E' proprio di ieri l'indiscrezione rilanciata da Bloomberg, secondo cui UniCredit starebbe valutando il taglio fino a 10.000 posti di lavoro, principalmente in Italia, con i sindacati dei bancari italiani, Fabi in testa, che sono già sul piede di guerra.
Ma al di là di UniCredit, i numeri della riduzione dei dipendenti bancari in Italia negli ultimi anni sono da bollettino di guerra. I conti li ha fatti Kpmg, partendo dai bilanci di 18 gruppi bancari italiani (di cui non fa i nomi), che rappresentano circa il 67% del sistema bancario italiano in termini di totale attivo consolidato.
Il numero medio di dipendenti del campione di gruppi bancari analizzato è pari a 316.128, circa 15.800 unità in meno rispetto al 2017 (-4,8%). La riduzione ha interessato tutti i raggruppamenti dimensionali, fatta eccezione per i gruppi piccoli (+0,8%).
Rispetto al dato del 2009, il numero di dipendenti si è ridotto di circa 112.000 unità (-26%), considerando le risorse impiegate sia in Italia sia all’estero, anche in questo caso una contrazione dovuta all’andamento registrato dai gruppi maggiori (-33%, pari a circa 93.000 risorse in meno rispetto al 2009) e grandi (-18%, pari a -20.000 risorse), mentre per i gruppi medi si osserva una sostanziale stabilità (-0,4%) e per i gruppi piccoli un incremento del 12% (circa 1.000 unità in più).
La produttività per sportello dei gruppi bancari del campione ha registrato un netto miglioramento nell’ultimo anno, sia in termini di masse amministrate, in media 190 milioni di euro per sportello (+9,1% rispetto al 2017), sia in termini di margine di intermediazione, pari a 3 milioni di euro per sportello, in crescita del 15,2% rispetto all’anno precedente.
Il consistente incremento dei due indicatori è dovuto principalmente ai forti interventi di ridimensionamento della rete fisica effettuati dai gruppi bancari, che ha portato ad una riduzione del numero di filiali (in Italia e all’estero) dell’11,5%, a fronte dell’incremento dell’1,9% del margine di intermediazione e del moderato calo delle masse amministrate (-1%).
I gruppi maggiori registrano, in media, livelli di produttività per sportello nettamente superiori rispetto agli altri raggruppamenti dimensionali, sia in termini di masse amministrate (246,9 milioni di euro per sportello), sia di margine di intermediazione (4,2 milioni di euro per sportello), anche per effetto delle profonde razionalizzazioni messe in atto.
Rispetto al 2009, i livelli di produttività per sportello sono aumentati in termini di masse amministrate per tutti i raggruppamenti dimensionali, mentre hanno registrato andamenti contrastanti in termini di margine di intermediazione, anche per le difficoltà sul lato della redditività affrontate dai gruppi bancari italiani nel periodo analizzato.
Nel 2018 il numero di sportelli delle banche italiane si attesta a 20.061, in calo dell’11,5%, pari a 2.600 unità in meno rispetto all’anno precedente.
La flessione ha interessato in particolare i gruppi maggiori e grandi (rispettivamente -14,2% e -11,7%, pari a 1.500 e 920 sportelli in meno rispetto al 2017).
Solo uno dei gruppi del campione analizzato ha registrato un incremento del numero di filiali nel 2018, mentre un numero consistente di gruppi bancari ha ridotto il numero di filiali di più del 10%, con un picco del -20%.
Nel confronto con il dato del 2009, gli sportelli bancari del settore si sono ridotti di circa 11.500 unità (-37%), tra filiali italiane ed estere. Nel dettaglio i gruppi maggiori hanno sostanzialmente dimezzato il numero di sportelli negli ultimi nove anni (circa 8.500 unità in meno), mentre i gruppi grandi hanno ridotto la propria rete di circa 3.100 filiali (-31%).
In controtendenza, i gruppi medi hanno fatto segnare una sostanziale stabilità, dovuta all’effetto combinato della razionalizzazione della rete e di alcune importanti operazioni di acquisizione effettuate nel periodo analizzato. Per lo stesso motivo, per i gruppi piccoli si osserva un incremento del 22% del numero di sportelli negli ultimi nove anni.