Visti un sacco di film nelle ultime due settimane, fra cui
Tully (2018) di Jason Reitman è una mezza porcheria.
La chute de la maison Usher (
La caduta della casa degli Usher, 1928) di Jean Epstein soffre della ripetitività di alcuni montaggi e di un intreccio inconsistente, ma vive di puro estro visivo. Espressionismo distillato, musicale, più volte sedotto dall'astrazione.
Menschen am Sonntag (
Uomini di domenica, 1930) di ben cinque registi diversi (Edgar G. Ulmer, Fred Zinnemann, Curt Siodmak, Robert Siodmak e Rochus Gliese) è semplicemente una perla. Forse ispirato dalle varie sinfonie cittadine degli anni Venti (Vertov, Rutmann)
Menschen am Sonntag è un ritratto corale della Berlino di quel periodo, catturata nel suo momento di evasione domenicale. La narrazione è focalizzata principalmente su quattro giovani e sulle relative avventure sentimentali, di una naturalezza e di una pregnanza che può ricordare il Bergman più innamorato della vita, ma grazie a mirate e puntuali escursioni del montaggio quello che si avverte è il più ampio respiro di una città e di una nazione intera. Una gioiosa celebrazione della vita e della spensieratezza, resa struggente dall'apparente inconsapevolezza rispetto al futuro che ne traspare.
Parasite (2019) di Bong Joon-ho è un film divertente, del quale ho molto apprezzato l'imprevedibilità della successione di eventi. Purtroppo per ottenere questo effetto forza spesso l'intreccio, minandone la credibilità, ma è un gioco a cui può valere la pena stare. Comparto tecnico eccellente.
Die bitteren Tränen der Petra von Kant (
Le lacrime amare di Petra von Kant, 1972) di Rainer Werner Fassbinder è una lezione di Cinema per come riesce ad arricchire una sceneggiatura spiccatamente teatrale semplicemente attraverso i movimenti di macchina, la composizione dell'immagine, la giustapposizione dei colori. Due ore durante le quali la macchina da presa non esce mai da quei fatidici sessanta metri quadri, e che ciononostante non si stanca mai di inventare nuove soluzioni, danzando lentamente fra gli attori e l'arredamento, e costruendo una fotografia sontuosa inquadratura dopo inquadratura. Da non trascurare anche la colonna sonora, centellinata ma magnifica.
M (1931) di Fritz Lang è uno di quei film eccezionali che trascendono il proprio tempo. Come
L'uomo con la macchina da presa di Vertov, come
Citizen Kane di Welles, come
2001 di Kubrick, come
Psycho di Hitchcock, e pochissimi altri. Nel suo primo film sonoro Lang di fatto fonda un intero genere, ne crea il capolavoro, e lo supera. Dove tutti gli altri si fermano
M va oltre, ponendo un interrogativo come culminazione e ribaltamento dell'intera costruzione precedente – interrogativo che colpisce con maggior forza, proprio perché posto al cuore di tutto il racconto cinematografico. Anche al di là di questo,
M è un capolavoro per il tatto con cui accosta crudezza e delicatezza, per l'eleganza delle ellissi, per la lucidità della sua analisi sociologica e psicologica, per l'intelligenza con cui riesce a legare i temi interni al film alle pulsioni politiche della sua epoca. E paradossalmente è per questo facile dimenticare quale eccezionale
thriller venga messo in scena. Cardinale.
Ghare-Baire (
La casa e il mondo, 1984) di Satyajit Ray è forse uno dei lavori più esplicitamente politici del regista, la cui riflessione ha qui un ruolo prominente nella sceneggiatura. Parliamo di un autore di una sensibilità e una lucidità eccezionali, che qui arriva a trascendere il particolarismo indiano. peraltro perfettamente contestualizzato, per costruire un discorso estremamente stratificato sulle seduzioni e i pericoli dei nazionalismi, sulla doppia faccia di qualunque integralismo, sulle difficoltà della convivenza fra culture diverse e ceti diversi, sull'insidiosità delle politiche coloniali. Ciononostante, e benché evidentemente schierato, Ray ha anche l'onestà intellettuale di non banalizzare il discorso né da una parte né dall'altra, presentando le vicende secondo più prospettive diverse e indagandone le motivazioni e gli effetti. Sceneggiatura eccellente tanto nel portare avanti il discorso generale quanto nel costruire archi narrativi credibili (e struggenti) per i tre personaggi principali, e incorniciata da una fotografia sontuosa, dai colori netti e profondi, soprattutto negli interni.
Segnalo che sia
Menschen am Sonntag che La chute de la maison Usher, sono visibili gratuitamente sul sito della
Cineteca di Milano. Sempre lì si possono trovare, fra gli altri, il
Faust di Murnau e
The man who laughs di Leni.