La Classe Operaia va in Paradiso di Elio Petri
Nel secondo capitolo della sua "trilogia della nevrosi" Petri analizza il mondo operaio, sempre attraverso l'esplorazione ravvicinata di un personaggio contraddittorio interpretato nuovamente da Gian Maria Volonté (su cui non bisogna manco spendere parole, grandissimo).
L'alienazione, i rapporti fra operai e dirigenti, i sindacati, i movimenti studenteschi sono tutti oggetti di lucida osservazione e critica da parte dello sguardo analitico dell'autore, attraverso la solita regia nevrotica che segue il punto di vista del protagonista (bellissimi i balletti ossessivi delle macchine che riesce a mettere in scena in fabbrica).
Nel complesso però non riesce a raggiungere l'eccellenza del film precedente, non tanto per demeriti propri quanto per incredibili meriti di Indagine, che è riuscito a trovare un punto di vista unico per una tematica abusatissima, laddove questo (nonostante ancora incredibilmente moderno) soffre del mostrare qualcosa che, anche se magari non nella sua totalità, è stato già mostrato in opere precedenti e successivi con un occhio critico più o meno simile. In ogni caso bellissimo film anche questo.
Frantz di Francois Ozon
Un pippone melodrammatico di incredibile potenza trituramaroni.
Frantz è un soldato tedesco morto in guerra, la sua fidanzata Anna e la famiglia sono ovviamente distrutti. Si presenta un francese alla porta che dice di essere un suo amico. Questo nasconderà un (prevedibilissimo) segreto che aprirà il film a una varietà di discorsi su cosa significa mentire per non far soffrire le persone che si amano e banalità assortite. Ovviamente con il solito discorso manicheo sui tedeschi che odiano i francesi e viceversa, l'amore fra le due parti non corrisposto ecc.
La cosa che più mi ha infastidito, oltre ad una sceneggiatura melensa e insopportabile in più parti (ma c'è un modo più prigro introdurre allo spettatore un personaggio morto del fare il solito "Frantz era così e cola e gli piaceva il quadro di Monet e l'autunno era la stagione bellissima e bla bla bla") è quest'aura finta autoriale che vorrebbe avere, con tanto di bianco e nero usato malissimo perché si nota lontano un miglio che il film non è stato pensato così ma decolorato in seguito e scene in cui il film si ricolora nel senso più banale concepibile, una cosa che secondo me doveva nascere e morire con Heimat visto il numero di volte in cui l'ho visto usato in modo sensato. Spero che gli altri di Ozon non siano così se no sai che palle.
Ma quanto e' brutto Juste la fin du monde?Ora io di Dolan avevo visto solo Mommy, che ho trovato sufficiente ma girato in modo irritante (per dirne una, l'idea del cambio di formato poteva anche essere sbarazzina la prima volta, alla quarantesima sei un videoclipparo nemmeno troppo bravo); ma questo e' un drammetto da camera insipido, urlato per 100 minuti, in cui i raccordi tra un dialogo e l'altro sono scenette dove discutibili musichette pop partono a palla su viraggi da instagrammer. Abbasta :morris82:
Per me non era sufficiente manco Mommy, non oso immaginare questo