La questione risarcimento non è così semplice come la si vuole dipingere.
Il consenso informato è bene che vi sia, il che conferma anche la parzialità dei dati a disposizione. La materia degli indennizzi e dei risarcimenti da vaccino è di sviluppo giurisprudenziale. Non si può escludere che un giudice tenga conto della consapevolezza che gli effetti a medio e lungo termine non sono noti. Inoltre, in mancanza di previsioni normative più chiare (come un fondo destinato), si potrebbe distinguere tra indennizzo e risarcimento vero e proprio.
Tutto contribuisce, insomma, a creare l'ambiente giusto per vivere serenamente la somministrazione del farmaco, certi che se qualcosa va male si avrebbe giustizia.
Oggi questa serenità non vi è.
E non è assolutamente facile lamentare la correlazione, ché l'etichetta sociale ti bolla, i vaccini costituiscono un sacro osannato tutti i giorni dai media di regime, e capite bene che le paure legate al consenso informato non sono proprio campate per aria.
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I no green pass con il cervello sostenevano, e sostengono, che l'obbligo vaccinale non sia giuridicamente sostenibile. E infatti non è sostenibile.
Poi avviene lo stesso. Pazienza.