laxe. Un film che è in continuo movimento, con il McGuffin di una ricerca che è soprattutto una scusa per continuare a muoversi, a spingere i propri personaggi sempre più lontano nei bellissimi paesaggi del Sahara occidentale, e con l'oscuro incombere di un contesto storico appena accennato, in maniera oserei dire buzzatiana (amo Buzzati). Pur senza raggiungere chissà quali vette, né arrivare a dire nulla di davvero compiuto, un film-viaggio che ho trovato piacevole accompagnare.

In die Sonne schauen (Sound of falling) Schilinski 2025. Un po' Heimat un po' Il nastro bianco, molto ricercato formalmente con diverse immagini stupende, ma in fin dei conti forse più un esercizio di stile visto che a poche settimane dalla visione già ricordo davvero poco della(e) vicenda(e) e dei rispettivi personaggi. Anche come durata, forse due ore e mezza non erano proprio necessarie.

Nel nome del padre, Bellocchio 1971. Il primo Bellocchio era veramente di una cattiveria e un'acidità inaudita, urticante ancora oggi per cui non oso immaginare cosa debba essere stato un film così spregiudicatamente iconoclasta nell'Italia dei primi anni Settanta. Non risparmia niente e nessuno, i tempi sono per fortuna cambiati, ma non per questo risulta meno affilato di allora. Bellissimo, a suo modo, anche più de I pugni in tasca il cui risentimento avevo trovato provocatorio sì ma meno significativo.

Le amiche, Antonioni 1955. Forse non ero in giornata ma non mi ha detto molto, il potenziale c'è in termini di personaggi e relazioni, ma durante la visione l'ho vissuta come un melò un po' fine a se stesso, fatto salvo un certo commento sociale sui ruoli di genere che per l'epoca non era affatto banale.

Dragon ball super: Super hero, Kodama 2022. Tanto scemo, power-up casuali e personaggi e situazioni riciclati allo sfinimento in pieno stile DBS, elementi comici spuntatissimi, insomma noioso noioso.
 
Per me Wang Bing non è abbastanza annacquato anzi. I montatori francesi lo cercano di concentrare troppo e gli tolgono umanità. Vorrei vedere la versione di un giorno intero di riprese non stop.
 
Per me Wang Bing non è abbastanza annacquato anzi. I montatori francesi lo cercano di concentrare troppo e gli tolgono umanità. Vorrei vedere la versione di un giorno intero di riprese non stop.
Mah per me si perde troppo, troppi quarti d'ora passati a vedere gente che cuce, va bene tutto ma a una certa ho anche capito, e vai avanti.

Poi i personaggi secondo me sono troppi, piuttosto scegli un solo negozio o un solo gruppetto di ragazzi, ma seguilo per davvero. Anche perché così è dispersivo, forse è un problema mio che ho un problema a ricordare nomi e volti, ma a un certo punto facevo fatica a ricordarmi chi lavora dove chi conosce chi e in generale la storia di ciascuno.

Cioè da una parte potresti cercare una oggettività / coralità alla Wiseman e prendere un po' le distanze dal singolo per concentrarti sull'insieme, dall'altra potresti invece immergerti nella storia del singolo, ed eventualmente lasciare che il contesto emerga organicamente. Qui secondo me Wang si trova a metà del guado, non abbastanza approfondito né da un punto di vista sociale/istituzionale, né da un punto di vista umano, e in 10 ore di montato direi che c'era il tempo di fare tutto, non ci sono scuse che tengano.

Capisco il minimalismo, il voler mostrare il dettaglio anche apparentemente insignificante, ma non ho avuto la sensazione che si ha nei grandi documentari, che il tutto sia maggiore della somma delle singole parti.
 
Non saprei dire se l'analisi sociale/istituzionale sia mai stato il suo forte. E neppure archi narrativi precisi di personaggi. Ha sempre seguito dei posti più che altro. Secondo me questo guado che descrivi esiste ed è colpa di come i montatori hanno provato a fare due cose che di fatto non sono mai stati i suoi film.

Beauty in Rope Hell, Genji Nakamura (1983)
Seconda guerra mondiale, lui rapisce lei e la rinchiude per farci cose non belle.
Funziona lo spettro della guerra, meno l'attico in cui la rinchiude, abbastanza la caciaronità di certe scene, secondo me meno la questione amorosa. Wife to be sacrificed è più bello ma anche questo ha il suo perché.
 
Non saprei dire se l'analisi sociale/istituzionale sia mai stato il suo forte. E neppure archi narrativi precisi di personaggi. Ha sempre seguito dei posti più che altro. Secondo me questo guado che descrivi esiste ed è colpa di come i montatori hanno provato a fare due cose che di fatto non sono mai stati i suoi film.
Non conosco Wang abbastanza bene per intuire di chi possa essere la responsabilità per questa mancanza di direzione, né sinceramente mi interessa poi molto, il mio giudizio è limitato al film in sé e per sé.

Comunque perlomeno mi sembra che siamo d'accordo che il film è strutturato in modo un po' confusionario e finisce per dire molto meno di quanto avrebbe potuto / voluto :sisi: specialmente considerando il minutaggio elefantiaco.
 
Non hai visto Tiexi Qu?
 
The Woman of Wrath, Tseng Chuang-Hsiang (1984)
Donna si suicida dopo essersi prostituita per fame e la figlia si ritrova in cose non più piacevoli.
Bellissimo film. Brutale e senza retorica.
 
Recappone rapidissimo

Corpo e anima, Ildikó Enyedi
Carino carino, bella fotografia, bella messa in scena di due anime gemelle. Qualcosina di particolare, perlomeno nella sua presentazione

Sinners, Ryan Coogler
Quanto entusiasmo esagerato per un bel film, con un finale che manda un po' in vacca tutto. Momenti carini, fotografia carina, ma ne esci pensando che hai visto un bel film, ma che probabilmente dimenticherai in fretta

Is this thing on?, Bradley Cooper
Caruccio, bella l'idea di fare un film su ciò che la stand up era per Robin Williams (psicoterapia) e inserirci il "dramma" familiare, dove però manca la drammaticità (anche perché il pretesto non è poi sto granché). Bravi i due attori protagonisti.

Lo straniero, François Ozon
Bello bello bello. Un gran bel bianco e nero, gran regia, gran sceneggiatura, attori bravi bravi. Consigliato. Ero curioso di sto regista, penso che lo approfondirò
 
BLOW THE NIGHT! Let’s Spend the Night Together, Chūsei Sone (1983)
Violenza giovanile.
Non ha spunti grandiosi ma rende l'idea con forza. Lei era davvero una bulla, pare.
 
3900 film visti :D :D

Village of Doom, Noboru Tanaka (1983)
Villaggio giapponese durante la seconda guerra mondiale, lui trattato male ma che piace viene trattato ancora più male e da qui le cose.
Un po' troppo composto il tutto ma comunque bel film che consiglio.
 
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Il Cavallo di Torino, Béla Tarr

Mio primo film di Tarr. È stato l'equivalente cinematografico della quote "Mattone polacco minimalista di scrittore morto suicida giovanissimo".
I film suoi sono tutti così? :rickds: perché fra due settimane danno in rassegna pure Damnation, e non sono più sicuro di volere andare :rickds:
Detto questo, bello bello, anche se ho accusato un po' la lunghezza verso il penultimo giorno
 
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