L'idea dei professori universitari che devono essere giovani ricorda molto quella delle hostess che devono avere sempre venticinque anni.

Una volta che il professore, un tempo giovane, raggiunge i cinquant'anni che si fa? Baby pensione? Mobbing per farlo dimettere?
Non ho mai affermato che tutti i professori devono avere 25 anni, ho semplicemente constatato vivendo sulla propria pelle, che il sistema accademico italiano è pieno di gente che ormai ha superato i 50-60 anni e si ritrova ad insegnare con una mentalità improponibile.
La mentalità di questa gente promuove il baronato, mentre lo studente nella maggior parte dei casi è trattato come l'ultima ruota del carro.
Non è possibile questo approccio all'insegnamento.
Non è solo una questione d'età, ma i giovani nel mondo accademico italiano hanno praticamente 0 spazio.
A parte che gli insegnanti di 25 anni all'università italiana non li vedrai mai, ma non è questo il punto.
Perchè all'estero sì invece? Facciamo una media dell'età in cui la stragrande maggioranza degli accademici nel mondo anglosassone arriva al tenure? Guardiamo quante migliaia di adjunct dormono in macchina perchè son pagati talmente poco da non potersi permettere manco una stanza in affitto (principalmente negli Stati Uniti, ma pure in Europa la privatizzazione sta portando a "puntare" sempre più sui docenti a contratto che sul reclutamento vero e proprio).
La grande differenza è che all'estero ci sono research role, dove effettivamente l'età media è più bassa. Ma vai a chiedere allo strutturato come li vede, qui come altrove?
Su questo discorso, e non mi riferisco direttamente a te ma uso il tuo post come sponda, c'è sempre il solito errore dell'universalismo dell'esperienza, che passa dalla ""meritocrazia"" a come nei posti altri sia tutto diverso (sempre in meglio). E lo dico da trombato malamente dall'accademia italiana, non ho di certo interessi e orticelli da difendere, anzi
Non so se ti riferisci a me, tuttavia io non ho mai affermato che negli altri paesi è tutto rose e fiori e si sta in paradiso.
Ho semplicemente analizzato le criticità di questo paese e le ho comparate a quanto ho potuto sperimentare in certi posti.
Poi se uno si vuole fare convinto che in Italia non ci siano queste problematiche, è libero di farlo e di certo non sarò io a volerti convincere del contrario.
Non ho parlato neanche di meritocrazia, ma di mentalità in generale, non necessariamente legata al contesto meritocratico.
Purtroppo conosco bene le criticità del mio paese, in quanto le ho vissute quotidianamente.
Prova a parlare ogni giorno con la P.A. è vedi se non ti sale il magone ogni volta che hai a che fare con loro.
Questo paese non è un paese fondato sul lavoro, è un paese fondato sulla burocrazia e sui magheggi.
Prima ci rendiamo conto di questa cosa, meglio è.
I dati parlano chiaro, stipendi da fame, lavoratori perculati e i deboli che difendono le prerogative dei forti.
Un disastro sociale che probabilmente negli anni '60 avrebbe fatto scoppiare una rivoluzione o una guerra civile.
A me dispiace molto in quanto l'Italia è piane di grandi menti e presenta un contesto culturale che molti paesi si sognano la notte.