A parte gli scherzi è questo che hai descritto il punto della questione, e tutti fanno finta di non leggere/capire, perchè mi sembra evidente che, affinchè si realizzi l'integrazione, devono sussistere due condizioni: 1) Da un lato per lo stato l'immigrato deve essere una risorsa e non un peso, e devi permettergli di vivere in maniera decorosa; questo si traduce nel fatto che l'impiegato deve poter essere impiegato in quei settori dove c'è mancanza. 2) Tu che emigri devi rispettare le regole dello stato che accoglie, e non esistono religioni o precetti culturali che tengano.
1) per quanto non mi piaccia porla in questi termini, gli immigrati sono di fatto una risorsa per l'Italia, anche se scarsamente utilizzata, mal pagata, la stragrande maggioranza delle volte costretta a condizioni di lavoro illegali, ma quel poco che si fa in Italia è utilizzarli, ma per davvero. E mi stupisco sinceramente che una persona che vive al sud non faccia caso al fatto che interi mercati lavorativi sono, come si suol dire, "etnicizzati"; 2) io sospetto voi non abbiate idea di alcun flusso migratorio avvenuto nella storia recente, manco di quelli avvenuti in Italia. Sta storia della religione poi, davvero, mica l'ho capita. La trattate come un aspetto culturale e identitario essenziale come se in Italia non esistessero atei o persone che praticano altre religioni, o che vivono in netta contraddizione con i principi cattolici.
L'integrazione è un processo, non è una cosa che si realizza venendo meno alla propria, uso le virgolette, "cultura" (che si chiama assimilazione ed è un'altra cosa). In parte è una responsabilità politica, in parte una responsabilità delle comunità ospitanti, in parte una responsabilità dei migranti stessi. L'Italia non ha praticamente alcun processo di integrazione e tende sistematicamente alla ghettizzazione (in parte anche per la quantità di flussi migratori, in parte per scelta politica e mancanza di risorse e strutture nei territori); gli italiani ultimamente hanno deciso che nero=minaccia dopo decenni di propaganda (non solo in Italia); gli immigrati hanno enormi difficoltà a integrarsi in un paese che non gli fornisce alcun servizio e, ripeto, li ghettizza, finge che non esistano, non li vuole in certe zone delle città, ecc.
Magari non si è contrari alle migrazioni, ma solo alle migrazioni irregolari? Equiparare chi entra con i documenti in una mano e il contratto di lavoro nell'altra (e quindi pagherà le imposte e avrà di che vivere), con chi entra senza documenti (e ti dice di avere 16 anni anche se ne ha 24 perché gli hanno detto che così i tempi del rimpatrio si allungano; oppure di venire dalla nazione X anziché dalla nazione Y per lo stesso motivo), non ha nessuna qualifica e non spiccica mezza parola di italiano, per cui vivrà a spese della collettività (e magari buona parte della diaria la manderà pure a casa con i money transfer, quindi sono soldi che escono dal sistema anziché essere spesi da commercianti italiani, aiutando a sollevare i consumi, e tornare in parte allo Stato sotto forma di IVA e altre imposte), sembra quantomeno ardito.
Gli immigrati che andavano in America a inizio '900 entravano regolarmente in un paese che voleva importare manodopera per sostenere la sua crescita vorticosa, non si presentavano col gommone e senza documenti in una nazione che già faticava a occupare i suoi abitanti. E comunque gli immigrati venivano messi in quarantena e alla fine divisi tra chi veniva reputato idoneo (per salute, capacità e indole) e chi no e se ne doveva tornare da dove era venuto.
Bad, ti voglio bene, lo sai, ma sai pure bene che le migrazioni sono irregolari perché legalmente è molto difficile migrare. C'è ormai una quantità sconfinata di resoconti, libri, documentari che spiegano a chiunque voglia vederlo che è quasi impossibile venire in maniera legale qui. E se l'unica chance che hai di vivere è migrare, tu migri. E se non puoi farlo legalmente perché non ti danno accesso ai documenti e ai mezzi per spostarti, non è che hai molte scelte. Anche lì, ormai c'è una documentazione infinita su quanto la stragrande maggioranza di loro non abbia tutta questa voglia di rischiare la vita per fare un viaggio che, nella migliore delle ipotesi, lo porterà in un posto che non lo vuole e lo tratterà come una persona intrinsecamente pericolosa e criminale.
Le migrazioni col contratto di lavoro esistono ma, diciamocelo, sono una piccola percentuale pure nei paesi più ricchi. Da quando esistono i flussi migratori si parte nella speranza di trovare un lavoro, non si parte avendo già il lavoro. Stesso discorso per la lingua, tant'è che ci sono paesi europei, tipo la Germania, che aiutano le persone con dei corsi ad imparare il tedesco, perché è più conveniente economicamente per loro. Ma questi discorsi te li fa pure l'economista più di destra del mondo, che le migrazioni sono delle risorse economiche, specialmente per paesi come l'Italia che hanno una popolazione anziana e persone istruite che vanno all'estero (emigrano anche loro?). Sta storia che le migrazioni piacciono alla sinistra è una bella invenzione. Alla destra sono necessarie, ma finge che non esistano, finge di perseguirle, quando sa benissimo che interi settori vivono di questo. Perché se li regolarizzi, ti costano di più e a noi servono affamati, intercambiabili e senza diritti.
Sul discorso dei money transfer, sinceramente, dovete un po' smetterla. Guadagnano così poco e la vita costa così tanto qui in Italia che è una stronzata che si intascano i soldi e danneggiano il paese. Lavorano a paghe ridicole e, se la vogliamo mettere così, quel lavoro va fatto e serve qualcuno lo faccia, quindi non è che rubano lavoro a qualcun altro, eh. Non è che c'è un onesto spenditore italiano pronto a prendere quel lavoro che viene battuto sul tempo.